Elda Pucci, la Professoressa contro la Mafia

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-di MATTEO VISMARA-

Nel novero delle personalità che hanno combattuto la mafia in prima linea e sono entrate a far parte della storia del nostro paese ci sono personaggi come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, il generale Dalla Chiesa e molti altri. Ovvio che la loro morte violenta e terribile ha aumentato il prestigio per il loro lavoro in terra di Sicilia. Nei documentari vediamo sgranati come in un rosario i nomi sopra citati come simbolo della lotta alla mafia.

Io qui vorrei ricordare una persona eccezionale, che con forza, determinazione e coraggio ha combattuto anch’essa la mafia diventandone un bersaglio costante. Una lottatrice indomita che ha cercato di fronteggiare lo strapotere mafioso all’interno delle massime istituzioni siciliane. Sto parlando di Elda Pucci prima e sin’ ora unica donna Sindaco di Palermo nel periodo che va dall’aprile1983 all’aprile 1984.

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Che sia una donna straordinaria lo si capisce già dalla sua biografia. Laureata in medicina e specializzata in pediatria in un periodo dove le donne, soprattutto in Sicilia, poco potevano fare oltre le classiche professioni stabilite da una gerarchia e da una cultura maschilista prettamente dominante. È stata anche, prima in assoluto in Italia, presidente di un Ordine provinciale dei medici, quello di Palermo.

Donna affascinante, elegante, alta, slanciata sobria onesta. E la voce. Calda e tranquilla ma lasciando trasparire determinatezza e forza di volontà.

Lei stessa si definiva “una persona serena, con un’infanzia piena di docilità, rimasta dentro tranquilla e in pace. La vita mi ha forse temperato, mai indurito, regalandomi maggior forza e serenità verso me stessa e verso gli altri”.

Fu candidata alle elezioni comunali del 1975 ma non fu eletta. Risultò invece nelle consultazioni del 1980 con largo consenso e nel 1983 fu eletta dal Consiglio comunale Sindaco di Palermo a larga maggioranza.

In Sicilia, quando in una Palermo ferita per le collusioni con la mafia,si oppose al sistema le dissero «tu sei pazza». Durante il suo mandato per la prima volta il comune di Palermo si costituì parte civile in un processo di mafia.

Lei resistette, sola, a difendere l’utilizzo del denaro pubblico per la città e per l’interesse generale e non per i partiti o per singoli loschi individui.

Fu sfiduciata sull’ affaire dell’appalto per le manutenzioni. Dichiarò in una intervista: «Avevo deciso di fare l’asta pubblica, ma cominciai a ricevere pressioni da tutte le parti per andare alla trattativa privata. Un giorno feci fare un’indagine di mercato e scoprii che i prezzi fissati negli anni precedenti erano dieci volte superiori a quelli correnti». E disse che Giovanni Gioia la chiamò per :”chiedermi di dimettermi, dicendo che l’attività amministrativa si stava bloccando. Gli risposi che avrebbero dovuto sfiduciarmi.” Le proposero anche, per rimanere in carica, di incontrare e trattare con Ciancimino ma lei disse di no.

La sfiduciarono e lì si concluse il mandato da sindaco. Si ricandido’ nel 1985 e fece cappotto con 21.000 preferenze. Un record. Durante questa campagna elettorale la mafia, per cercare di intimidirla, fece esplodere la sua abitazione estiva col tritolo. Rientrò in Consiglio Comunale. Sarebbe toccato a lei il ruolo di primo cittadino, ma la Dc e gli altri partiti che componevano la maggioranza le misero i bastoni fra le ruote con veti e controveti malcelati. Ci restò male per la meschinità e la codardia con cui avevano gestito la questione.

L’ultima esperienza politica fu al Parlamento europeo dove l’avevano candidata i liberali e i repubblicani. Subentrò nel 1992 come prima non eletta e vi rimase fino al 1994.

Verso la fine della sua vita ebbe sostanzialmente due rimpianti che lei spiegava così: “Il primo riguarda la scarsa presenza delle donne nelle istituzioni; una presenza che col tempo diminuisce invece che aumentare. E ciò rende più povera la politica – affermava – perché più donne in politica ne migliorerebbero la qualità». E il secondo “è stato quello di non essere più al servizio della cosa pubblica. E non esserlo stata in questo periodo di transizione e cambiamento, a partire dal momento del crollo dei partiti storici, quando la società civile con i due famosi referendum sulla preferenza unica e sul maggioritario, tentò di imporre il rispetto delle regole, dei valori civili ed etici alla politica”. (Primi anni 90, n.d. a.).

Il mio vuole essere un omaggio ad una donna protagonista della politica e della vita civile siciliana e italiana affinché non si affievolisca e se ne perda la memoria.

Purtroppo l’oblio della storia non fa sconti. Soprattutto su personaggi definiti scomodi per alcuni. Spero che la sua terra tanto bella quanto tormentata le renda il giusto omaggio e il giusto riconoscimento. Per quanto mi riguarda e con profonda gratitudine mi sento di dire :”Grazie Elda Pucci”.

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