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Manovra, sempre più tesi i rapporti con Bruxelles


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-di SANDRO ROAZZI-

Si complicano i rapporti fra Bruxelles e Roma sui conti pubblici. Riecheggiano parole come procedura di infrazione e “commissariamento” che evocano derive… greche anche se la situazione italiana è molto diversa. Replica duro il Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan evocando il rischio di una riduzione di sovranità ovviamente inaccettabile. E dire che la diatriba sulla correzione dei conti di poco superiore ai tre miliardi di euro appariva destinata ad una conclusione nel quale senza molto sforzo ognuno… salvava la faccia. Del resto la promessa di intervenire su accise, Iva, la limatura di qualche agevolazione fiscale di cui si mormora da tempo altro non era che un… rammendo alla legge di stabilità senza conseguenze rilevanti sulle possibilità, esigue a dire il vero, di crescita. Anzi, se vogliamo dirla tutta, assomigliava a quei decretoni di fine anno dei Governi della Prima Repubblica, che venivano aspramente criticati come odiose minestre riscaldate dalle opposizioni di allora… i cui eredi oggi di fatto sono costretti a riproporre.

Ma era altresi’ un segnale di buona volontà alle richieste insistenti ma garbate degli euroburocrati e di Moscovici. Cosa è avvenuto nel frattempo per far aumentare le tensioni? È probabile a questo punto che il livello del deficit non spieghi del tutto l’insistenza di Bruxelles quanto lo scenario che si sta profilando sul piano economico e che riporta in auge una fisionomia del nostro Paese che si auspicava fosse tramontata, vale a dire quella di “sorvegliato speciale”. Una immagine che rimanda ad altri periodi bui come quelli del rigore e di conseguenza delle manovre improntate ad austerità a senso unico.
C’è da preoccuparsi? Probabile. Intanto è prevedibile che lo scudo protettivo della Bce di Draghi diventi più sottile nei prossimi mesi e non sarebbe una buona notizia con lo spread che tende a risalire. Scudo per scudo resterebbe comunque quello costituito dal risparmio che però finirebbe per essere dirottato non certo per alimentare la ripresa ma per altre funzioni, quelle di difesa dei redditi e di attesa.
Le fragilità del sistema bancario rafforzano del resto timori ed incertezze. Ma forse nel mirino di Bruxelles torna in primo piano quel debito pubblico, vero convitato di pietra della nostra economia, che non accenna a scendere e rimane un macigno sempre minaccioso sulle sorti del nostro futuro economico. E non è escluso che il braccio di ferro con le Istituzioni europee si sposti su questo fronte al quale i mercati non sono certo… insensibili. In previsione degli appuntamenti elettorali olandesi – vera mina vagante – francesi e tedeschi, è del tutto ipotizzabile che il tempo delle concessioni e delle strizzate d’occhio venga messo fra parentesi. Si profilano mesi difficili anche se il buon senso dovrebbe consigliare prudenza in un contesto internazionale che potrebbe accrescere i problemi per l’intera Europa. A meno che non sia iniziata un altra partita che potrebbe avere al centro il destino dell’euro.

Comunque vada fa impressione la disattenzione della politica quasi che le questioni in campo fossero un problema del solo Padoan e non richiamino invece responsabilità più ampie, compresa una riflessione non estemporanea né solo litigiosa sull’eredità del Governo Renzi e sull’atteggiamento dell’imprenditoria italiana che molto ha avuto nel frattempo ma senza aver assecondato quel colpo di reni dell’economia reale che era lecito aspettarsi. Alle spalle abbiamo un periodo ricco di pretese, furbizie, acrobazie politiche, tira e molla con l’Europa, pressapochismo e superficialità ma povero di assunzioni di responsabilità, progetti e strategie di medio e lungo periodo se si eccettua qualche positiva intuizione ma senza coerenti attuazione (si pensi al piano per l’innovazione tecnologica, alle promesse sulle opere pubbliche…). Cosi’ pian piano i nodi stanno arrivando al pettine. Forse in modo non indolore, certo assai ingarbugliati.

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