La “guerra” Roma-Bruxelles svela il fallimento di Renzi

n-blog-matteo-renzi-large570-1

-di ANTONIO MAGLIE-

Il braccio di ferro sulla “manovrina” dello 0,2 per cento che l’Unione Europea chiede in maniera risoluta, che il governo prova a “schivare” (con il ministro, Pier Carlo Padoan che sembra più possibilista di altri colleghi di governo perché teme gli effetti letali della procedura di infrazione) e che i partiti di opposizione già stanno utilizzando come tema da campagna elettorale, esprime indirettamente la sintesi perfetta della fallimentare stagione renziana (“Il futuro primo o poi torna” ha scritto inaugurando il suo blog: se si riferisce al “suo” passato, allora speriamo di no).

Cosa ci hanno lasciato quei 1015 giorni esaltati sul web dall’ex presidente del consiglio ma che con il passare del tempo appaiono sempre di più un grande (e dannoso) bluff? Tanto per cominciare hanno infilato lo stesso Renzi (e il suo “doppio”, Paolo Gentiloni) in una strettoia. Se fanno la “manovrina” consegnano agli avversari altri pezzi di elettorato. Se non la fanno, regalano comunque ai concorrenti utilissimi argomenti da campagna elettorale (una legge di bilancio piena di “mance” per conquistare la vittoria nella consultazione referendaria, i conti truccati, eccetera, eccetera). Nessuna delle due soluzioni per l’ex (e per l’attuale) presidente del consiglio sono a somma zero ma semmai a somma negativa.

Poi ci sono le eredità economiche, sociali e istituzionali. Doveva essere il governo di una riforma al mese. Invece ci ritroviamo con una legge sul lavoro che non produce posti di lavoro (quelli erano figli solo delle facilitazioni contributive concesse agli imprenditori); una riforma della scuola (la famosa “buona scuola”) che mostra segni evidenti di malfunzionamento; una riforma della pubblica amministrazione più che dimezzata; una situazione economica al limite del collasso con una crescita asfittica, lo spread che sale e il rebus bancario che l’esecutivo precedente ha lasciato incancrenire con conseguenze ora sotto gli occhi di tutti; una riforma costituzionale bocciata dalle urne; una riforma elettorale in buona parte cancellata dalla Corte Costituzionale.

L’Europa è sicuramente cieca e sorda (“perseguitare” un Paese alle prese con una tragedia biblica come quella di un terremoto lungo cinque mesi, è roba da ottusi burocrati e da sedicenti leader completamente privi di sensibilità politica oltre che di senso del ridicolo) ma questo scontro Roma-Bruxelles svela (se ce ne fosse bisogno) il fallimento di una fase caratterizzata da vanità, culto della personalità, esaltazione retorica ma non suffragata da prove concrete dell’ideologia del fare. Renzi ha twittato molto ma, purtroppo, concluso poco. Con grave danno (presumibile) di quel che resta della sinistra.

antoniomaglie

Rispondi