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20 gennaio: non nominare il nome di Trump invano


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-di LUIGI TROIANI-

La storiella Nomen Omen perseguita ingiustamente per la vita le persone che di cognome fanno, che so?, “Bianchi” e sono di pelle scura, o “Semplici” e appaiono complicatissime. Tuttavia continuiamo a cercare nei dizionari il recondito senso del “presagio” (Omen) sotteso al nome.

Proviamo con l’uomo che s’insedia oggi alla Casa Bianca. Con i presidenti americani sembra funzioni. Si prenda l’uscente O bah ma: concorderete che fu in effetti sin troppo riflessivo e inconcludente!

Il termine “trump” genera significati molteplici, anche contradditori: e già siamo in linea con The Donald che afferma senza battere ciglio tutto e il suo contrario. D’altronde “to trump up”, significa inventare, in genere riferito a pretesti e accuse (Hazon).

Trump ha come primo significato briscola. Di ottimo auspicio si dirà: ma rimediare una briscola, in italiano, non è sempre sinonimo di vincita, anzi può farti finire in codice rosso al pronto soccorso. Se quello, grosso e potente com’è, ci rifila una briscola?

Va meglio con “to trump” che sta per vincere (una mano) con la briscola, e anche con “to turn (to come) up trumps” e “trump cards”: stanno per avere fortuna o un asso nella manica, essere la carta vincente, ottenere un risultato inaspettato, riuscire, fare meglio del previsto, salvare una situazione. Contenuti ben noti alla rosicona Clinton che però evidentemente non credeva all’Omen, col risultato che sappiamo. Resta da capire chi il signor Trump-carta-vincente salvi: se il gioco è a somma zero, lui vince e magari noi perdiamo, lui salva sé e gli americani e a noi ci danna. Un bel rischio. Ma quei fraseggi dicono anche, in antiquato e familiare significato, che “trump” sta per persona retta e onesta (Hazon), che è di aiuto, si prodiga e si dimostra amico. Speriamo, speriamo; anche se per noi tapini varrà piuttosto il “to put somebody to their trump(s)”, ridurre qualcuno al lumicino.

Un altro significato, il nome lo assume in ambito musicale. Oggi diciamo “trumpet” per significare la tromba, ma fino a ieri si diceva “trump”. E qui ne vengon delle belle, perché l’uso residuale come tromba è in “Trump of doom” o “Last Trump”, ovvero la tromba del giudizio universale, roba da centuria di Nostradamus. Smettetela di toccarvi, tanto non risolve.

Un giovane amico che fa il giornalista e che, vivendo in America, conosce lo slang, mi fornisce un paio di chicche: “to trump” sta anche per avere un sacco di soldi con riferimento esplicito all’entrante presidente (stavo per scrivere “alle entrate del”). Per forza la gente l’ha votato! Neppure il Berlusca poté offrire tanto!

Per chiudere, ancora slang: derivato dalla citata tromba, l’uso di “Trump” per scoreggia. Non si adonti presidente! È in compagnia del sapienziale padre Dante: “Ed elli avea del cul fatto trombetta.” (Inferno, XXI, v. 139). Si riferiva a un diavolaccio come lei, tal Barbariccia.

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