La sinistra che “insegue”. Anche sul vocabolario

minniti

Dice il neo-ministro dell’Interno, Marco Minniti: “Da tempo ho un’idea: sfatare il tabù che le politiche di sicurezza siano “par excellence” di destra. È vero che spesso un impulso securitario nella società e nell’opinione pubblica produce uno spostamento a destra dell’elettorato, ma sono da sempre convinto che la sicurezza sia pane per i denti della sinistra”. La sinistra che non sa essere se stessa avendo perduto non solo i valori ma anche i riferimenti elettorali, non può rinunciare a inseguire, anche lessicalmente, la destra o i populismi (spesso i due termini sono sinonimici), in una ricorsa che in termini di consenso non ha regalato granché negli ultimi tempi (e negli ultimi anni). Però Minniti non riesce a sottrarsi a questo “impulso a rincorrere” e lo fa sostenendo in una intervista a “l’Espresso” che la questione sicurezza è questione di sinistra. In realtà non è né di destra (che solitamente la declina in senso autoritario, di sospensione dei diritti, semmai di questioni sociali trasformate in problemi di ordine pubblico) né di sinistra (che ondeggiando tra Scilla e Cariddi non ha mai provato a fornire una sua interpretazione del sostantivo). La sicurezza è un bisogno ampiamente condiviso in una società complessa e caratterizzata da grandi rischi ed enormi paure (a volte di carattere semplicemente emotivo). Dunque, un sostantivo neutro che cambia carattere (e colore politico) in base al modo in cui si prova a darvi sostanza. Ecco, Minniti più che spiegarci il colore politico della parola, ci spieghi come la si può declinare a sinistra partendo dal rispetto della democrazia e dei diritti delle persone, di tutte le persone. Possibilmente smettendo di inseguire chi la sinistra non può e non deve imitare.

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