Lavoro, Poletti non può (e non deve) riformare Poletti

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-di ANTONIO MAGLIE-

Nudi alla meta del lavoro. E, soprattutto, della sua perdita, una eventualità che in un paese con oltre l’11 per cento di disoccupazione non può considerarsi remota. Il rischio è che un ministro del lavoro delegittimato da parole a dir poco criticabili e dalla firma apposta sulle scelte compiute dal governo Renzi in materia, cioè Giuliano Poletti, sia chiamato a riformare se stesso all’interno quell’esecutivo clonato guidato oggi da Paolo Gentiloni. Paradossi di scelte avventurose e sbagliate, di un referendum, quello proposto dalla Cgil, che ora allarma i partiti della maggioranza (che non hanno evidentemente la possibilità di evitare l’eventuale appuntamento anticipando la consultazione elettorale) e di una crescita che è stata stimolata a colpi di tweet e di “regalie” agli imprenditori. Ma ora che Natale è passato, i regali appaiono per quelli che sono, agevolazioni a babbo morto che non hanno smosso nulla, e i proclami in centoquaranta caratteri colmi di entusiasmo e ottimismo un semplice, colossale bluff.

I voucher come è noto dilagano ed è chiaro che su quello specifico quesito, il governo rischia in un eventuale referendum di rimediare una bella batosta. Ecco allora il delegittimato Poletti affannarsi per provare a trovare una soluzione a un problema che lui stesso ha creato. Controlli? Limiti draconiani? Non prendiamoci in giro. Questo non è il Paese dei controlli e meno che mai delle sanzioni inflitte una volta accertata la violazione. I voucher sono una trappola: lo sapeva il ministro (e anche il suo ex presidente del consiglio) quando ha deciso di abbassare gli argini. Il risultato è semplice e sotto gli occhi di tutti: la precarietà è stata superficialmente riverniciata di legalità; se si volevano far emergere i piccoli lavori, è stato ottenuto il risultato opposto: è stato consentito l’immersione dei lavori grandi (in agricoltura, nell’edilizia, eccetera).

Come se non bastasse adesso viene anche al pettine il nodo della riforma degli ammortizzatori sociali che rischia di lasciare in braghe di tela migliaia di lavoratori. Perché una riforma di quel tipo la si realizza quando le condizioni economiche volgono al bello, non quando sul Paese ancora diluvia. Forse oggi su di noi cade una sorta di pioggerellina primaverile ma basta a rendere complicata la vita di tanti connazionali che si ritroveranno vittime di processi di ristrutturazione. Soprattutto una riforma di questo tipo non si realizza nel momento in cui, come alcuni sottolineano, si sta passando dalla terza alla quarta rivoluzione industriale o, meglio ancora, dalla fase “dura” dal punto di vista della “distruzione di lavori” della terza rivoluzione industriale a quella durissima con la diffusione della robotica anche in aree che sino a poco tempo fa apparivano ancora appannaggio degli umani. Quella della lavoro è la grande frontiera di un governo governante. Purtroppo, abbiamo avuto a disposizione solo governi sgovernanti.

 

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