Gli 80 anni dell’unico vero leader: Papa Francesco

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-di ANTONIO MAGLIE-

A volte capita che i laici si appassionino alla figura di un Papa. Accadde oltre cinquant’anni fa con Giovanni XXIII; la cosa si è ripetuta oggi con Papa Francesco. Capita perché sono l’espressione di quel grande movimento bimillenario che si chiama Chiesa Cattolica, capace di conciliare momenti di grande oscurantismo con fasi straordinariamente innovative. Fu innovatore Giovanni XXIII; lo è il pontefice che lo ha dichiarato santo. Anzi, se mettiamo sui piatti della bilancia le due fasi di trasformazione, la seconda pesa forse di più e non perché Francesco sia più coraggioso di Roncalli ma perché il pontefice venuto dalla fine del mondo al contrario di quello arrivato da Sotto il Monte predica nel “deserto”. Giovanni XXIII era un gigante tra i giganti: saltando l’uno sulle spalle dell’altro, vedevano ben oltre l’orizzonte, scorgevano cose che noi, comuni mortali, non riuscivamo a vedere. Francesco, invece, deve sollevarsi sulle punte delle sue usatissime scarpe nere che poco concedono alla vanità e ancor meno offrono l’immagine di una Chiesa ricca e potente. Intorno a lui c’è il vuoto, il deserto.

Nei giorni immediatamente successivi al referendum sulla riforma costituzionale, le analisi del voto hanno sottolineato come il trionfo del “no” fosse anche la manifestazione di uno stato d’animo segnato dalla disperazione: l’Italia (ma non solo) si guarda attorno e non vede nessuno in grado di traghettarla verso un futuro che appare sempre più ignoto. Come ha sottolineato il politologo Ilvo Diamanti, manca il leader e manca anche il nemico. Sappiamo ciò che non ci piace ma non abbiamo la possibilità di scegliere ciò che ci piace perché il “mercato” (non quello capitalistico ma quello delle pulsioni ideali) non ci offre nulla. E, allora, non è un caso che Francesco oggi, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, appaia, secondo Demopolois, all’ottantacinque per cento degli italiani la figura più autorevole, il leader più affidabile, l’unico in grado di parlare dei problemi del mondo senza aver paura del mondo. E se la simpatia del 90 per cento dei cattolici è scontata (semmai desta una certa sorpresa la presenza di un 10 per cento di perplessi o aspramente critici), non altrettanto scontata è quella di quel 68 per cento di connazionali che credono poco o per nulla.

D’altro canto, oggi lui appare come l’unico leader in grado di spiegare senza peli sulla lingua i limiti di un sistema che ha globalizzato il mercato, il potere e l’egoismo. L’unico leader pensante in contrapposizione a quelli soltanto parlanti. È l’uomo che apre le porte della Chiesa ai divorziati, che cancella l’immagine del Dio vendicatore e sterminatore, che non alza i vessilli della guerra di religione o brandisce bolle di scomunica nei confronti della comunità omosessuale (pur tra mille diplomatismi essendo consapevole delle rigidità di un ambiente come quello ecclesiastico). La sua è la Chiesa che accoglie tutti, tanto chi crede senza tentennamenti quanto chi cerca segni di speranza ma non riesce a coltivare evangeliche certezze.

È l’unico su questo pianeta in grado di denunciare i limiti di un sistema che ha deciso di trasformare la finanza in un potere assoluto e insindacabile, un impero senza confini, senza leggi e senza principi morali. È l’unico in grado di dire in un’enciclica: “Si richiede dalla politica maggiore attenzione per prevenire e risolvere le cause che possono dare origine a nuovi conflitti. Ma il potere collegato con la finanza è quello che più resiste a tale sforzo, e i disegni politici spesso non hanno ampiezza di vedute”. O ancora: “I poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana”. L’unico capace di scuotere leader apatici e sottomessi allo strapotere del partito sovranazionale dei ricchi: “La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei vertici mondiali sull’ambiente… L’alleanza tra economia e tecnologia finisce per lasciare fuori tutto ciò che non fa parte dei loro interessi immediati”.

E che non si preoccupa di infilare il dito nell’occhio dei “Signori del Web” quando, analizzando le cause dei mutamenti sociali di segno negativo afferma: “A questo si aggiungono le dinamiche dei media e del mondo digitale, che, quando diventano onnipresenti, non favoriscono lo sviluppo di una capacità di vivere con sapienza, di pensare in profondità, di amare con generosità… La vera sapienza, frutto della riflessione, del dialogo e dell’incontro generoso fra le persone, non si acquisisce con una mera accumulazione di dati… Nello stesso tempo, le relazioni reali con gli altri, tendono ad essere sostituite da un tipo di comunicazione mediata da internet. Ciò permette di selezionare o eliminare le relazioni secondo il nostro arbitrio e così si genera spesso un nuovo tipo di emozioni artificiali, che hanno a che vedere più con dispositivi e schermi che con le persone e la natura… Per questo non dovrebbe stupire il fatto che, insieme all’opprimente offerta di questi prodotti, vada crescendo una profonda e malinconica insoddisfazione nelle relazioni interpersonali, o un dannoso isolamento”. Riflessioni che trovano un’eco nelle analisi di studiosi lontani dal Papa, come Zygmunt Bauman. Ha ragione Fausto Bertinotti quando afferma che Francesco è l’unico che abbia compreso quel che sta avvenendo: non una semplice rivoluzione industriale (la terza), ma una rivoluzione antropologica che punta alla creazione di un uomo funzionale al sistema capitalistico così come viene inteso dai “campioni dell’economia finanziarizzata”. E contro tutto questo fa sentire la sua voce. Solitaria quanto si vuole, ma il sol fatto di sentirla offre a tutti una speranza.

antoniomaglie

One thought on “Gli 80 anni dell’unico vero leader: Papa Francesco

  1. Da socialista cattolico non solo condivido ogni parola, ma articoli così mi ridanno una certa fiducia nell’avvenire, che forse non tutto è perduto. Non è la prima volta con il dott. Maglie su questo blog. Complimenti e grazie.

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