Contrattare NON stanca: il convegno di Milano

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-di ANTONIO MAGLIE-

Mentre a Roma la politica viveva una delle sue giornate più drammatiche (ma per noi italiani rappresentano più la normalità che l’eccezionalità), ieri, 5 dicembre, a Milano, nella bella sede della Triennale rilanciata dal paziente e appassionato lavoro di Claudio De Albertis, scomparso proprio venerdì scorso dopo una lunga malattia che non gli ha impedito di spendere anche le ultime energie per la sua “creatura”, si discuteva un tema che ha a che vedere con la vita concreta delle persone: la contrattazione. Perché in quella “pratica” sindacale sono contenute le chiavi interpretative di molti degli interrogativi che assillano la nostra vita quotidiana: il livello di benessere, la qualità del lavoro, la sicurezza del futuro, la garanzia di una esistenza dignitosa per gli anni successivi alla conclusione dell’attività.

Come ha sottolineato Eloisa Dacquino, segretaria della Uilpa di Milano e della Lombardia, che ha organizzato questo dibattito insieme al collega della Feneal Uil milanese e lombarda, Enrico Vizza, per mettere insieme tante esperienze su uno stesso palco è stato necessario un anno di paziente tessitura. Un impegno cominciato quando ancora dodici milioni di lavoratori attendevano di rinnovare il contratto. Qualcosa nel frattempo si è mosso e quel numero si è notevolmente ridotto nonostante nelle ultime rilevazioni sui salari orari l’Istat abbia certificato che ad ottobre solo il 32,1 per cento dei lavoratori monitorati poteva contare su un contratto nuovo di zecca. Un dato statistico preoccupante che adesso si aggiunge a una situazione politica caratterizzata da una profonda incertezza, con un governo tenuto in vita solo per assicurare l’approvazione della legge di bilancio e rassicurare più le istituzioni europee e finanziare che i cittadini. E in questa vicenda contrattuale non è che l’esecutivo sia un ospite casuale. Al contrario, è un protagonista principale essendo il datore di lavoro più “generoso” (sia chiaro: solo dal punto di vista degli occupati perché da quello economico il blocco contrattuale ha prodotto un taglio notevolissimo sul potere di acquisto dei lavoratori del pubblico impiego stimabile in circa trentacinque miliardi con un ritorno alla situazione del 2001) con i suoi quasi 3,3 milioni di dipendenti (aggiungendo le famiglie arriviamo a un decimo della popolazione italiana in qualche misura coinvolta).

Il tema del dibattito (ContrattAZIONE: quale futuro?) ha caratteri per molti versi amletici perché se i sindacati sanno bene da dove vengono oggi incontrano qualche difficoltà a comprendere dove potranno approdare. E queste difficoltà possono essere in qualche misura figlie di ritardi nell’elaborazione strategica, ma sono soprattutto il prodotto di una realtà sfuggente in cui anche le controparti (a cominciare da Confindustria) sembrano immerse nella nebbia; in cui il Potere ha perso la sua unicità e i poteri si confondono su piani diversi evitando così di essere individuati come punti di riferimento (o punti terminali della protesta e della richiesta) della comunità dei lavoratori (peraltro estremamente variegata e polverizzata sotto la spinta di una terza rivoluzione industriale che ormai sconfina nella quarta).

Eloisa Dacquino ed Enrico Vizza hanno avuto il merito di costruire un’occasione per cercare i modi in cui la contrattazione potrà evolvere in futuro tornando a garantire quelle certezze che in qualche maniera sono state devastate non tanto (o non solo) dalla crisi ma dai ritardi di un paese che ha da tempo rinunciato a compiere le sue scelte di governo sulla base di politiche industriali e del lavoro chiare, credibili e coerenti. Figli del “vivere alla giornata”, abbiamo assistito passivi al declino di un Paese ricco di potenzialità e povero di organizzazione.

Dacquino e Vizza hanno messo a confronto esperienze diverse: dai metalmeccanici (Rocco Palombella, segretario generale della Uil) agli edili (Vito Panzarella, segretario generale della Feneal Uil), dal pubblico impiego (Nicola Turco, segretario generale Uilpa) ai pensionati (Romano Bellissima, segretario dell’organizzazione di categoria), con Danilo Margaritella, segretario generale Uil di Milano e Lombardia a fare gli onori di casa; hanno chiesto “conforto” alla memoria storica del sindacato, Giorgio Benvenuto e invitato Carmelo Barbagallo a sintetizzare il confronto e a indicare la strada che verrà seguita nel prossimo futuro, un futuro che incomincerà già oggi con l’incontro tra i segretari delle tre Confederazioni e Vincenzo Boccia, presidente della Confindustria. Tema: il nuovo modello contrattuale, il nuovo sistema di relazioni industriali.

Dal palco Carlo Dell’Aringa ha provveduto a fornire non solo il quadro generale in cui oggi il sindacato si muove, ma anche a indicare delle direzioni di marcia. Del’Aringa osserva la realtà italiana da una pluralità di osservatori privilegiati: da parlamentare, da economista e docente dell’Università Cattolica di Milano, da ex membro dell’Aran. E dopo aver sottolineato che questo è il momento per mettere l’accento sulla contrattazione di secondo livello, ha anche precisato come proprio nel contratto dei metalmeccanici vi siano degli elementi innovativi che possono essere utilizzati proprio come fonti di ispirazione tanto da Cgil, Cisl e Uil, quanto dalla Confindustria. Ma è evidente che in questo clima di incertezza, in un Paese diviso e per alcuni aspetti lacerato, proprio la contrattazione può rivelarsi uno strumento utile proprio per ricostruire quella coesione sociale di cui un paese moderno, che vuole guardare con ottimismo al futuro, non può fare a meno. Riscoprendo i piaceri complessi della partecipazione (costituzionalmente sancita) che obbliga sicuramente a prove impegnative ma che può essere il motore di una modernizzazione che l’Italia non può più rimandare a un futuro per quanto prossimo o remoto possa essere.

Non bisogna aver paura di trattare (Benvenuto) e non bisogna rinunciare a trattare nei momenti di crisi (Panzarella). Così come non si possono tenere a bagnomaria oltre tre milioni di lavoratori (Turco) ai quali dopo l’accordo quadro vanno riconosciuti i contratti definiti nelle linee generali e ai quali il sindacato non intende rinunciare avvertendo che la crisi, la nascita di un nuovo governo non potrà essere la causa di una inaccettabile, irresponsabile e ingiustificabile marcia indietro (Barbagallo). Così come non si può continuare a inseguire la quadratura del cerchio sul fronte delle pensioni con questa sorta di riformismo bulimico o seriale che ha il demerito solo di complicare la vita e confondere le idee delle persone; e nell’attesa che l’Ape rimetta in moto il turn over, appare sempre più urgente provvedere alla divisione di assistenza e previdenza (Bellissima). Tutti temi sui quali da domani in poi Barbagallo, Susanna Camusso e Annamaria Furlan si cimenteranno armati da una lanterna di Diogene si spera ad alta luminosità. Partendo anche dal contratto dai metalmeccanici che, come dice Palombella, non ha la presunzione di voler essere un “modello” perché poi ogni categoria ha le sue specificità, ma se può essere utile per trovare la terra promessa delle nuove relazioni sindacali, allora ben venga.

antoniomaglie

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