Nulla di buono sul fronte dei consumi

consumi

-di SANDRO ROAZZI-

Gli italiani saranno pure più contenti del loro vivere quotidiano come recita un recente sondaggio ma quando si tratta di spendere ci vanno cauti. Ed i consumi continuano a soffrire mentre il trend inflazionistico, impigliato da anni di recessione, non può non segnare il passo. A settembre, secondo Istat, le vendite al dettaglio marcato un consistente ribasso rispetto ad agosto (-0,6%) sia in valore che in volume. Male soprattutto la performance dei beni non alimentari (-0,8%) rispetto a quella pur deludente dei prodotti alimentari (- 0,3%). Rispetto allo stesso mese del 2015 il calo è ben più marcato con un -1,7% in termini di volume delle vendite e -1,4% in valore. Nel consuntivo già negativo spicca la ulteriore variazione degli andamenti per superfici riferiti a settembre 2015: la grande distribuzione flette ma in modo marginale (0,2%), mentre per i piccoli negozi si allunga l’ombra lunga della desertificazione (-2,5%).

La deriva è significativa anche se si guarda si primi otto mesi dell’anno con iper e supermercati in attivo con un +0,5% e le piccole attività commerciali specularmente in ribasso per un medesimo 0,5%. In questi dati c’è anche il segno di una inarrestabile evoluzione del commercio che se non guidata potrebbe, con i cambiamenti tecnologici in atto, persino accelerare. Ed il patrimonio anche “culturale” dei piccoli negozi, specie nei centri urbani per il costume, la socializzazione e le tradizioni del Paese non è cosa da poco. Colpisce inoltre il tonfo che registra la voce nella quale sono raggruppati libri, giornali e riviste con un -4,1%. Anche in questo caso come si fa a sfuggire alla considerazione che in questo calo conti e non poco anche il rullo compressore di internet con l’immensa mole di informazioni che viaggia sulla rete, il moltiplicarsi dei giornali digitali, Facebook e Twitter? E soprattutto pensare che questo trend sia irreversibile?  Intanto l’avvicinamento alle feste natalizie, un tempo scenario di impennate dei consumi, si consuma in sordina.  E c’è da immaginare che il gioco dei prezzi sarà fondamentale per risalire almeno un poco la corrente. Inutile girarci intorno: il clima di incertezza sul futuro persiste e produce questi effetti.

  Quello che una volta si considerava il Paese reale fa fatica a prendere per buone le sollecitazioni a…pensare positivo. Eppure i cambiamenti non mancano anche se si muovono lontani dai riflettori.  Si prenda l’accordo fra Confcommercio e sindacati confederali che prevede rinnovi contrattuali ogni 4 anni che terranno conto non più solo della inflazione ma di una serie di tendenze e performance economiche. La fine di un’epoca sancita nel 1993 con l’accordo Ciampi, potremmo dire su questo specifico terreno economico. Certo, Confcommercio rappresenta meno le istanze della grande distribuzione rispetto al passato ma è pur sempre un cambio di orizzonte che potrebbe fare scuola. Non risponde ancora alla esigenza di superare la lunga stagione dei bassi salari, ma potrebbe comunque offrire lo spazio per dinamiche nuove anche in termini di riconoscimento delle professionalità. E non a caso sul problema dei minimi contrattuali le parte invocano una…sistemazione legislativa.  Soprattutto considerando che i due livelli contrattuali, confermati, permettono a quello decentrato deroghe anche di carattere economico rispetto al contratto nazionale, per rispondere meglio agli andamenti “sul campo” dell’attività economica alla prova dei mercati.  Indubbiamente questa intesa potrebbe fare da apripista. E con le trasformazioni in atto nel lavoro ogni sasso gettato nello stagno può rivelarsi utile.

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

Rispondi