Gli sfondoni di Di Battista e i “fronti” Arlecchino

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-di ANTONIO MAGLIE-

Alessandro Di Battista, una delle teste più fini del Movimento 5 stelle, in un intervento televisivo ha raccontato agli italiani (compresi gli elettori del suo partito che accusano sempre gli altri di dire sciocchezze fomentati in questo esercizio dal capo-popolo Beppe Grillo) che la Costituzione italiana è stata approvata a suffragio universale nel 1948. Il fatto che questo ragazzo abbia percorso, come ha detto lui, quattromila chilometri in scooter per difendere la sacralità della Carta e che adesso si sia imbarcato in un lungo tour ferroviario con lo stesso intento, un po’ fa venire i brividi: chissà quali altri “sfondoni” storici ha propinato e propinerà ancora al suo numeroso e variegato uditorio. Nulla di quel che ha detto davanti alle telecamere corrisponde al vero.

A suffragio universale venne eletta il 2 giugno 1946 l’Assemblea Costituente che nominò presidenti prima Giuseppe Saragat e poi, dopo la scissione di Palazzo Barberini, Umberto Terracini. La Costituzione non è stata approvata nel 1948 bensì è entrata in vigore il 1° gennaio del 1948. La sua approvazione avvenne il 22 dicembre del 1947 intorno alle 18,30 e la votazione finale venne celebrata da Umberto Terracini con un breve discorso che si concluse con queste significative parole: “Viva la Repubblica democratica italiana, libera, pacifica, indipendente”. La seduta era cominciata alle 17 e il primo intervento fu quello del presidente della Commissione per la Costituzione, Meuccio Ruini; l’ultimo quello del presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi. Alle 19,30 la seduta fu sciolta. L’Assemblea Costituente era composta di 556 membri ma, come da formula di rito, i “presenti e votanti” furono 515; a favore si espressero 453, contro 62. Le cronache parlamentari narrano che al momento del voto finale, quando, Terracini annunciò il risultato (“con un senso di nuova e profonda commozione”), tutti i presenti si alzarono in piedi e scattarono in un lungo applauso. Cinque giorni dopo, la Carta fu promulgata dal Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, e sempre il 27 dicembre fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale che uscì in Edizione Straordinaria (numero 298).

Lo strampalato modo in cui il governo ha deciso di portare all’approvazione l’attuale legge di revisione costituzionale ha prodotto la conseguenza di singolari “coalizioni Arlecchino”. Perché, va detto chiaramente, tanto chi vota “sì” (in assoluta coscienza e buona fede) quanto chi vota “no” (in altrettanta coscienza e buona fede) si ritrova accanto compagni di viaggio improbabili o, addirittura, sgraditi. Immaginiamo che alcuni tracceranno con un certo imbarazzo la croce sulla casella del “sì” pensando che tra i nuovi “padri costituzionali” vi è anche Denis Verdini nei cui confronti un pubblico ministero proprio in questi giorni ha chiesto una condanna a quattro anni di galera.

Ma non è che stia tanto meglio chi vota no riflettendo che analogamente si esprimeranno Berlusconi, Brunetta e Romani che a metà dello scorso decennio portarono a referendum una riforma costituzionale pericolosa e pasticciata (frutto del “lavoro” di Umberto Bossi) come o più di quella attualmente proposta da Renzi; che nel gruppo dei “difensori” ci sono quelli di Forza Nuova che fanno riferimento a una ideologia sul cui rifiuto la Carta è fondata; che del gruppo facciano parte la Meloni, La Russa, Storace e Alemanno che vengono da una storia politica che non aveva certo partecipato a dar vita e, conseguentemente, non si riconosceva nella Costituzione che ora difendono per semplici motivi elettoralistici; che tra i più determinati propagandisti c’è Matteo Salvini leader di un partito che ha per anni ha celebrato la delizie della secessione (o della devoluzione) cioè l’esatto contrario dell’Italia “una, democratica e repubblicana”, contemporaneamente diffondendo un chiaro pregiudizio anti-meridionale. Conclusione: se Sparta piange, Atene certo non ride. Anche per questo forse sarebbe stato più utile fermarsi in tempo e ricominciare daccapo, in maniera più corretta, coerente e razionale. Anzi, ragionevole.

antoniomaglie

One thought on “Gli sfondoni di Di Battista e i “fronti” Arlecchino

  1. Tanto non avete scampo.
    Anche voi tornerete a governare le galline.
    NO TUTTA LA VITA !!!!

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