Pensioni: meglio ma non troppo

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-di SANDRO ROAZZI-

Che il verbale sulle pensioni siglato da Governo e confederazioni sindacali non fosse un accordo ma semmai la conferma di un confronto diretto dopo mesi di …autoreferenzialità governativa appare più chiaro ora che le misure sono state meglio delineate. Da parte sindacale, vedi le prime considerazioni della Uil e la presa di distanze della Cgil, si insiste per soluzioni meno “restrittive” anche se queste sono la conseguenza delle scelte che si vanno compiendo per la nuova legge di stabilità nella distribuzione di risorse non certo illimitate. Da tempo il Governo ha scelto di privilegiare il sostegno alle imprese ed ai consumi , riattivando qualche investimento  pubblico. Aver voluto riaprire il capitolo pensioni nella direzione di un avvio di nuova flessibilità nel passaggio da lavoro a pensione (timido e costoso peraltro per alcuni settori di lavoratori) sembra voler andare più nella direzione di assicurarsi consenso (sociale e…bancario-assicurativo) che restituire vera flessibilità al sistema previdenziale.  Resta dunque aperto il cantiere pensioni. Anche perché approderà in Parlamento. Al di là dei giudizi di merito che si possono dare alcuni elementi positivi non possono essere trascurati. Sia pure a…fatica il movimento sindacale è tornato ad essere su tale materia un interlocutore di Palazzo Chigi che aveva privilegiato fin dall’atto del suo insediamento il dialogo con Confindustria.

Intensificato poi con l’avvento di Boccia alla testa degli imprenditori privati e di Calenda al Ministero dello sviluppo economico. Inoltre si prospettano misure che, anche se tuttora insufficienti ed ambigue,  puntano a risolvere casi reali di disagio sociale: disoccupati anziani, disabili, lavoratori precoci o adibiti a lavori usuranti.  Le soluzioni possono convincere per ora solo in parte: troppo basso appare il limite di reddito entro il quale l’anticipo pensionistico non da luogo ad oneri per il lavoratore.  Troppi gli anni di lavoro richiesti.  E non è certo leggero il carico di penalizzazioni su quei lavoratori che vorranno lasciare volontariamente il lavoro, tanto da far dubitare un reale ricorso a questo canale di uscita dal lavoro.   D’altro canto però viene ribadito che il lavoro non è una condanna a vita e quindi che con 41 anni di lavoro si può andare in pensione (vedi lavoratori precoci) sia pure con alcuni paletti; e viene considerato il profilo usurante di alcuni lavori come finora non era mai accaduto.

Così come si dovrebbe risolvere l’annoso problema delle ricongiunzioni dei contributi. Restano insomma ombre non irrilevanti  e qualche utile luce ma almeno un passo oltre l’immobilismo e l’incomunicabilità è stato fatto. Che possa bastare però  per una svolta reale  francamente non si può ancora  dire. Congiurano contro questa aspettativa il momento politico e le incognite europee. Due macigni che non è semplice aggirare.  E che possono invece creare nuovi problemi, dentro la maggioranza e dentro il sindacato. Sullo sfondo si stagliano per giunta questioni complesse: il futuro previdenziale dei giovani, gli esuberi dei prossimi mesi ed anni. Pensioni,  storia infinita.

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