L’incertezza del Pil all’1%

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-di SANDRO ROAZZI-

Fa malinconia la disputa sul Pil all’1% come se questo dato fosse un lasciapassare o meno per una fase di crescita economica sostenuta. Il Ministro dell’economia tiene duro o lo si può comprendere.  Tenere la barra dritta in una fase politica rissosa e confusa ed in una Europa che a momenti sembra voler giocare contro se stessa e’ il minimo …sindacale da dover osservare. In realtà il 2017 non si sta avvicinando sotto i migliori auspici.  Sarà da valutare l’impatto con la elezione del nuovo Presidente Usa, c’e’ il referendum in Italia di dicembre,  ma soprattutto si sconterà il posizionamento delle economie e della finanza internazionale in vista della sorte del QE a marzo e delle trattative su Brexit. Sullo sfondo poi influenzeranno gli eventi la nuova geopolitica di Putin verso la quale l’Europa appare largamente impreparata e l’avanzata della rivoluzione tecnologica che a differenza di altri cambiamenti epocali riduce vistosamente la durata della sperimentazione per invadere rapidamente il quotidiano di imprese e famiglie.  Come reagire? La manovra annunciata è piuttosto tradizionale: investimenti pubblici (ma servono), sostegno a competitività e produttività (ci mancherebbe), rafforzamento dei consumi, ma qui siamo alla speranza visto che le famiglie rispondono alle incertezze del momento…risparmiando tutto quello che possono.

L’1% è possibile ma ci fa navigare comunque nei pressi della stagnazione e ci rende vulnerabili se l’economia internazionale continuerà a procedere su trend di bassa crescita come non si può escludere.  Il realismo in queste situazioni è un buon maestro ma non basta. Ci sono tre  versanti sui quali il confronto appare deficitario: il primo è  quello di ragionare in modo più approfondito sul tipo di sviluppo che si intende perseguire in un Paese manifatturiero ma che offre anche altre  opportunità importanti Eppure trascurate; il secondo è quello di riconnettere una società che sul piano territoriale, generazionale, culturale ed etnico è tuttora priva di una direzione di marcia; il terzo è quello dell’equità  che è l’unico vero vaccino per evitare il proliferare di diseguaglianze,  ma che può essere somministrato se la politica fa buona politica, se i corpi intermedi ritrovano ruolo e motivazioni,  se la realtà civile del Paese si riavvicina con coraggio a quegli ideali essenziali per scongiurare il rischio di vivere in una società senza anima. Ma, ovviamente, su questo piano l’1% non c’entra proprio.

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