M5s e Pizzarotti: l’ammainabandiera

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-di ANGELO GENTILE-

L’addio è condito di veleno: “Non sono cambiato io, è cambiato il Movimento 5 stelle. In tante parti d’Italia siamo stati consumati da arrivisti ignoranti che non sanno cosa vuol dire amministrare: vogliono governare e poi non dialogano con nessuno”. Il limite di chi cresce troppo in fretta: imbarcare insieme a quelli mossi da grandi ideali anche i “combattenti della vita” senza arte né parte, presente indefinito e futuro immerso nella nebbia. A essere sinceri, nemmeno lui, Pizzarotti Federico da Parma (Emilia) aveva un gran curriculum alle spalle quando venne spedito a furor di un popolo stanco delle altrui malefatte politiche alla guida di un comune pieno di debiti al pari di quello oggi “governato” dalla sindaca Virginia Raggi (cambiano solo le dimensioni del “buco”).

Si era accostato alla politica in fondo solo da tre anni e nessuno immaginava che un anonimo bancario (Credito Emiliano, agenzia di Reggio Emilia) sarebbe riuscito partendo da un 19 per cento di consensi conquistato al primo turno (6-7 maggio 2012) a travolgere al secondo (20-21 maggio, 60 per cento) un vecchio e ben radicato notabile locale. Al contrario di altri “miracolati a cinque stelle” spesso in lotta con i congiuntivi e la sintassi, lui evitò di fare la ruota del pavone e a chi gli faceva presente di essere solo un “dilettante” replicava non negando l’evidenza ma aggiungendo che proprio questa mancanza di esperienza lo spronava a studiare sodo e ad apprendere in fretta. Sette anni dopo la folgorazione e quasi cinque mesi dopo la sospensione per un avviso di garanzia non comunicato al vertice del partito ma ormai passato in cavalleria visto che è stato prosciolto in istruttoria, il primo sindaco pentastellato di una grande città va via sbattendo la porta: è l’ammainabandiera, lungamente annunciato, ampiamente previsto ma non per questo meno significativo della “crisi di crescita” che sta attraversando il Movimento 5 stelle.

Cosa non da poco per una forza politica che, invece, le bandiere le ama e le difende a volte anche oltre i limiti della ragionevolezza. Un partito alimentato dal simbolismo tanto da non chiedersi se il nuovo assessore al bilancio del comune di Roma ha le competenze per gestire un incarico così strategico, concentrando, al contrario, tutta l’attenzione sul fatto che il personaggio in questione in tempi passati ha militato nel Pd ed è pertanto “contaminato”, non più sufficientemente “puro”. La cosa, peraltro, non è stupefacente: la cyberpolitica è fatta di “mi piace”, faccine sorridenti o rabbuiate, condivisioni piuttosto acritiche, aggressività che sconfina nell’insulto, trinariciutismo 3.0. Non esiste un’area intermedia tra la posizione favorevole e quella contraria mentre la politica è spesso ricerca di quella zona grigia proponendosi attraverso l’attività di governo la composizione di interessi diversi, spesso addirittura contrapposti e conflittuali.

Non è un caso che il vertice pentastellato (Grillo, Casaleggio) abbiano “preteso” a Roma come primo atto (quasi di fedeltà alla bandiera) il “non possumus” alle Olimpiadi. Qualcosa del genere venne chiesto anche a Pizzarotti. “L’inceneritore non si farà più”, scrisse Grillo sul suo Blog subito dopo l’annuncio del clamoroso risultato. Solo che poi il sindaco di Parma andò a sbattere contro ostacoli legali e burocratici insormontabili. Il “no” annunciato rumorosamente dal comico e fortemente reclamato da Gianroberto Casaleggio interessato soprattutto a dare ai suoi militanti un segnale di coerenza anche a dispetto di una realtà immodificabile, Pizzarotti non lo pronunciò preferendo al telebanismo di una piazza urlante e sciamannante il realismo di chi è chiamato a gestire le complesse cose di una comunità.

In fondo non si sono mai troppo amati: Grillo con quegli occhi spiritati e quel suo integralismo parolaio non poteva andare d’accordo con il Pizzarotti da Parma figlio, anche nei modi perfettini, della medio-piccola borghesia emiliana; l’uno con la chioma riccia perennemente scomposta, l’altro con il capello sempre ben tagliato e pettinato. In tanti sono andati via dal Movimento 5 stelle (in tanti sono stati anche sbrigativamente liquidati). Ma Pizzarotti era un simbolo, il primo che aveva “fatto carriera”; un po’ come negli anni Cinquanta e Sessanta, il primo laureato in una famiglia di operai o di contadini. Non è, perciò, una storia che si chiude ma una bandiera che viene ammainata.

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