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La nuova pubblica opinione e il cyber mobbing

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-di EDOARDO CRISAFULLI-

Perché noi nostalgici insistiamo a pretendere dai politici serietà, competenza, preparazione? Forse dovremmo accettare il fatto compiuto: la mutazione genetica è avvenuta. Questo mostro che osserviamo con orrore – il selfie virale, l’aggressione di massa su facebook – sarà la politica del futuro. L’unica politica ammissibile, moralmente sana, è quella che prorompe dalla Rete. L’unica democrazia ammissibile, e moralmente sana, è quella diretta, che non ammette deleghe, che vede partiti, sindacati e parlamenti con fastidio, come intralci dell’era pre-tecnologica. Ci staremmo muovendo, insomma, verso la democrazia del click. Also sprach Roberto Casaleggio, icona ed ex eminenza grigia del Movimento 5 stelle.


I grillini vorrebbero addirittura superare il concetto per cui il deputato esercita le sue funzioni senza vincoli di mandato: il politico eletto dovrebbe poter essere sfiduciato in ogni momento dai suoi elettori. Una proposta, questa, che fa accapponare la pelle. Ma, ammettiamolo, la sfiducia prima delle elezioni sarebbe possibile, forse, in una società anarchica, senza Stato, senza partiti, senza lobby, senza potentati economici ecc. Oppure in una chimerica democrazia assoluta, regolata da leggi rigidissime che soffochino sul nascere oligarchie, conglomerati, monopoli, duopoli e chi più ne ha più ne metta. Poiché i grillini non teorizzano il comunismo, che risolverebbe tutto alla radice, è necessario che, tra queste leggi, ve ne sia una che pone un limite severo alle inserzioni a pagamento.

Nessuno, a quel punto, potrebbe manipolare l’opinione pubblica. Tutti uguali, tutti dotati degli stessi strumenti. In quest’ottica l’individuo si emancipa nella misura in cui è una monade circolante liberamente in una campana di vetro, il cyber-spazio. Ma chi può garantire il rispetto di questo fantomatico sistema egalitario, la cui cifra è l’onestà, la trasparenza assoluta, senza imporre, al posto dei poteri forti in conflitto, un unico potere assoluto, un’autocrazia retta da un occhiuto Grande Fratello? Riappare la millenaria contrapposizione tra l’integerrima, tirannica Sparta, e la libera ma corrotta Atene. C’è solo un dettaglio: col modello spartano – la storia ce l’ha insegnato – ci sarebbe, sì, tanta onestà e trasparenza, ma il libero dibattito andrebbe a farsi benedire… Robespierre, guarda caso, era soprannominato l’Incorruttibile.

Ogni neonato/neofita della politica crede nella propria assoluta unicità. In realtà eredita questioni antichissime, sempreverdi perché connaturate a ogni attività umana. Siamo certi, per capirci, che il problema delle regole, e dei limiti del potere si siano dissolti con l’avvento della Rete? O non è vero, piuttosto, che quel problema si è addirittura ingigantito? Una cosa è certa, la democrazia degli internauti richiede codici della strada, segnaletica, semafori e vigili. Ma, e qui sta la loro più plateale contraddizione, i grillini vogliono un “Far West” digitale: nessuna sceriffo nella prateria sconfinata della Rete.

Molteplici i pericoli derivanti da questa falsa libertà (l’assenza di regole ha poco a che fare con il liberalismo). Si ripresenta in forme inedite un problema tipico delle società umane: l’anarchia degenera nel bellum omnia contra omnes, che è funzionale a un nuovo darwinismo sociale: sopravvive il più forte, quello che ha più mezzi per imporre la sua opinione. La Rete ha creato le condizioni ottimali per scatenare feroci mobbing e processi mediatici. Civiltà e legalità vengono calpestate con facilità estrema. Viene in mente un altro acutissimo aforisma di Fenimore Cooper: “uno dei vizi più problematici delle democrazie è quello di sostituire la pubblica opinione alla legge”. Se ciò avveniva già nell’Ottocento, figuriamoci oggi, nell’epoca della rivoluzione digitale: la Rete ha sì, democratizzato, ma ha pure moltiplicato la forza d’urto (e la manipolabilità) dell’opinione pubblica. In termini di efficacia, facebook sta alla carta stampata come le armi nucleari stanno alle bombe convenzionali. Sui social media si svolgono devastanti sedute di odio collettivo. L’uso di fotomontaggi e altre tecniche “collage” (immagini & video) si prestano molto bene alla character assassination, strategia con cui si imbratta e si distrugge l’immagine pubblica-privata del politico “nemico”. Molti grillini, infervorati dal loro Vangelo, hanno dato un pessimo esempio, infierendo sui loro avversari con una violenza inaudita, tale da far impallidire i peggiori cronisti d’assalto dell’epoca di Mani Pulite.

Sarebbe tuttavia un errore stigmatizzare la creatura di Grillo e Casaleggio come un partito ur-fascista. Non c’è bisogno di essere fascisti per fare una tabula rasa: va benissimo anche il giacobino, il settario animato da una missione nobile. I grillini, del resto, vagheggiano soltanto un ritorno all’essenza della democrazia, contaminata a loro dire dai partiti mediatori e corruttori: via i professionisti della politica, che al potere ci vada la persona qualunque, mediocre ma onesta. E che la base – i militanti verranno sostituiti dai naviganti in Rete – abbia il diritto di parola e di insulto. C’è un’ansia di assoluto in tutto ciò: il desiderio di una democrazia purificata dal male, una democrazia totale, appunto. Se non capiamo questo passaggio, continueremo a stigmatizzare il voto grillino come un mero voto di protesta, cosa che è solo in parte. Milioni di italiani esprimono anch’essi questa pulsione di democraticità che, portata all’eccesso, è un veleno per la democrazia.
Il Movimento 5 stelle, naturalmente, vive una contraddizione fortissima fra la promessa utopistica/messianica della democrazia totale, senza mediazioni, e la sua struttura organizzativa verticistica: il potere è di fatto in mano a un pugno di oligarchi. Anche qui non azzardo previsioni: o il Movimento 5 stelle non risolve questa contraddizione, e allora prima o poi implode, oppure tira dritto per la strada tracciata ai primordi, quando era una setta pura e dura, e si auto-dissolve in quanto organizzazione, abolisce la leadership nazionale, il direttorio oligarchico e la stessa azienda-Casaleggio. Teoricamente, non sarebbe un suicidio politico, bensì il realizzarsi dell’originaria promessa iper-democratica, proprio come l’abolizione dello Stato è l’inveramento dell’utopia anarchica. Finora il Movimento 5 stelle ha mantenuto solo in parte la propria parola: il governo iper-egalitario degli onesti incompetenti si è già installato in vari luoghi. E’ sulla promessa di democrazia assoluta che sta vacillando. Ma, credetemi, è meglio così.

Informazioni su fondazione nenni ()
Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

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