Caro Parisi, una “destra normale” non accoglie Salvini

IMG_7976.JPG

di ANTONIO MAGLIE-

Dice Stefano Parisi: “La posizione di Salvini è radicale, è naturale che dentro una coalizione ci siano posizioni radicali e posizioni più moderate, poi sta a come si armonizzano”. Se questo è il punto di partenza di una “destra normale” a cui tutto il paese (sinistra compresa) è interessato, allora è evidente che siamo ancora molto lontani da un possibile, auspicabile, accettabile traguardo.

È decisamente complicato pensare che quelle del capo della Lega siano posizioni “radicali” perché in realtà sono più propriamente qualificabili come estremistiche e di un estremismo anti-istituzionale, decisamente preoccupante se non devastante per la solidità della democrazia. Non è certo “radicale” la posizione di chi solo pochi giorni fa ha definito Carlo Azeglio Ciampi “un traditore”, perché in questo caso siamo ben oltre la radicalità.

Ciampi era sicuramente un galantuomo, ha commesso degli errori (uno in particolare ha finito per contribuire negli anni Ottanta in maniera notevole alla futura crescita del debito pubblico), si è probabilmente illuso che l’Italia potesse essere diversa da quella che è (Salvini è la più plastica delle smentite di quella illusione insieme al bel pratone di Pontida), ma il sostantivo “tradimento” qualifica comportamenti di altro tipo. Chi parla di secessione o si adopera o si è adoperato in quel senso ha, ad esempio, tradito la costituzione della Repubblica. Salvini è lo stesso che “insulta” Papa Francesco e anche in questo caso siamo ben oltre la radicalità. E persino l’ammissibilità di un simile esponente politico all’interno di una coalizione in cui quella che era un tempo la forza politica di riferimento, a tutt’oggi partecipa al Partito Popolare Europeo, cioè a un raggruppamento che ha (o dovrebbe avere) nel riferimento cristiano (e quindi anche nel Papa) un ancoraggio solido e sicuro.

Se l’ala radicale di una “destra normale” è rappresentata dalla dialettica salviniana, allora è assolutamente inutile girare in tondo: Stefano Parisi, persona di indubbie qualità e che ha suscitato l’interesse di tanti italiani per bene, sta continuando a rimescolare una minestra vecchia che non fa fare alcun salto di qualità alla politica di questo Paese, storicamente orfano di una destra nazionale, costituzionale e solidamente democratica. Perché, come molti storici e politologi non hanno difficoltà a confermare, l’Italia ha avuto due grandi problemi: la mancanza di una sinistra maggioritaria imbevuta di cultura riformistica occidentale e la mancanza di una destra conservatrice, non reazionaria e altrettanto occidentale.

La democrazia bloccata è stata la conseguenza di questa situazione. Allo stesso tempo favorita e cristallizzata dalla Guerra Fredda. Ma che un certo tipo di pulsioni, e conseguentemente di derive, siano tipiche della destra italiana è un dato con cui facciamo ancora oggi i conti. Se Parisi vuole realmente, ideologicamente (parola ormai spedita nel dimenticatoio così da legittimare l’affermazione del “pensiero unico”) traghettare la destra verso la sponda occidentale (operazione complicata dalla fase storica in cui un po’ ovunque le spinte della peggior predicazione estremistica condite di razzismo e xenofobia sembrano prevalere) allora deve dire chiaro e tondo che Salvini non solo è altra cosa rispetto a una “destra normale”, ma deve anche escluderlo dal gruppo dei suoi potenziali alleati. In fondo, è quello che ha fatto la destra francese di Chirac nei confronti di Jean Marie Le Pen e che sembra continuare a fare quella di Sarkozy nei confronti della figlia e della nipote.

antoniomaglie

Rispondi