Quando un ambasciatore (Usa) dimentica la diplomazia

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A parere dell’ambasciatore americano in Italia, John Phillips, la vittoria del no al referendum sulla riforma costituzionale “sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia”. L’uscita non appare particolarmente diplomatica né soprattutto opportuna. Con tutto il rispetto, ma l’Italia non è il “cortile” degli Stati Uniti e nel tempo si è anche guadagnata il diritto a pensare con la propria testa, anzi con la testa di sessanta milioni di nativi e non risulta che tra questi vi rientri Phillips. Inoltre, l’ambasciatore dovrebbe spiegare cosa c’entrino gli investimenti con il monocameralismo puro o impuro o con il bicameralismo perfetto o imperfetto o con la cancellazione del Cnel o con l’aggiornamento delle norme sulle consultazioni referendarie o sui poteri delle regioni. Anzi, a essere sinceri sino alla fine, quel riferimento ha quasi il sapore di una minaccia o di un ricatto e tra “paesi amici” atteggiamenti simili sono abbondantemente inaccettabili. Soprattutto se poi gli investimenti di aziende americane in Europa e in Italia, come ha provveduto a sottolineare la commissaria europea Vestager, si trasformano in tredici miliardi di tasse risparmiate.

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