Roma immobilizzata in un pantano di bugie e furbizie

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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

Ancora caos a Roma. La sindaca Virginia Raggi è al centro di una bufera, che non sembra essere solo mediatica. Al centro della polemica la nomina dell’assessore all’Ambiente in Campidoglio Paola Muraro. La Muraro dopo la sua riunione streaming dove bacchettava i vertici dell’Ama, risulta essere indagata dalla Procura di Roma per reati ambientali legati alla gestione dei rifiuti negli anni della sua consulenza milionaria all’Ama. Risulta esserlo dal 18 luglio. Due mesi di bugie, che i grillini provano a trasformare in omissioni o in un “misunderstanding” (Di Maio aveva letto ma non aveva capito).

Ha mentito Virginia Raggi che sapeva ma negava. Sapeva anche quando parlava dell’inchiesta sul sindaco grillino Pizzarotti: “È una questione di trasparenza, l’avviso era noto da tempo, e lui ha pensato di nasconderlo”. Abilissima inoltre a ritornare nelle sue vesti originali di avvocato e spiegare la distinzione tra “avviso di garanzia” e “iscrizione nel registro degli indagati”.

Distinzione che conosciamo benissimo. In un’ottica garantista: si è innocenti fino a sentenza passata in giudicato cioè sino a quando non vi sia stato un giudizio definitivo passando per i tre diversi gradi. Peccato che il M5s non sia mai stato di questa idea. Si esaltavano verità, trasparenza e onestà di un Movimento lontano per autodefinizione dalle antiche logiche di partito (anche per questo continuano a chiamarsi “movimento” pur non avendo nulla a che vedere con i “movimenti” classici come può essere stato il ’68, l’Autunno Caldo e lo stesso ’77). Una classe dirigente, quella grillina, “superiore” e “diversa” e “politicamente rivoluzionaria”. Lo stesso movimento che anche solo per un sentito dire gridava alle dimissioni del politico scellerato di turno (contro il governo in carica hanno presentato una lunghissima teoria di mozioni di sfiducia personali). Potremmo usare il famoso detto per cui la legge per i nemici si applica e per gli amici si interpreta.

Affrancandoci dalle sterili polemiche del “sapevano?”, “erano informati?”, il problema oggi sembra essere diverso. Sembra essere quello di un gruppo politico che dopo il successo di Roma doveva maturare politicamente non cadere nei vecchi e conosciuti vizi della partitocrazia, che tanto era stata disprezzata.

Bisogna ricordare alla Sindaca, al Direttorio, a tutto il vertice del Movimento che l’indignazione montante sul web (da alcuni incorreggibili fans complottisti attribuita ai militanti di altri partiti opportunamente “infiltrati” nei tanti siti per elevare il livello dello scandalo) impone loro di fare mea culpa e di riesaminare certe posizioni estreme e, perciò, a dir poco temerarie. È la rabbia degli elettori che hanno votato un simbolo in nome di un cambiamento. Una rabbia e una delusione che esigono risposte immediate. Risposte che ancora non ci sono, non ci sono dirette streaming ma solo piani di fuga. Il dovere di rendere conto non tocca solo ai “nemici”.

Nessuno può esultare. Nessuno esce vincitore da questa storia. Né a destra né a sinistra perché al di là delle faide interne e della questione spinosa da sbrogliare, il rischio più grande è un altro. Che i cittadini si stanchino. Di tutto questo sistema. E della politica in sé. Di queste discussioni spicciole. I bisogni e le priorità sono altre. Roma deve ripartire uscendo dal pantano dell’immobilismo. In queste condizioni il rischio è che dal sentimento anti-politico (abilmente sfruttato da Grillo) si passi all’indifferenza a-politica, dal grido “onestà, onestà” a quello “inutilità, inutilità” rivolto nei confronti di quella essenziale funzione che è l’arte del governo. Perché poi alla fine è a quell’arte e, dunque, alla politica che il cittadino si rivolge per ottenere delle risposte ai propri bisogni.

Valentina Bombardieri

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