Pensioni, solo “mezza” flessibilità

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-di SANDRO ROAZZI-

Settimane importanti per il confronto sulle pensioni che ormai assume un valore più ampio perché farà capire se si sta avviando una svolta sulle questioni sociali e del lavoro. E conta poco il dubbio che lo… scambio sia fra una disponibilità accettabile del Governo da un lato ed un sostegno di buona parte degli attori sociali al referendum dall’altro (con la neutralità CGIL?). Quel che vale è la possibilità di mettersi dietro le spalle le conseguenze delle rigidità della legge Fornero ed un miglioramento, modesto ma reale, delle pensioni in essere (14 ma e no tax area) chiudendo anche in questo caso un lungo periodo di “arresti domiciliari” dei redditi da pensione, almeno per quelli bassi.

Le indiscrezioni di queste ore indicano in 2 miliardi le risorse che il Governo metterebbe sul tavolo. Meno dei 2 miliardi e mezzo valutati dai sindacati ma alquanto vicini a questa previsione di spesa. Troverebbero soluzione i casi più spinosi, dai lavori usuranti ai lavoratori precoci, alle ricongiunzioni gratuite, solo per fare alcuni esempi, con quali “paletti” non è però ancora chiaro. L’Ape per chi non deve… ma vuole lasciare il lavoro verrebbe, si dice, personalizzata… Ma questo indizio fa pensare che non si sta introducendo una vera flessibilità con regole generali. Viceversa dimostra che nelle stanze del Governo si era annusata aria di flop rispetto agli oneri iniziali preventivato a carico di questi settori di lavoratori.

Di positivo ci sarebbe allora l’occasione intanto di disincagliare il problema e di risolvere…. le urgenze, diminuendo un tasso spesso intollerabile di incertezze sociali. Ma costituirebbe comunque solo un primo passo che lascerebbe insoluto un nodo collaterale ma rilevante: quello di far posto ai giovani. Se, infatti, si avvieranno a soluzione casi di… necessità non è molto probabile che da ciò scaturiscano molte altre opportunità di nuovo lavoro. Eppure il confronto resta di sicuro interesse. Non si dimentichi che su un altro tavolo, quello delle crisi aziendali, si è determinata una sorta di incoraggiante disgelo fra Confindustria e sindacati (ma lo scoglio resta il contratto dei metalmeccanici…).

Semmai c’ è da notare che dopo la fine della concertazione a riemergere come “titolari” di una nuova stagione di dialogo e confronto sono sempre gli stessi protagonisti. C’è da chiedersi ad esempio dove sia finita una esperienza come Rete Imprese Italia che poteva esercitare un ruolo non marginale, rappresentando tantissime e vitali piccole imprese, nelle relazioni fra parti sociali. Ma per ora questa è la situazione. I giocatori sono quelli che sono. Via al calcio di inizio della partita e che… vinca il Paese.

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