Crescita, quell’ottimismo per tirare sino al 2017

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-di SANDRO ROAZZI-

Deludono i dati Usa sull’occupazione, +150 mila posti di lavoro invece dei previsti 180 mila e dei non impossibili 200 mila, si allontana la decisione di aumentare i tassi. Gli osservatori descrivono cosi’ i nuovi dati sul lavoro degli Stati Uniti e le possibili conseguenze sul costo del denaro. Se avessero esondato a quota 200 mila come segno di una economia in ottima salute i mercati avrebbero, si dice, scommesso sulla fine della… inerzia della Yellen. Oggi invece si guarda già a fine anno, salvo sorprese. A quel punto ci sarà un nuovo Presidente Usa eletto anche se ancora non… in funzione.

Nei fatti cambia poco o nulla. Ed i numeri vanno presi per quelli che sono. Brutti o belli che siano. Da noi invece sale in cattedra la fantasia: se il Pil è fermo si prende in prestito quello tendenziale che sale e tutto sembra tornare. Che il Paese migliori serve a tutti anche a coloro che oggi caricano a testa bassa l’imperturbabile ottimismo governativo. Ma tenere i piedi per terra in tempi tanto incerti dovrebbe essere una virtù praticata “devotamente” da chi ha in mano il futuro del Paese.

Fra le righe il Ministro Piercarlo Padoan fa capire però che i conti non possono non essere condizionati dal peggioramento congiunturale (ed un Pil a zero per due volte consecutive che fanno un semestre con le gomme a terra è un sintomo di peggioramento o no?). E che le non molte risorse disponibili saranno usate per la crescita e qualcosa per le pensioni. Almeno lui ammette: la crescita c’è ma è debole. Questo Pil inchiodato può essere di impaccio o di aiuto nel confronto con Bruxelles? Paradossalmente potrebbe perfino consigliare agli euro-burocrati di essere meno fiscali, ma senza illusioni.

La partita sulle regole di Europa è un rebus da Guinness dei primati. Il nodo è un altro: un intero semestre con il Pil zero equivale a mezzo anno economico buttato al vento. Ora restano 4 mesi per chiudere il 2016. Cosa si farà per cercare di accelerare al di là della legge di stabilità? L’impressione è che la tesi governativa sul fatto che comunque rispetto al passato si cresce potrebbe nascondere la consapevolezza che economicamente parlando quest’anno è andato. Ora si arrivi in qualche modo al 2017. Referendum incluso.

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