Pil 2016: +0,6. Ora serve una vera scossa

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-di SANDRO ROAZZI-

È un Pil Italia da… zero in condotta quello del secondo trimestre del 2016. La sentenza dell’Istat è impietosa: valore invariato rispetto al precedente trimestre e un modesto +0,7% sullo stesso periodo del 2015. Le previsioni che puntavano a uno 0,3% affondano nel dato da crescita zero, mentre i segnali che denunciavano un rallentamento dell’economia dovevano essere presi in maggiore considerazione. Non c’è di peggio che ostentare ottimismo quando invece la percezione del Paese va in una direzione ben diversa. Il +0,3% e’ invece il dato che registra il Pil dell’Eurozona, trascinato dalla buona performance della Germania (e che ti pare…). Rispetto ad un anno fa inoltre il Pil europeo segna un progresso dell’1,6% il doppio di quello made in Italy. A questo punto, se tutto rimanesse invariato, il Pil 2016 non andrebbe oltre lo 0,6%, ben lontano da quel punto percentuale previsto già prima di Brexit e che comunque è scolorito in fretta.

Due indicatori, in particolare, colti fra le pieghe dei numeri aiutano nella ricerca delle cause: il calo della produzione industriale e la flessione della domanda interna. A riprova del fatto che gli stimoli innestati con gli incentivi alla occupazione, ma decrescenti, assieme alla riduzione delle imposte sugli immobili, non sono stati sufficienti a far cambiare passo all’economia. Hanno avuto un ruolo, ma non tale da far dimenticare che si naviga a vista in un mare di incertezze. Le stesse ricette possibili per dare una scossa positiva ormai guardano al 2017: meno fisco, più investimenti e, con i contratti, più soldi in tasca alle famiglie. Un tris che varrebbe una svolta anche psicologica se si agisse in fretta e con chiarezza. 

Ecco perché l’autunno della nuova legge di bilancio, dei rinnovi contrattuali, delle pensioni sarà un banco di prova cruciale. Dare forza alla crescita vuol dire anche evitare che crescano i timori verso la tenuta italiana in Europa e sui mercati. E fronteggiare meglio quel debito pubblico che ha toccato i 2248,8 miliardi di euro, nuovo record, con un aumento di 77 miliardi sullo stesso semestre del 2015. Solo l’ormai famoso QE della Bce di Draghi ha permesso al Tesoro di risparmiare sulla collocazione di titoli. Ma si procede su un terreno scivoloso. Ed il clima politico con i suoi esasperanti litigi, le esternazioni a raffica, la rappresentazione quotidiana dei limiti presenti nella classe dirigente, non aiuta a vedere il bicchiere mezzo pieno.

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One thought on “Pil 2016: +0,6. Ora serve una vera scossa

  1. Se ci si rendesse contro del male che fa questo concentrare le critiche sul M5S, come unica causa di un’instabilità che viene da lontano, si riuscirebbe a costruire il futuro.

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