Le parole d’autore di Nenni: scavatore di pozzi

11 agosto

– DI FRANCESCA VIAN –

Propongo una variazione per le prossime settimane di piena estate. Sostituisco temporaneamente le parole fiammeggianti di Nenni, con le immagini che vennero dette su Nenni. Ritornerò poi, a settembre, con le parole di Nenni. “Scavatore di pozzi” non è dunque una parola d’autore di Nenni, ma è una parola d’autore su Nenni. E’ una frase del primo ministro cinese Ciu En-lai, grato a Nenni di avere scavato un pozzo internazionale per molti anni.

Il riconoscimento della Cina nelle Nazioni Unite avviene il giorno 25 ottobre 1971, con l’effetto di espellere automaticamente dall’ONU la cosiddetta Cina di Formosa. Quattro giorni dopo, la prima pagina dell’Avanti!  titola: “Domenica Nenni parte per la Cina” e prosegue citando le parole del primo ministro cinese Ciu En-Lai: “Ora che il pozzo è fatto – affermò il primo ministro riferendosi al riconoscimento – non dobbiamo dimenticare gli scavatori del pozzo. Nenni è un vecchio amico. Se lo desidera saremmo molto lieti di riceverlo in Cina.” (fonte Avanti!, 29 ottobre 1971, pagina 1).

Il primo ministro cinese scrive che Nenni è lo “scavatore del pozzo”, perché il riconoscimento corona un lungo lavoro diplomatico, di cui Nenni è protagonista dal 1955 al 1971.

Il ministro cinese fa dunque quello che in Veneto fanno i lavoratori: invitano alla “vanzéga”, cioè alla festa di chiusura lavori, tutti coloro che hanno partecipato al compimento di un’opera, sia essa la costruzione di una casa o la raccolta nei campi di patate. Evidentemente non è abitudine solo veneta, se Ciu En-lai applica la procedura della “vanzéga” alla questione del riconoscimento della Cina, e festeggia per diversi giorni colui che ha scavato il pozzo per diversi anni.

E’ opinione anche di Sergio Romano, ambasciatore italiano a Parigi negli anni in cui avviene tale tessitura diplomatica, che Nenni ne sia un protagonista di primo piano (“Italia e Cina, la lunga marcia del riconoscimento”, in Aspenia, La Cina post-americana, ottobre 2010). Nello scavare il pozzo internazionale, viene aiutato da molti: Romano ricorda che Mariano Rumor, presidente del Consiglio nel 1969, parla della Cina in modo molto efficace a Nixon in visita a Roma.

Altri esponenti della Democrazia Cristiana, tra i quali il padovano Carlo Fracanzani, appoggiano il riconoscimento. Sergio Romano ricorda: “nel novembre del 1964 – quando il ministro degli Esteri era Giuseppe Saragat – Italia e Cina avevano firmato un accordo per l’apertura di uffici commerciali nelle rispettive capitali”. (…) “Nenni lavorò su un terreno che era stato preparato”, oltre che da Saragat, “soprattutto da Amintore Fanfani negli anni in cui erano ministri degli Esteri del primo, secondo e terzo governo Moro”. Altri politici italiani sono invece contrari: l’Avanti! ne sottolinea “il furore filoamericano”, “il primo della classe nel filoamericanismo”.

Forse pochi sanno che Nenni si spese tanto anche per il riconoscimento della Russia dei Soviet, quand’era giovane giornalista a Parigi. Ovviamente non poteva influire politicamente, ma certamente poteva portare la sua voce nel clima culturalmente fertile. Alla Russia venne interdetta la Conferenza internazionale di Cannes (gennaio 1922), perché si temeva che fosse un riconoscimento implicito dello stato (e fu lasciata morire di fame a causa della siccità, come abbiamo già visto con “Reticolato”), ma essa fu invitata a Genova qualche mese dopo, segnale che la cultura dei rapporti fra le nazioni era avanzata. Da tutt’altra posizione, e con tutta l’astuzia della maturità, Nenni scava questo pozzo internazionale, come dice Ciu En-lai.nenni-fumetto

Nel 1955 Nenni era già stato invitato in Cina, e si era prodigato – fra le altre cose – per la liberazione di un prigioniero italiano, che fu rilasciato immediatamente.

Nello stesso anno 1955, Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, aiuta a creare una cultura favorevole al riconoscimento, dicendo: «Se la Repubblica italiana non riconosce la Repubblica popolare cinese, intende farlo la Repubblica di Firenze!» (fonte Lorenzo Capisani, I rapporti Italia-Cina tra il ’49 e il ’70).

Sempre nello stesso anno 1955, il poeta Franco Fortini fa parte della prima delegazione italiana in Cina, e scatta la bella fotografia riportata nell’immagine di copertina, con altre 200 custodite nel Centro Studi Franco Fortini di Siena.

Ritorniamo su Franco Fortini nella prossima puntata e sulle parole d’autore di Fortini su Nenni, con “collo cotto di animale tenace”.

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