Enna, l’orrore dei padri che vendono i figli

bambini

-di MARCO ZEPPIERI-

All’orrido non c’è mai fine.

Aprendo i giornali stamane e leggendo cosa è accaduto nelle provincia di Enna non viene neanche voglia di mangiare una briciola di pane per colazione. Troppo è il disgusto e il raccapriccio nell’apprendere che per mesi, con la complicità del padre, una bambina di dieci anni veniva violentata da un ottantenne.

I due, con la scusa di dover fare dei lavori in campagna, si assentavano per intere giornate portando la piccola con loro.

Dalle indagini dei carabinieri risulta che il padre riceveva in cambio regalie e somme di denaro.

Fin qui la cruda e scarna cronaca. Punto e a capo, come dopo qualsiasi orribile fatto di cronaca che avviene ogni giorno (vedi ad esempio i bambini picchiati nell’asilo milanese nei giorni scorsi).

Ma la violenza sui bambini no, non è accettabile, non è né umano, né bestiale, non è e basta.

Tra i due carnefici la figura del padre è quella che maggiormente mi disgusta; per questo ho riletto quasi fosse un medicamento un testo di una lezione che lo psicoanalista Massimo Recalcati tenne all’Università di Bologna nel 2013, sul rapporto genitori/figli.

In un capitolo scrive “Rispondere all’appello dei figli significa dire eccomi, rispondere alla loro chiamata, al loro venire al mondo: essere gettati nella vita, che è sempre anche essere gettati nella notte (Il bambino urla e piange perché non può vedere, non sa dove si trova, non è più protetto dal calore della placenta, è esposto alla notte della vita). Nella vita, tutti siamo esposti alla notte. Questa esperienza esige che qualcuno ci dica eccomi: ci sono, non sei solo nel buio, nel silenzio della notte! Non sei solo e abbandonato nel tuo corpo, che non governi! Non sei nell’abbandono assoluto. La vita, come vita umana, sperimenta l’abbandono, l’essere gettato fuori: trauma della nascita. Che cosa cura l’abbandono assoluto? Che cosa fa sì che questo grido nella notte sia tradotto in domanda d’amore? Come a dire: il tuo non è solo un grido, ma un appello, una domanda, una invocazione, una preghiera! Questa è la potenza della risposta: Dire eccomi! Dove c’è risposta, presenza, eccomi… la vita non è abbandonata, ma voluta, desiderata, attesa. “Tu non sei qui per caso. Tu non sei qui nell’abbandono assoluto. Tu non sei semplicemente un grido nella notte. La tua esistenza ha un senso per me” Questo è il valore insostituibile della risposta genitoriale”.

Dov’è la risposta genitoriale in quell’uomo? Nel nulla del suo non essere.

 

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