Banche e risparmiatori al tempo degli stress

banca_bannerone

-di SALVATORE BONADONNA*-

Come da prassi consolidata si svolgono i test per verificare la solidità delle banche. L’Unione Bancaria Europea ha fissato i parametri minimi di riferimento e definito l’area delle banche da sottoporre alla verifica. Si aspettano i risultati come si attendeva il responso dell’oracolo di Delfi e, appena conosciuti, si aprirà un altro giro della grande giostra della speculazione finanziaria per definire chi dannare e chi premiare al fine di realizzare il miglior tasso e il maggior risultato nell’acquisizione di rendite.
I mezzi di comunicazione ci presentano quotidianamente un quadro catastrofico circa l’andamento dei titoli bancari, i governi dei paesi europei dicono che il proprio sistema bancario è solido e quello traballante è quello del vicino.
L’Italia con il suo governo e il suo ministro dell’economia non sono da meno nella ripetizione del mantra incuranti del sisma che è stato prodotto da scelte mirate ad aprire il sistema del risparmio nazionale alle incursioni dei fondi finanziari speculativi. Le scosse sussultorie ed ondulatorie si susseguono da quasi due anni in uno sciame sismico che ha già prodotto decine di migliaia di vittime economiche dei crolli e, purtroppo, anche alcuni morti per disperazione e vergogna. Come in tutti i terremoti della tradizione italiana le campagne di salvataggio e di ricostruzione aprono le porte alle più spregiudicate operazioni nelle quali molti rimangono senza tetto e alcuni vedono accrescere i loro patrimoni. Risparmiatori disperati e manager rimpinguati di premi, stok-option e liquidazioni stratosferiche.

Non avendo operato tempestivamente per consolidare le banche italiane mediante interventi pubblici mirati adesso, ai tempi del bail-in, si costruiscono fondi di intervento e sostegno per evitare fallimenti e cercare di ridurre al minimo la possibilità che a pagare i possibili fallimenti siano i risparmiatori correntisti oltre che i detentori di quelle obbligazioni subordinate che il grande pubblico ha imparato a conoscere in ragione delle operazioni che hanno riguardato la Banca Etruria e le altre che sono state oggetto del decreto con cui venivano dichiarate fallite e, contemporaneamente, riportate in vita come prodotti da vendere sul mercato della finanza. Anche in questo caso il meccanismo è pensato per drenare risorse dalle parti virtuose del sistema, magari piccole banche oculatamente amministrate, per trasferirle a quelle che pagano il prezzo delle operazioni spregiudicate su mercato del credito e della finanza. Dalle formiche alle cicale, insomma.

Ma l’operazione aveva preso l’avvio con il decreto di trasformazione in Società per Azioni delle Banche Popolari Cooperative. Veniva considerato inaccettabile che una banca avesse una natura cooperativa e, quindi, una forma di amministrazione e di governo fondata sul voto capitario dei soci e non sui pacchetti azionari dei fondi finanziari. Sulla dubbia coerenza costituzionale di quel decreto abbiamo avuto modo di scrivere e, soprattutto, di leggere commenti molto più autorevoli di quelli del sottoscritto. Si può legittimamente supporre che Renzi abbia cercato di consolidare un blocco sociale più incline alle operazioni sui mercati finanziari internazionali piuttosto che alle operazioni di sostegno all’economia dei diversi territori; i suoi referenti ed amici avvalorano questa supposizione e non si può neppure escludere che anche nel mondo delle singole banche abbia potuto trovare orecchie interessate alla musica del mercato finanziario. Quello che è certo è che, contrariamente al “sostegno alla cooperazione” come prescrive la Costituzione si è operato in senso contrario puntando ad omologare il sistema del credito e del risparmio sotto le insegne del potere finanziario sottraendolo alla volontà associativa, cooperativa e solidale, che aveva visto nascere e svilupparsi, quasi un secolo e mezzo fa, le Banche Popolari.

E’ più forte o più debole il sistema nel suo complesso? I dati ci dicono che il sistema è più debole e, soprattutto, più esposto ai processi di concentrazione e centralizzazione dei mercato finanziario. Non intendo fare alcun riferimento alle vicende giudiziarie che ormai riguardano tanti istituti bancari; come si usa dire, la giustizia farà il suo corso e, come abbiamo triste esperienza, quasi sempre verso un esito di prescrizione. Non intendo neppure soffermarmi sui casi politicamente rilevanti di conflitto di interesse diretto o per interposta parentela, né sui casi di sospetto insight trading di cui avrebbero beneficiato alcuni che si dice siano legati al giglio magico del capo del governo; le cronache dicono. Ma le autorità che avrebbero il compito ed il potere di vigilare, controllare e prevenire a tutela del risparmiatore dov’erano mentre maturavano le crisi degli istituti falliti o sull’orlo del fallimento. E’ evidente che le assoluzioni pronunciate dal governo costituiscono un’aggravante specifica e non una attenuante generica! E perché Banca d’Italia e BCE hanno sostenuto l’operazione di smantellamento del sistema delle popolari italiane pur sapendo che negli altri paesi dell’UE i governi tutelano in modo specifico il credito cooperativo e le Banche Popolari?

Nei prossimi giorni continueremo ad ascoltare commenti e progetti di ingegneria finanziaria con cui bocconiani di stretta osservanza e pervasiva presenza nei centri di potere cercheranno di fare accettare i sacrifici necessari a “salvare il sistema”. Intanto, nel “sistema”, si coinvolgono gli istituti previdenziali, i risparmi postali dei cittadini, pensionati e non. Il tutto confuso in una campagna di distrazione di massa indegna di un paese civile.

Così impariamo che il credito cooperativo, la miriade di piccole banche disseminate nei territori, diventa un sistema finto retto da una holding s.p.a, mentre le piccole Banche Popolari sopravvissute allo tzunami del decreto ammazzapopolari cercano di difendere il loro ruolo storico e la propria specificità sociale e culturale costrette a non crescere oltre il limite fissato dal letto di Procuste imposto da Renzi. Ma impariamo anche che la più antica banca del mondo, il Monte Paschi di Siena, attraverso le vicissitudini avventurose delle dirigenze succedutesi in questi decenni, è tenuta in vita con forme di accanimento terapeutico per evitarne il fallimento dopo che ai listini di borsa vale meno di uno solo dei tanti immobili di cui è proprietaria. E si ha la netta e sgradevole percezione del macabro festino che si sta celebrando per decidere chi e come potrà accaparrarsene marchio e patrimonio.

Cosa nostra sembra dire il governo. E, a fronte dell’assordante silenzio dei sindacati, praticamente impietriti dinnanzi alla ristrutturazione che si preannuncia con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, e alla vaghezza dei commenti di vari rappresentanti di quella che impropriamente viene definita classe politica, le preoccupazioni che alcune banche possano superare gli stress-test con coro di applausi e che, invece, la società intera possa precipitare in una crisi ancora più profonda di quella che sta vivendo, si accrescono.

La notizia che Manuel Barroso sia stato reclutato come Presidente non operativo di Goldman Sachs costituisce una chiave di lettura fondamentale per capire il sisma che è in corso e il funzionamento delle porte girevoli tra politica e finanza nel tempo degli stress. Per chi ha voglia di capire.

* Vice-Presidente della Commissione Finanze del Senato nella XV° legislatura

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

Rispondi