Le parole d’autore di Nenni: la maschera del pacifismo passivo

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– DI FRANCESCA VIAN – 

Nenni non criticò soltanto la politica della Società delle Nazioni nella guerra civile spagnola, ma anche altri soggetti politici, che perpetravano a suo dire il “pacifismo passivo”, una “maschera” che “disarmava” le vittime del fascismo, prima in Italia, poi in Spagna.

Dal momento che il fascismo aveva già sferrato la guerra contro un popolo, con l’aiuto degli altri fascismi europei, una reazione da parte delle democrazie europee avrebbe giovato alla pace nel mondo, poiché “Hitler non si sarebbe trovato nel 1939 in condizioni di sfidare il mondo intero”.

 “Chi non ha vissuto le fasi della resistenza di Madrid non può sapere di che cosa sia capace un popolo quando è animato da un grande ideale. Senonché l’eroismo e l’entusiasmo non bastano a tutto”.

“Fino al momento in cui, nel 1939, l’imperialismo nazifascista ha scatenato la seconda guerra mondiale, esso ha trovato di fronte a sé nemici esitanti, divisi, sempre in ritardo nell’iniziativa e nell’azione, fatti, si direbbe, apposta, malgrado il professato materialismo, per le evasioni nel mondo mistico delle illusioni”.

All’atteggiamento della Gran Bretagna, Nenni non attribuisce grande speranza: “La Gran Bretagna era governata con gretti criteri di conservazione dell’impero”.

Sarcastico il rilievo sulla sua amata terra francese: “Da Parigi vennero soltanto dei brindisi all’eterna amicizia dei popoli”. La Francia nel 1936 aveva un presidente del Consiglio socialista, Léon Blum, e sul dramma interiore che egli visse per il non intervento, ritornerò in un’altra puntata.

Sull’atteggiamento delle piccole nazioni, Nenni scrive: “Dal 1935 al 1939 si è sviluppata, mese dopo mese, anno dopo anno, la tendenza delle piccole potenze a sottrarsi ai loro obblighi in seno alla Società delle Nazioni, e a rincantucciarsi in una prudente astensione che alla fine non ha evitato loro nessun rischio, nessun pericolo, nessuna sventura; nemmeno la sventura della guerra e dell’invasione, ogni qualvolta una di esse si è trovata sul cammino del Terzo Reich.”

L’atteggiamento degli stati democratici fece dire a Juan Negrin, capo del governo repubblicano spagnolo in quei duri momenti, il 30 settembre 1938: “Vorrei dire qualcosa sulla politica internazionale. A proposito di ciò, se il senso di responsabilità non mi consigliasse la moderazione, sarei ben volentieri più esplicito. Nessuno, infatti, sarebbe autorizzato più di noi a fare propria la famosa invocazione: Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io.

I continui appelli di Nenni agli organismi internazionali, e sul Nuovo Avanti! non furono raccolti: “I popoli devono prendere coscienza delle loro responsabilità. Devono togliere la maschera a certo pacifismo passivo che ieri ha disarmato gli operai attaccati dal fascismo, sul piano interno, con i sermoni contro la violenza, e oggi disarma i popoli attaccati dal fascismo sul piano internazionale, con i sermoni contro la guerra, ignorando la guerra che c’è e che uccide ogni giorno a migliaia i nostri fratelli. (…)

Non è una democrazia che è in gioco, ma la democrazia. Non è la pace della Spagna che si decide, si decide la pace d’Europa, la tua pace, popolo di Francia, la tua pace, popolo d’Inghilterra, la vostra pace, popoli sovietici, la tua pace, popolo d’Italia, atrocemente ingannato da un governo di briganti. Europa, aiuta, aiuta!” (9 aprile 1938).

Franco governò la Spagna: nel 1947 restaurò il regno, ma ne fu egli stesso reggente, poi nel 1975 passò la corona al re Juan Carlos di Borbone.

La morale di coloro che non aiutarono la Spagna fu definita “la morale di schiavi ben nutriti” (lo scrive Nenni, ma non ne precisa la fonte). In verità, secondo Nenni, molti di essi erano in buona fede, e – quando si resero conto di chi era Hitler – furono fra gli organizzatori delle resistenze.

Per le vittime di tutti i paesi, aggiungo ai ricordi del numero speciale di domenica, ottantesimo anniversario della guerra, un altro pensiero su Fernando De Rosa, comandante nelle Brigate Internazionali, morto ventisettenne nella guerra di Spagna. Aveva proposto il suo aiuto affinché la famiglia di Nenni si potesse ricongiungere nel 1927 (ma il suo aiuto non fu necessario; Nenni era a Parigi e la famiglia era invece in Italia strettamente sorvegliata dalla polizia), e aveva in seguito appoggiato lo sguardo su una delle ragazze, come ricorda Giuliana Nenni, nella bellissima testimonianza “La beffa alla dittatura”, Annali della Fondazione Nenni, 1999-2008.

La socialista Bianca Pittoni, volontaria in Spagna nelle Brigate Internazionali, ricorda sull’Avanti! per il decimo anniversario della morte, che – prima della guerra di Spagna – nel 1929, De Rosa aveva attentato al principe ereditario Umberto II: “Aveva sparato al grido di ‘Viva Matteotti’ un colpo solo, non per uccidere, ma per richiamare l’attenzione dei paesi liberi sulla tragedia del popolo italiano e frustare pubblicamente la casa reale spergiura. Aveva giocato la sua giovane vita, persuaso di non uscirne vivo e accolto la successiva condanna con animo sereno. (…) Oggi l’Italia che tanto amasti, Fernando, ha scosso il giogo, l’uomo che volesti colpire ha preso a sua volta la via dell’esilio, il sogno di Mazzini si è avverato, e i tuoi compagni fedelmente ti ricordano” (Bianca Pittoni, Avanti!, 17 settembre 1946, pagina 1).

Ho scelto il ricordo di Bianca Pittoni perché apre lo sguardo sulle conquiste raggiunte, dopo tanto dolore, come in questo monumento al Memento Park di Budapest (nella foto), in cui si ricordano i caduti ungheresi alla causa di Spagna (https://casarrubea.wordpress.com/2010/04/02/gli-stivali-di-stalin/), con pietre allineate alla memoria, ma anche a cercare il cielo.

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