Così una guerra civile divenne una guerra europea

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-di ANTONIO TEDESCO-

“Ora voi vi siete certamente chiesti, amici italiani, perché Mussolini è dietro Franco e perché la stampa fascista schizza veleno contro il popolo di Spagna, contro i “rossi” che accusa di ogni delitto. I delitti dei “rossi” noi li conosciamo. Ecco i principali: – i “rossi vogliono la libertà per tutti; – i “rossi” vogliono abbattere il feudalismo bancario e industriale; – i “rossi” vogliono che la terra sia dei contadini; – i “rossi” vogliono che la repubblica sia democratica. Per questo Mussolini è dietro Franco; il quale vuole esattamente il contrario di ciò che vogliono i “rossi”. Per questo noi siamo qui. Per questo si sono formate qui le Brigate Internazionali”(Pietro Nenni, 6 febbraio 1937).


In Spagna, dopo la vittoria del Front Popular, il generale Francisco Franco Bahamonte, chiamato Caudillo (cioè Duce), si mette a capo di truppe stanziate in Marocco e nelle isole Baleari e Canarie e, con il sostegno del fascismo italiano e tedesco, e l’appoggio della Chiesa spagnola, avanza alla conquista del potere e al rovesciamento del governo di sinistra, democraticamente eletto. Anche qui appare lo spettro del fascismo e si apre una pagina terribile nella storia della Spagna, un Paese molto povero, che sarà devastato da tre anni di sanguinosa guerra civile.

Infatti la Spagna degli anni Trenta è ancora una realtà precapitalistica, una delle regioni più povere e arretrate d’Europa, dove prevale il bracciantato nelle grandi tenute degli agrari. La vita di questi salariati è durissima soprattutto nel Sud del Paese, in Andalusia. Le uniche zone industrializzate sono i Paesi Baschi nel Nord, e la Catalogna. A livello politico, la Spagna è ancora una monarchia costituzionale, ma il sistema parlamentare è gravemente corrotto: i due principali partiti politici, liberali e conservatori, fanno ampio ricorso ai brogli elettorali. Dunque, agli occhi di molti spagnoli, che non a caso aderirono all’anarchismo, lo Stato è un’istituzione screditata.

Alle elezioni politiche del 1931 i repubblicani e i socialisti alleati ottengono una importante affermazione, che segna la caduta della dittatura di Primo de Rivera e del re Alfonso XIII. La destra cattolica, però, grazie anche al favore dell’esercito, torna al potere l’anno seguente. La situazione politica e sociale è incandescente e sono numerosi i moti repressi con violenza dall’esercito. Alle elezioni politiche del 1936, le forze di sinistra tornano al governo grazie al primo esperimento di Fronte popolare (repubblicani, socialisti, comunisti e cattolici baschi autonomisti). In estate però la situazione precipita: il 17 luglio le truppe di stanza nel Marocco insorgono ed il giorno dopo la rivolta si estende a tutto il paese. È l’inizio della guerra civile, con pesanti ripercussioni anche sul piano internazionale.

Mussolini ed Hitler inviano notevoli rinforzi, uomini e armi, anche aerei, a sostegno di Franco. Anche il Portogallo fornisce a Franco migliaia di volontari. L’invio di aerei forniti da Hitler e Mussolini permette ai rivoltosi di trasferire sulla penisola l’Esercito d’Africa, le loro truppe più efficienti, che iniziano ad avanzare verso Madrid. Al cospicuo impegno di Italia e Germania, non corrisponde un eguale sforzo da parte di Inghilterra e Francia. Molto di più fa l’Urss, che invia armi e consiglieri militari e organizza le Brigate Internazionali, e il Messico.

In soccorso del Fronte popolare, si schierano anche i fuoriusciti italiani, gli antifascisti in esilio, soprattutto, all’inizio, gli aderenti a Giustizia e Libertà (Carlo Rosselli organizza una colonna di volontari fin dall’estate del 1936). La partecipazione dei volontari italiani, inquadrati nella Brigata Garibaldi, è consistente, circa 3.350 effettivi, e mise in campo alcuni tra i maggiori esponenti dell’antifascismo: i comunisti Togliatti, Longo, Di Vittorio e Vidali, il socialista Nenni, il repubblicano Pacciardi. Guidate dal generale russo Emil Kléber, le Brigate internazionali hanno un ruolo determinante nella difesa di Madrid, distinguendosi nella battaglia di Guadalajara nel marzo 1937, dove si trovano di fronte gli antifascisti italiani del battaglione Garibaldi e i cosiddetti volontari fascisti del Corpo Truppe Volontarie. Nel fronte antifascista però non mancano contrasti e divergenze interne, specie tra comunisti e anarchici, che ne indeboliscono l’azione.

Nella guerra civile spagnola ci sono tutti gli ingredienti per esaltare gli antifascisti italiani, che vedono una straordinaria opportunità per un fine essenziale: estendere, quella che è una vera e propria guerra europea, all’Italia o in qualche misura coinvolgere e condizionare la società italiana nella lotta al fascismo.
Per molti antifascisti italiani, in costante ricerca di azione e di iniziativa, covata negli anni della cospirazione e dell’esilio, pare prendere corpo, con la guerra di Spagna, un’impresa di insperato successo, che avrebbe spronato le masse italiane a svegliarsi dal torpore e a reagire con forza al regime mussoliniano.

Poi via via i caratteri di quella guerra mutano ma rimane invariato lo spirito e il coraggio che animò moltissimi combattenti impegnati in un fronte di coalizione antifascista, malgrado gli insuccessi e gli errori.
Le migliaia di italiani che prendono parte militarmente alla guerra civile spagnola dal 1936, in appoggio al governo Repubblicano, si trovano a contatto con uomini e donne provenienti da cinquantatré nazioni diverse, uniti nella più importante prova di solidarietà internazionale nella storia del movimento operaio, perché benché le cause originarie della Guerra spagnola sono da individuare in precipue questioni nazionali, il conflitto risente fortemente della situazione internazionale.

I combattenti delle Brigate sono portatori di un sogno di libertà, come scrisse Giancarlo Pajetta, combattono per una causa di progresso ed emancipazione sociale, internazionale. “Ad Albacete – ricorda Giovanni Pesce – approdavano professionisti, operai, contadini, minatori; anziani e giovani; militanti comunisti, anarchici, socialisti, repubblicani; uomini che avevano abbandonato casa e posto di lavoro, miseri braccianti del mezzogiorno d’Italia, della Croazia, delle pianure d’Ungheria, minatori tedeschi”.

Tra i leader troviamo Pietro Nenni che in poco tempo diventa il massimo organizzatore delle forze antifasciste italiane accorse in Spagna, che lottano su diversi fronti spagnoli. Nella guerra civile spagnola vi sono tutti gli ingredienti per esaltare il socialista e antifascista faentino, da oltre dieci anni in esilio a Parigi. Vi è la battaglia per la repubblica, la democrazia, il socialismo; vi sono le barricate, gli operai e i contadini armati. In Spagna c’è un clima ribelle che piace a Pietro Nenni. La sua attività in Spagna è febbrile e alla fine di novembre è nominato Commissario politico delle Brigate Internazionali. Svolge un’instancabile opera di organizzazione politica e propagandistica insieme ad una intensa attività giornalistica. In alcuni incontri internazionali espone la sua intenzione di fare della guerra spagnola il simbolo della lotta contro il fascismo e delinea la sua idea della necessità dell’unità d’azione antifascista.

La guerra civile spagnola in Francia e in altri paesi ha avvicinato molti uomini e donne alla politica. Molte donne in Europa si sono impegnate a favore dei resistenti impegnati in Spagna.
La Spagna, dunque, è il teatro del primo scontro armato tra fascismo e antifascismo, con gli italiani – le camice nere di Mussolini da un lato, e gli oppositori del regime dall’altro – impegnati su entrambi i fronti.

Sono migliaia, infatti, gli italiani arruolatisi come volontari nell’esercito regolare italiano, nella Milizia o nel Tercio Extranjero per la difesa dalla “minaccia comunista” nel Mediterraneo, spinti più da logiche materiali o di ricerca di un’esperienza che potesse offrire un’alternativa rispetto alle difficili condizioni di vita, anche sul piano della sussistenza quotidiana, presenti in Italia. Il numero dei legionari italiani, impiegati nell’operazione, denominata “Oltre Mare Spagna” è imponente (non è mai stato determinato in maniera definitiva: per alcuni studiosi essi furono 120.000, per altri non più di 50.000 e mai impegnati nello stesso momento).

La guerra civile si conclude con una disfatta nel 1939. Dei 59.380 volontari accorsi in Spagna da cinquanta diversi paesi per combattere il fascismo, i caduti furono 9.934 mentre 7.686 furono feriti gravemente. Alla fine di gennaio, dopo la caduta di Barcellona, Pietro Nenni incontra per l’ultima volta i compagni della Brigata Garibaldi e a marzo le truppe franchiste entrano a Madrid.
Dopo tre anni di violenti combattimenti, nel 1939, il generale Franco riesce ad imporre la propria dittatura. La guerra civile ha prodotto più di un milione di morti. Siamo alla vigilia della seconda guerra mondiale, alla quale però la Spagna, dilaniata dal conflitto interno, non prenderà parte, permettendo al regime franchista di sopravvivere .

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

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