Le parole d’autore di Nenni: l’uomo della strada

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– DI FRANCESCA VIAN – 

Giovanissimo, Nenni si reca ad Anversa per l’Avanti!: intervista l’esponente socialista belga Camille Huysmans, ma prima si abbandona a una minuziosa descrizione della città e dei cittadini, come essi gli appaiono, camminando verso il porto. Commenta: “Non si nenni-fumettodevono amare molto fiamminghi e valloni se devo giudicare dai discorsi dell’«uomo della strada» ma siamo ben lungi dalla lotta separatista nella quale pare che i tedeschi avessero riposto qualche speranza”: la voce nuova “l’uomo della strada” è stata scritta da Nenni fra virgolette (Avanti!, 22 novembre 1921, pagina 5).

Qualche mese dopo, in un’altra città portuale, Genova, Nenni osserva i preparativi per la Conferenza internazionale delle nazioni; si reca al porto, ascolta e descrive i discorsi: l’Avanti! titola “Impressioni dell’«uomo della strada»”, con “uomo della strada” di nuovo fra virgolette, segno che era avvertita come locuzione non ancora entrata nella quotidianità (Avanti!, 6 aprile 1922, pagina 1; nella immagine di copertina Dino Gambetti, Vista del porto di Genova).

Pietro Nenni leggeva i romanzi e gli scritti del famoso vocabolarista Alfredo Panzini, che annotava periodicamente le parole nuove, e che ci dà quindi uno spaccato importante della lingua dell’epoca. Ma Alfredo Panzini registra “l’uomo della strada” nel suo Dizionario moderno soltanto nell’edizione del 1935.

L’uomo della strada è una traduzione piuttosto libera dell’inglese the man in the street, locuzione nata in Inghilterra, negli ippodromi, e poi diffusasi nel linguaggio comune dal 1870, a cui corrisponde dal 1900 l’americano The man in the car. Nenni lo importa in italiano dal 1921, e direi che è una di quelle parole di cui Nenni merita la paternità, poiché è senza dubbio un uomo che volle osservare, capire, cercare di analizzare l’opinione delle masse.

Tenero è a questo proposito il suo continuo cercare le opinioni politiche della gente. Nel 1942, ad esempio, nella Francia del Sud, appena giunto in confino nel Massiccio centrale, senza nemmeno il conforto della famiglia, Nenni cerca di fare conoscenza: “Corro per le montagne, per i boschi. Comincio a fare conoscenza in diversi casolari. Il gelo dei primi giorni va cedendo. Ma la confidenza non va ancora oltre un bicchiere di latte o di cidro. Appena faccio scivolare il discorso sulla politica, i miei interlocutori ammutoliscono. Dicono: “Bah! La politica non fa per noi. Ci pensano i signori!” (…) Tento di spiegare che se loro non si occupano di politica, la politica si occupa di loro, che negli eventi hanno anch’essi la loro parte, anche se non se ne avvedono. Mi lasciano dire senza che il discorso leghi.” Con il parroco non va meglio. Alle domande di politica di Nenni, il sacerdote risponde “nella forma che è abituale ai sacerdoti: ‘Non vi si vede in chiesa’” (Taccuino 1942)

Certamente gli abitanti del luogo non potevano parlare volentieri con lui di politica, trovandosi “con il piede straniero sopra il cuore” (Salvatore Quasimodo), nella Francia collaborazionista di Vichy.  Nenni però continuava a lamentarsi di quanto fosse difficile “dissuggellare bocche”.

Ma quando i tempi cambiarono, le masse ricambiarono l’affetto di Nenni. Riporto di tanti possibili esempi, una citazione dell’intellettuale Franco Fortini, proprio perché anch’egli, in questo frangente, osserva le reazioni dell’uomo della strada, alla voce di Nenni. Si trovava a Bologna, nel 1954, in una festa dell’Avanti!: “Così parlando, era venuto buio in terra e intorno a noi si faceva più fitta la folla. E su tutto, dagli altoparlanti nascosti fra le frasche irrigidite dai fari elettrici, si abbatteva la voce enorme e rauca di Nenni. Il fiato di Nenni ansava negli altoparlanti e vi scrosciava dentro – quando evocava le stragi della Wehrmacht, l’arbitrio governativo, la connivenza con la corruzione – l’applauso della folla adunata. Pure, dove noi eravamo, se taluni ascoltavano immobili, i più si muovevano, porgendo l’orecchio (…) come si ascolta la parola del parroco o quella del vecchio padre” (Franco Fortini, Dieci inverni, Feltrinelli).

Ecco: Nenni era attento all’uomo della strada fin dalla gioventù, ma poi anche l’uomo della strada ricambiò affettuosamente la sua attenzione.

Grazie a chi segue queste mie note. Ci rivediamo fra qualche giorno con “Il catino di Ponzio Pilato”.

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