Inchiodati alla deflazione

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-di SANDRO ROAZZI-

Se l’economia italiana continuerà a tenere il passo timido dell’inflazione i prossimi mesi non saranno certo da ricordare. A giugno si resta in deflazione con un -0,4% tendenziale, mentre rispetto a maggio l’aumento dei prezzi è… microscopico, +0,1%. Di questo passo l’inflazione acquisita difficilmente si schioderà rapidamente dall’attuale -0,2% anche se migliora. Quella di fondo, ovvero l’inflazione più vicina alla realtà depurata come è da energia e da prodotti stagionali, naviga sul fondo con un modesto +0,5%.


Probabilmente è questo lo scenario che deve più preoccupare rispetto alla stessa Brexit i cui effetti potrebbero essere “congelati” dalla May in Gran Bretagna in attesa di sviluppi futuri e diversi. Un contesto che combinato con le incertezze sulle prospettive rischia di mutilare anche quella lenta dinamica della crescita post-crisi. Eppure, a dirla tutta, l’inizio dell’anno faceva perfino presagire sul fronte della deflazione anche un possibile futuro peggiore. E questo si deve ad un supporto, debole ma presente, della domanda interna che sta frenando l’emorragia di chiusure di imprese e, come si è visto, dei posti di lavoro persi.

Ma le difficoltà ad uscire da questa situazione sono molteplici e riguardano anche la politica che si nutre molto di sondaggi sul livello di gradimento dei partiti e molto poco di un confronto su come fare sistema Paese per ridare slancio all’economia. Ormai tutto è demandato alla ripresa autunnale sul piano strategico, quando inizierà la stagione della legge di stabilità. Inutile dire che i cambiamenti che oggi servirebbero, ad esempio sul fronte della innovazione o delle opere infrastrutturali, andranno misurati nel medio periodo. Oggi non sono certo una stampella a disposizione.

Resta, ma qui sorgono i problemi, da esplorare un’altra via: quella della inflazione da salari, ovviamente graduale… Liquidità nel sistema economico ne abbiamo fin troppa dopo l’azione della Bce, non è aria da grandi investimenti, per giunta le famiglie se possono tornano a risparmiare.
Uno sblocco potrebbe venire da un’onda crescente di aumenti salariali, raggiungibili con il rinnovo dei contratti, assai meno con la dinamica dei salari legati alla produttività tanto cara a Confindustria per il semplice fatto che questi ultimi non alimentano l’inflazione come servirebbe. Ma anche in questo caso una risposta può venire in autunno. Per ora dovremo accettare di coabitare con la deflazione.

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