Emanuele Filiberto, italiano di “cuore”, svizzero per le tasse

 

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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

“Gli italiani all’estero mi hanno reso italiano e oggi, che sono cittadino italiano ho il diritto di candidarmi e il dovere di aiutare gli italiani”; e ancora: “Oggi sono un cittadino della Repubblica italiana, ho dei doveri ma anche il diritto di essere eleggibile. Non vedo perché non potrei candidarmi: amo la mia patria, sono giovane e ho delle idee”. Era il 2009 e il rampollo di casa Savoia, Emanuele Filiberto, si candidava per le Europee nelle file dell’Udc. Il principino vantava la sua appartenenza all’Italia. La cantava addirittura. Era il 2010 quando con Pupo e Canorici maltrattava in questa maniera a Sanremo i canoni poetico-musicali: “Sì, stasera sono qui, per dire al mondo ed a Dio: Italia amore mio”. Se un vecchio proverbio recitava “Agosto, amore mio non ti conosco”, il caro Emanuele ha anticipato il distacco di buoni quindici giorni.


Italiano ma non troppo. Italiano quanto basta. Il principe ama così tanto la sua patria da essere residente in Svizzera. Risultato? Niente tasse italiane. In tutto 480 mila euro accumulati attraverso introiti pubblicitari e trasmissioni tv. L’Agenzia delle Entrate ha ritirato l’accertamento avviato a carico del rampollo di casa Savoia. La sua umile dimora di Umbertide in Umbria aveva destato sospetti sul fatto che la residenza in Svizzera fosse fittizia. E mica solo questo. Per candidarsi alle elezioni nel 2009 si era iscritto pure all’anagrafe.

Il principino il 2 maggio aveva twittato che “I parassiti partigiani, con le loro 179 associazioni, costano al contribuente 3 milioni di euro”. È meglio lui che ai contribuenti ne costa solo 480 mila.

Ci aveva visto lungo Lombardi il 15 marzo del 1983 quando intervenne alla Camera per bocciare la proposta di revisione costituzionale per favorire il rientro in Italia di un Umberto II morente. “La Repubblica è adulta, è forte: avevamo proprio bisogno che ad ogni morte, funerale, battesimo, nascita o matrimonio, re, ex re, servitori di re, cortigiani d’Europa di ogni sorta venissero a Roma ad infastidirci”. Ci sarebbe voluto un altro Lombardi per impedire che tornassero in Italia anche Emanuele Filiberto e suo altrettanto famoso padre. Perché come disse Nenni della fuga di Vittorio Emanuele III paragonandola a quella di Luigi XVI: “Storicamente la fuga a Pescara è l’equivalente della Fuga di Varennes e da Varennes si va al Tempio, e dal tempio alla ghigliottina. Non si ritorna al trono”. Non doveva tornare il nonno, ora confidiamo che non torni più il nipote. Perché le sue “fughe” verso le luci della ribalta certo rinverdiscono una consuetudine familiare ma non aggiungono al Paese nulla di buono. Come disse Lombardi, eviti di “infastidirci”: lo ha già fatto a sufficienza su una pista da ballo o sul palco dell’Ariston. E, per cortesia: siam ridotti già piuttosto male, non peggiori le nostre cose dichiarando pubblicamente la sua italianità.

Valentina Bombardieri

One thought on “Emanuele Filiberto, italiano di “cuore”, svizzero per le tasse

  1. Avanti Savoia! E che dite del Referendum truffa del 1946???
    Pensiamo a ridurre l’appannaggio di Mattarella, 220 milioni di Euro, 440miliardi di Lire, 25 volte la Corte Spagnola, 8 volte la Corte Britannica!!! La vergogna d’Europa, Mattarella come Napolitano, come Scalfaro e Ciampi, in 10 anni hanno speso ben 2.000.000.000 di Euro, ovvero 4.000.000.000.000 di Lire circa!!!!.

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