Francesco parla di “prossimo”, noi di nemici

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-di SANDRO ROAZZI-

All’Angelus Papa Francesco ha toccato forse il tema più controcorrente di questo periodo, la disponibilità verso il prossimo. Basta pensare alla violenza negli Stati Uniti, al povero Emmanuel, ai femminicidi ormai quasi quotidiani, per constatare come il “fatti prossimo del fratello o della sorella che è in difficoltà” stride prepotentemente rispetto alla realtà. Eppure l’invito a fare “opere buone e non solo parole che vanno al vento” richiama non solo un dovere etico ma anche la necessità di recuperare comportamenti individuali e collettivi che siano davvero un argine alla montante aggressività che si manifesta ovunque, che abolisce la parola “prossimo” per optare su un più inquietante “nemico” e che sta demolendo le basi stesse cooperazione e della coesione quando più servono. Il Papa ci ricorda che “il Signore potrà dirci… ti ricordi… quell’uomo mezzo morto ero io, quel migrante che volevano cacciare ero io, quel nonno abbandonato in una casa di riposo ero io, quel malato che nessuno va a trovare ero io”. Il guaio è che domina la memoria corta.

Si prenda la settimana che si apre: i ministri dell’economia dell’Ecofin si incontrano per capire se si possono placare le turbolenze dei mercati che gravitano attorno alla questione bancaria. Facile dire: l’Europa faccia l’Europa, i Governi facciano i Governi, i burocrati (per una volta) tacciano e si rendano utili. Una soluzione per gli istituti di credito italiani non dovrebbe essere impossibile ma sarà importante capire come ci si arriverà, con la consapevolezza o meno che gli egoismi nazionali vanno accantonati per non sprofondare e tornare in Europa a sentirsi… prossimo.. Dal canto loro i sindacati in Italia rilanceranno il problema di undici milioni di lavoratori senza contratto. Una enorme falla nel sistema contrattuale ma anche una palese ingiustizia che va contro l’interesse di una economia a caccia di crescita.

Due esempi, ma si potrebbe continuare con le pensioni che interessano alcune migliaia di lavoratori (e non… milioni come appare dal risalto che si dà alla questione dell’anticipo pensionistico), lavoratori che hanno fatto la loro parte in lavori usuranti o perché “faticano” dalla prima giovinezza o perché nessuno più li vuole e che restano in mezzo al guado della Fornero a chiedere inutilmente un atto di giustizia. O anche in politica con scontri parolai e continui su referendum e sistema elettorale… gomito a gomito con scandali ed inchieste giudiziarie.

Ma l’invito a ragionare sul “prossimo” richiama anche una riflessione sul come oggi si interpreta e si gestisce il potere in politica come nel resto della società anche dove la solidarietà era un tempo di casa. Si gestisce con l’arma della paura, notoriamente nemica di prassi democratiche. Un sistema di governo egoista che accentua conformismo e mediocrità, distrugge il profilo umano dei rapporti fra le persone, impone una… morale secondo la quale ribellarsi è inutile. Sei fuori, altro che prossimo. Difficile poi meravigliarsi se gli interessi generali diventano ‘ultima ruota del carro.

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