Pensioni, l’obiettivo è redistribuire la povertà

generiche Inps

-di SANDRO ROAZZI-

Istat, Ocse, Inps in vario modo accendono i riflettori su povertà e precarietà.  Partiamo dall’Ocse, ottimista sul fatto che i livelli di occupazione nel 2017 torneranno nell’area più sviluppata ad esser quelli pre-crisi ma non ancora in  l’Italia. Mentre è salita dal 56% al 57,1% la percentuale dei giovani  italiani che  svolgono lavori precari e dal 37,9% al 43 quella di lavoratori giovani allo stesso posto di lavoro per un un anno. Al Senato l’Istat documenta, dal canto suo,  il fatto che sono 4,6 milioni le famiglie italiane che percepiscono assegni familiari ottenendo in media 1155 euro l’anno. Ma la combinazione di assegni e detrazioni finisce per evidenziare una posizione di  svantaggio a danno delle famiglie più povere rispetto a quelle che sono fuori dal rischio povertà.

Il colpo di grazia viene dal rapporto annuale dell’Inps: quasi sei milioni di italiani hanno redditi da pensione inferiori ai mille euro al mese. Molte le donne. Un dato che ha fatto chiedere al Presidente dell’Inps, Tito Boeri interventi di contrasto alla povertà. Le prestazioni previdenziali sono 17,1 milioni, quelle assistenziali poco meno di 3,9 milioni. Una distinzione  che finora non ha portato a ragionare sull’opportunità di dividere previdenza da assistenza malgrado le insistenze sindacali. 

Non poteva mancare un accenno  al tema del momento, vale a dire la flessibilità verso la pensione da parte dei lavoratori anziani o di coloro che sono rimasti disoccupati in tarda età. A Boeri non piace il… pungiglione dell’Ape, l’anticipo pensionistico che verrebbe erogato dall’Inps dopo intese con le banche (e le assicurazioni), in quanto costituirebbe “una riduzione permanente” della pensione. Ragionamento logico anche se non si può dimenticare  che Boeri ha caldeggiato altri interventi che nella sostanza ottengono lo stesso esito come quello di ricalcolare con il metodo contributivo anche la parte “retributiva” delle pensioni in essere. Va detto che in questo caso ci si appella ad un principio di equità (facendo terra bruciata di leggi e diritti acquisiti) ma la conclusione per milioni di pensionati resta lo stesso:  pensioni più misere per quel che resta da vivere.  Sul prestito, del resto, rimane la diffidenza delle confederazioni che pure spingono per fare chiarezza a luglio senza attendere settembre. Certo, Boeri si riscatta agli occhi… del Governo con un giudizio lusinghiero sul Jobs Act ( anche se la inevitabile fine degli incentivi non offre sicurezze per il futuro), ma l’uscita  sull’Ape può destare l’impressione  di un suo possibile… smarcamento che sarà pure azzardato ma certo non pare peregrino con l’evoluzione politica  e sociale  in atto. 

Sullo sfondo però va notato che  sul  capitolo povertà si affacciano ragionamenti e soluzioni che fanno sempre più pensare a ricette che puntano su una redistribuzione delle poche risorse disponibili all’interno delle grandi fasce sociali con redditi medi e bassi. La stessa contrapposizione giovani-anziani fa parte di questo contesto. Preludio rischioso  però, se il Paese non riparte, ad un più esteso impoverimento. Con un aumento delle  tensioni sociali e della radicalizzazione di esse. Direzione pericolosa: il Paese non ha  bisogno di guerre fra poveri. 

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