Diario di una scrutatrice elettrica

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-di VALENTINA BOMBARDIERI- 

Mentre l’Italia si reca alle urne, dentro i seggi elettorali per chi ha la fortuna di assistere alle operazioni di voto se ne vedono di tutti i colori.  C’è un’Italia all’interno dei seggi, che assomiglia a un film di Carlo Verdone, un incrocio tra “Borotalco” e “Viaggi di nozze”. Si ha la fortuna di avere una finestra sull’umanità.

Uno scrutatore il pomeriggio prima arriva al seggio che gli è stato affidato, apre le schede le timbra le firma. La mattina è tutto pronto, alle 07.00 si comincia. Arriva l’elettore. Documento valido, tessera elettorale. Qui possono sorgere due problemi: o il documento è scaduto o i timbri finiti.  Se i timbri sono finiti l’italiano medio ti pregherà di timbrare la parte bianca tanto “che ce fa”. Mettiamo invece che fila tutto liscio, l’elettore vota ed appena uscito dall’urna lo scrutatore si trasforma in un cane da guardia. Nel farsi restituire la matita copiativa. Le matite sono importantissime. Guai se te ne sfugge una.

Alterni momenti di pace a momenti di panico, gente in fila fuori dalla porta a cui diventa impossibile spiegare che esiste un registro per gli uomini e uno per le donne. E se quindi in fila ci sono dieci donne e arriva un solo uomo, può passare avanti. Non è complotto, né terrorismo, né discriminazione.  Se succede invece il contrario, gli uomini tronfi si vantano di una galanteria che nulla dipende da loro.

Altro momento di panico. Il cellulare. Non si può portare il cellulare nelle cabine e continui a ripeterlo per circa trecento volte nell’arco della lunga giornata elettorale. Reazioni e risposte di ogni tipo. “Ho lasciato il cellulare in macchina”, ok la prima, la seconda e anche la terza, alla quarta la cosa ti puzza talmente tanto da cominciare a immaginare che se fuori dai seggi se arrivasse un ladro, si arricchirebbe. “L’ho lasciato a casa”. Il che è ancora più improbabile della prima scusa . Poi c’è l’elettore che chiede “Scusi ma perché devo lasciarglielo? Io so chi votare.” Cerchi di spiegare nella maniera più educata che tu non sei la maga Circe,  e che in quel momento devi far eseguire una legge. In sostanza, chiedimi tutto ma non il mio cellulare, come recitava quella pubblicità con quel bell’attore.

Sopporti per ore e ore consecutive domande del tipo:” come si vota?, “dove devo mettere la X?”, “ma perché sono due schede?”, “le schede rosa sono per le femmine e le blu sono per i maschi?”.

Tra timbri, carte e verbali da firmare, firme da porre ovunque, buste con numeri improbabili la giornata volge al termine, solo dopo lo spoglio. Con il pensiero che sia indispensabile un po’ di educazione civica e uno svecchiamento della modalità di voto.

valentinabombardieri

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