Crisi demografica, cosa faranno i nuovi sindaci?

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-di ANTONIO TEDESCO-

Finalmente si vota. L’estenuante campagna elettorale sta per terminare e il 5 giugno milioni di italiani si troveranno difronte ad una scelta importante per la propria città. Cambierà la governance di alcuni Comuni italiani? Vedremo.


Tra le tante sfide dei futuri amministratori c’è il tema cruciale del welfare locale, necessario per attutire gli effetti perversi del capitalismo che si ripercuotono sulle fasce più deboli della popolazione. Siamo curiosi di sapere cosa faranno i futuri Sindaci nella lotta alla povertà, nelle politiche a favore dell’inclusione sociale e nelle politiche per aiutare le neo mamme. Proprio su questo tema sarebbe urgente una riflessione a livello nazionale perché riguarda il futuro del nostro paese, sempre più vecchio, con un tasso di natalità tra i più bassi al mondo.

In merito alle ultime iniziative del Governo possiamo affermare che il bonus bebè rappresenti un’iniziativa interessante a sostegno delle famiglie che intendono fare figli, per stimolare la crescita demografica ma è evidente che sia del tutto insufficiente. Su questo delicato tema inoltre non si tengono in considerazione alcuni fattori. Proviamo a fare l’esempio di una giovane coppia, due lavoratori, impiegati a tempo indeterminato che mensilmente pagano la rata del mutuo per l’acquisto della casa ed hanno avuto da poco un bambino. Superato i primi mesi di vita del bimbo (amorevolmente accudito dalla mamma in maternità), il principale problema che si pone per la giovane coppia è il costo dell’asilo nido o della baby sitter.
Nella maggior parte dei comuni italiani una famiglia con due lavoratori in casa non ha diritto all’asilo comunale (che copre appena nella maggior parte dei casi il 10% del fabbisogno) perché supera i limiti di reddito e si deve rivolgere al privato che ha costi esorbitanti (da 500€ a 800€ al mese) o ad una baby sitter (che costerebbe l’equivalente di uno dei due stipendi). Gli asili sono pochi e costosi e hanno orari talvolta inconciliabili con il lavoro e con i turni, se non si hanno nonni disponibili.

Assodato che la mamma non superi i limiti di reddito previsti dalla legge (26.000€ lordi) e ottenga il bonus bebè, si vede comunque recapitare dal Comune la comunicazione che la tassa dei rifiuti, a causa della crescita del nucleo familiare, è aumentata considerevolmente. Quello che entra da una parte, esce dall’altra. Una vera e propria beffa.

È evidente come questo non sia il metodo migliore per affrontare una vera emergenza. In Italia abbiamo una media di 1,37 bambini per donna, il livello più basso dal 1995; un problema che riguarda tutte le società capitalistiche industrializzate ma in Italia la situazione è molto più critica.
Ma il basso tasso di crescita demografica dipende solo da fattori economici?

Non solo, agli aspetti economici si aggiungono questioni culturali. Siamo cresciuti con la retorica della donna non considerata forza lavoro e legata, nell’immaginario collettivo, all’idea di angelo custode del focolare domestico. A questa figura di madre-casalinga, gli italiani continuano a essere molto affezionati. L’esclusione dal mondo del lavoro delle donne è uno dei principali motivi del basso tasso di natalità.

Nei Paesi dove c’è un’occupazione femminile alta e un sistema efficiente di welfare locale (o aziendale) si fanno più figli e dove c’è un’occupazione bassa se ne fanno meno. Una famiglia ha bisogno di più fonti di reddito ma anche di servizi. Tutte quelle politiche di conciliazione tra lavoro domestico e di mercato sono essenziali per rendere meno costoso e faticoso l’allevamento dei figli per la donna. Abbiamo un welfare poco attento e una società che non si è adattata alle nuove esigenze della famiglia e della donna.

Insomma per incentivare a fare figli non bastano gli “80 euro”. L’Italia per crescere ha bisogno di un radicale cambiamento culturale e politiche che tengano in considerazione delle profonde trasformazioni in atto nella nostra società. Se settant’anni fa hanno ottenuto il voto, oggi la battaglia precipua è il riconoscimento della centralità della donna nella nostra società.

antoniotedesco

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