Troppe chiacchiere sulle pensioni

-di SANDRO ROAZZI-

Potrebbe essere un’Ape che punge il meccanismo così battezzato per favorire la flessibilità da lavoro a pensione per coloro che sono a due-tre anni dal traguardo. E che, a quanto pare, non riguarderà invece coloro che il lavoro lo hanno perso. L’impressione è che un problema reale rischi di diventare un detonatore sociale specie se non gestito con la accortezza necessaria in presenza di continui e spiazzanti effetti annuncio. Sarebbe davvero il colmo che il Governo Renzi dovesse trovare più difficoltà sul nodo pensioni (come avvenne per Governi della prima Repubblica) che magari nella sfida sul referendum costituzionale.
Ad una prima lettura l’ipotesi in campo che si avvale del prestito bancario ha una sua logica: la banca eroga il prestito mensile poi girato dall’Inps al lavoratore e che è pari alla futura pensione decurtata però della rata destinata a restituire il prestito. Un rimborso che in realtà potrebbe perfino diventare nei fatti quasi “a vita” per gli assegni di maggiore entità con le decurtazioni percentuali si muoveranno da un minimo del 2% ad un massimo da definire. Perchè con tale sistema il taglio certamente si noterà a prima vista di meno ma sicuramente il buco che provocherà sugli assegni dei pensionati per lungo tempo avrà ben altra visibilità. Lo Stato inoltre dovrebbe pensare agli interessi da destinare alle banche la cui parte nell’operazione appare di tutto riposo. Banche in poltrona e… i sindacati? Parrebbe fuori della porta, anche se è tutto ancora da vedere.

Ad agitare ancor di più le acque arriva la staffilata sui vitalizi dei parlamentari del Presidente dell’Inps Boeri secondo il quale quelli in essere sono quasi il doppio di quanto sarebbe giustificato dai contributi effettivamente versati. Boeri la sua scomoda “verità” l’ha detta proprio alla Camera: “applicando le regole del sistema contributivo oggi in vigore per gli altri lavoratori all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40%, circa 76 milioni l’anno”. Nel corso di un decennio sarebbe un bel risparmio non c’è che dire. Un contributo alla…chiarezza che non guasta. Ma per non cadere in una ingenuità imperdonabile, non si può ignorare che questa considerazione cade nel bel mezzo di diversi scandali che rendono la politica ancora più invisa agli occhi dei cittadini. Insomma c’è il rischio che questa denuncia si trasformi in un altro fendente alla residua credibilità dei partiti (le cui colpe e responsabilità restano grandi). Boeri doveva tacere? No, non è questo. Ma il presidente dell’Inps non può ignorare le conseguenze delle sue parole sul malessere sociale esistente, specie se restano appese all’albero sempre verde di tanti qualunquismi (e possibili strumentalizzazioni) e senza calcolare il momento che attraversa il Paese. Non è tempo di virtuosismi ma di assunzioni di responsabilità e ce lo dice a chiare lettere lo stesso Istat quando ammonisce che in Italia potrebbe verificarsi un nuovo rallentamento economico. Un avviso ai…naviganti da non ignorare.

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