La storia oscura di Jan Masaryk, vittima del terrore

– di MAGDA LEKIASHVILI

70 anni fa, il 10 marzo 1948, i media Cecoslovacchi davano la notizia della morte del ministro degli affari esteri Jan Masaryk. Fu il figlio di Thomas Masaryk, filosofo e sociologo, famoso per essere stato il fondatore e il primo presidente della Cecoslovacchia. Il corpo del ministro fu ritrovato sotto la finestra della sua residenza a Praga. La versione fu, subito, quella del suicidio.

Il modo in cui Jan Masaryk morì non fu solo uno shock profondo, ma anche una completa sorpresa per tutti quelli che lo conoscevano. Per tutta la vita cercò di rimanere fedele e onorare il nome del padre, per cui, il suicidio non sarebbe stato altro che un vigliacco mezzo di fuga. E la decisione di togliersi la vita non sarebbe stata altro che la negazione del lavoro di tutta la sua esistenza. La possibilità che non sia stato un suicidio non può essere respinta, ma non si è comunque mai capita realmente la vera causa della morte.

Ricordando Jan Masaryk, il Guardian fa il paragone con l’ex ministro della Giustizia, che fu trovato gravemente ferito in circostanze simili, ma che, secondo testimonianze oculari, fu aggredito per le strade e poi abbandonato sotto la finestra del suo appartamento.

Nel 1945 il ministro Masaryk formulò i principi iniziali della politica estera cecoslovacca attraverso discussioni tra i leader comunisti e il presidente Eduard Benes. In primo luogo, la Cecoslovacchia avrebbe dovuto stipulare un trattato di alleanza per la cooperazione postbellica con l’Unione Sovietica. Questo trattato fu concepito come la base per la politica estera cecoslovacca da parte di tutti i rappresentanti del governo. In secondo luogo, il governo ha sottolineò la cooperazione est-ovest e i principi dello Statuto delle Nazioni Unite.

Nel mondo del dopoguerra la Cecoslovacchia non voleva essere né un sipario né un ponte, un anello in una catena democratica che attraversa il mondo e lo tiene unito. In terzo luogo, la Cecoslovacchia, come stato democratico, desiderava seguire la sua posizione tra le due guerre e sviluppare relazioni amichevoli con tutti i paesi, specialmente in termini economici.

Sapendo che l’economia cecoslovacca dipendeva circa al 60-80% dal mercato europeo e i suoi materiali grezzi, Masaryk fu molto entusiasta di aderire al Piano Marshall. Il suo ministero inviò una comunicazione a tutte le principali ambasciate del paese all’estero, al fine di ricevere informazioni disponibili riguardo al Piano. Come descrive Karel Kratky nel suo saggio “The Soviet Union in Eastern Europe, 1945-89”, la risposta immediata di Masaryk, dopo aver studiato tutti i dettagli del Piano Marshall, fu positiva.

“Siamo favorevoli a qualsiasi azione se il suo obiettivo è unificare l’Europa. Ma questo deve essere un patto per tutta l’Europa. Se questo divide gli europei in Destra e Sinistra, allora rifiuto un piano simile. La Cecoslovacchia è un Paese europeo che ha eseguito buoni servizi in Europa e merita di essere autorizzato a organizzare i suoi affari a modo suo” – affermava Masaryk. Dopo essersi consultato con il suo governo, a nome di tutta la leadership del paese, annunciò come la Cecoslovacchia apprezzasse molto l’invito degli Stati Uniti e fosse pronta a cooperare pienamente alla creazione delle precondizioni lavorative e a presentare le proprie proposte.

Il passo successivo sarebbe dovuto essere l’incontro a Parigi, il 12 luglio 1947, per la conferenza sul Piano Marshall. Ma la zampa sovietica proibì la partecipazione della Cecoslovacchia nell’attuazione del Piano. Masaryk, nello stesso periodo, fu convocato da Stalin con l’intenzione di dissuaderlo dal partecipare alle trattative. A questa pressione sovietica si aggiunse nel febbraio 1948 un colpo di stato comunista. Il presidente Benes fu costretto ad accettare un governo dominato dai comunisti, dove Masaryk era uno dei pochi non comunisti rimasti incarico.

La cancellazione della partecipazione cecoslovacca alla conferenza di Parigi segnò la divisione politica ed economica dell’Europa in due sfere di influenza. A partire dalla metà del 1947, i sovietici sembrano aver consolidato metodicamente la loro influenza nell’Europa orientale nel tentativo di ottenere uno straordinario livello di controllo.

Gli storici riflettono sul fatto che non c’era nulla nella natura di Masaryk che indicasse la sua intenzione al suicidio. Ma dal giorno in cui gli fu ordinato di ritirare la sua entusiastica accettazione dell’offerta del Piano Marshall, diventò un altro uomo. Durante le ultime due settimane prima della sua morte, ogni sua affermazione veniva censurata. E così si sentì un prigioniero.

Per cui, la versione del suicidio non fu mai per niente convincente, soprattutto per i paesi europei. Lo stesso George Marshall affermò che la Cecoslovacchia era sotto un “regno del terrore”. Nonostante numerosi sospetti, che indicavano i comunisti come gli assassini di Masaryk, nulla è stato dimostrato definitivamente e la sua morte rimane uno dei grandi misteri dell’era della guerra fredda.

Giorgio Bertuzzi Campreciós

Sistemista informatico nel campo delle telecomunicazioni, ho un passato fiorente in aziende come Italtel, Sirti, WIND e Fastweb. Mi diletto anche, per pura passione, nel realizzare siti web. Sono un appassionato motociclista, adoro lavorare il legno e adoro scrivere articoli, ed ogni tanto mi innamoro nel rileggerli.

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