Scia che ti passa

-di PIERLUIGI PIETRICOLA-

In un momento così delicato per l’Italia, per non parlare di quello che sta avvenendo e accadrà nei prossimi giorni internamente al PD, il dimissionando suo segretario Matteo Renzi è stato colto da un profondo senso di responsabilità. Valutata attentamente la situazione, confrontatosi con i suoi più stretti collaboratori, in seguito a una decisione collegialmente presa (come sua consuetudine) ha dichiarato che non parteciperà alle consultazioni col Presidente della Repubblica. Per impegni improcrastinabili? No. Per andare a sciare.

A voler essere veramente cattivi e perfidi, viene quasi da condividere la battuta apparsa in questi giorni sul sito www.spinoza.it (“Renzi va a sciare: capito perché ha candidato la Boschi a Bolzano?”). Ma la cattiveria serve a poco. Quasi a nulla. Bisogna cercare di capire.

Partiamo da una domanda: perché andare a sciare proprio in questo momento? Forse perché il PD è in discesa libera. E giustamente, in quest’ultimo scorcio d’Inverno – che stenta a cedere il passo alla Primavera – non sarebbe stato educato comportarsi diversamente. E Renzi, con grande disinvoltura, non ha faticato ad adeguarsi alla situazione (come si è visto dalle recentissime percentuali di voto).

In questo caotico contesto, il quasi ex segretario del PD ha un’arma che sta utilizzando senza che gli avversari se ne accorgano: la cultura. Non è da escludere che fra le sue letture formative vi siano dei testi di Ennio Flaiano, soprattutto il suo Diario degli errori. Un concetto che Flaiano ripeteva con convinzione era: vincere è volgare; perdere è molto più elegante. E Renzi, uomo di indubbio stile, ha trasformato tale principio in strategia politica.

Difatti, da quando c’è lui alla guida, il Partito Democratico è diventato molto più elegante di prima. Per la verità un primo cambiamento di stile pensò a darlo già Pierluigi Bersani nel 2013. Poi, dopo una recrudescenza di imperdonabile volgarità – la vittoria alle europee nel 2014 –, Renzi ha compiuto una svolta di definitivo buon gusto con il referendum costituzionale nel 2016 e ha chiuso in bellezza con queste ultime elezioni. Che eleganza!

Ora il problema è quello di non rischiare di apparire troppo elitari. Un poco più elegante del PD è Forza Italia. A seguire vengono Fratelli d’Italia con Liberi ed Eguali: firme per pochi (basta guardare i numeri!). Il Partito Democratico, si può dire, punta ad una eleganza più di massa, meno schifiltosa. Il difficile sarà uscire dal buon gusto impresso da Renzi e dalla sua segreteria e, quindi, non intraprendere una rincorsa all’eccesso di raffinatezza tipica di una Meloni, di un Berlusconi, di un Pietro Grasso (più ingessato quest’ultimo rispetto agli altri, ma comunque à la page).

E quindi che fare? Durante gli ultimi mesi, in molti avranno provato a dire a Renzi di prestare ascolto alla moda. Ma quale? ve ne sono così tante! Per esempio al fatto che migliaia di lavoratori, con l’introduzione del Jobs Act, non si sono più sentiti tutelati nei loro diritti. Oppure che invece di tanti impieghi a tempo determinato, sarebbe stato meglio averne meno ma a tempo indeterminato. Se poi si fosse aggiunto anche l’argomento pensioni, chi si sarebbe dispiaciuto?

Troppo elegante, avrà pensato Renzi. I diritti dei lavoratori, il posto fisso, la pensione: son tutte cose volgari. Troppo. E per questo, il quasi ex segretario del PD ha pensato di andare imperterrito avanti con la sua linea di eleganza, nella speranza di influenzare il cosiddetto gusto medio. Operazione che, purtroppo, non gli è riuscita.

È anche vero, per dirla con Zavattini, che i poveri sono matti. Ma è altrettanto vero che vox populi, vox dei. Che male ci sarebbe stato nel tentare di prendere un po’ più in considerazione le esigenze che, da più parti, le persone chiedevano al PD, e alla politica tout court, di inserire nei loro programmi? Sarebbe stato così inelegante?

È la domanda alla quale Renzi prima o poi dovrà rispondere. Per ora, si va a sciare. E i problemi del PD, delle strategie politiche da adottare per recuperare i voti persi? “Fatti vostri: arrangiatevi!”, sembra dire Matteo dall’alto delle sue montagne.

È possibile mai? Ebbene sì. Perché, come direbbe Flaiano, a Renzi l’insuccesso ha dato alla testa.

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