Washington “onorerà” Boris Nemtsov, oppositore assassinato tre anni fa


-di MAGDA LEKIASHVILI-

Washington rinominerà una piazza davanti l’ambasciata della Russia e le darà il nome del defunto Boris Nemtsov, un oppositore del presidente Vladimir Putin, assassinato nel 2015 nelle vicinanze del Cremlino. Durante la votazione del 9 gennaio, il consiglio della provincia di Columbia ha approvato la legge sulla designazione della piazza Boris Nemtsov in prima lettura. Per “onorare l’attivista democratico” una parte della Wisconsin Avenue, davanti all’ambasciata russa sarà ribattezzata come Piazza di Boris Nemtsov il 27 febbraio, la data del terzo anniversario della sua morte.

Le autorità della città devono ancora ottenere un permesso dal sottocomitato della Camera dei Reppresentanti per la sicurezza interna, ma i funzionari del consiglio hanno fissato provvisoriamente una data per il cambio di nome per fine febbraio.

La decisione del consiglio della città di Washington non è stata una notizia piacevole per i politici russi, i quali hanno definito la mossa come immorale e come un tentativo di tormentare Mosca.

Intanto, i sostenitori di Nemtsov il 27 febbraio si riuniranno sia a Mosca che a Washington, davanti l’ambasciata russa, per ricordare la sua scomparsa.

Nella tarda serata del 27 febbraio 2015, Nemtsov stava camminando verso casa, non lontano dal Cremlino. All’improvviso partirono quattro colpi d’arma da fuoco da un’automobile. Subito dopo l’omicidio il capo della principale agenzia di sicurezza del paese, la FSB (di cui anche Putin è stato una volta il direttore) si presenta davanti al presidente della Federazione Russa con i nomi degli assassini.

Secondo la versione ufficiale, già tre giorni dopo l’attentato erano state arrestate cinque persone, etnicamente Ceceni con collegamenti apparenti a Ramzan Kadyrov. Gli investigatori del governo russo sospettavano di Zaur Dadaev, l’ex vice comandante della Sever (Nord), un ceceno delle forze speciali che si trova sotto l’autorità informale di Kadyrov. Nell’ottobre del 2010 è stato decorato con una medaglia al merito da parte del presidente Putin. Dadaev è stato l’unico tra i fermati ad aver confessato l’omicidio. Gli altri sospettati, all’inizio hanno riconosciuto la loro colpevolezza, ma poi hanno negato qualsiasi coinvolgimento, dicendo che erano stati minacciati e sottoposti a violenze. Molti degli alleati di Nemtsov sono sicuri che Dadaev abbia confessato sotto tortura. Secondo loro, un ipotesi del genere è rafforzata dall’osservazione delle numerose ferite sul corpo del sospettato. Il loro timore era che Dadaev fosse solo un esecutore dell’ordine, messo dietro le sbarre mentre il mandante continuava a godere della sua piena libertà.
Nemtsov aveva 55 anni ed era un leader del movimento di opposizione “Solidarnost” con l’ex campione di scacchi Garry Kasparov. Nei giorni precedenti alla sua morte, stava lavorando a un’inchiesta sulla presenza di soldati dell’esercito russo tra le file dei separatisti filorussi nell’est dell’Ucraina. Poco settimane prima aveva anche dichiarato pubblicamente di temere per la propria vita.

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