Un libro scomodo per Donald Trump


-di MAGDA LEKIASHVILI-

Sembra che per il presidente americano non ci sia qualcosa di più importante che il suo nome. Donald Trump si arricchì vendendo il suo nome, mettendolo fuori dai palazzi, alberghi, casinò e campi da golf che costruiva. Quando una presidenza è ancorata così fondamentalmente ad un’immagine, come lo è con Trump, piuttosto che su una lunga storia di risultati politici o coerenza ideologica, qualsiasi danneggiamento di quell’immagine può essere particolarmente pericoloso.

Lo sa bene anche lui. Proprio per questo non ha accolto bene la notizia della pubblicazione di un nuovo libro che lo riguarda. Un paio di giorni fa, il volume scritto dal giornalista Michael Wolff, “Fire and Fury Inside the Trump White House”, esce online e nelle librerie e diventa subito un bestseller. Il libro si basa molto sui racconti di Steve Bannon, l’ex capo stratega della Casa Bianca, licenziato ad agosto. I legali di Donald Trump hanno già mandato una richiesta, sia all’autore che alla casa editrice, di bloccare qualsiasi ulteriore pubblicazione, distribuzione e diffusione del libro.

Il racconto di Bannon può rafforzare il dubbio sulla vittoria di Trump durante le elezioni presidenziali. Famoso per i suoi affari, Trump si è messo in gioco e ha deciso di “conquistare” gli Stati Uniti. Una volta diventato presidente sono emersi i punti interrogativi che mettono in discussione i risultati delle elezioni. Mentre i sondaggi pronosticavano Hillary Clinton sulla poltrona presidenziale, in realtà, Washington si stava preparando per una nuova avventura politica. Gli americani hanno deciso di affidare il proprio destino al candidato repubblicano Donald Trump.

Le indiscrezioni sulle interferenze della Russia nelle elezioni statunitensi diventano insistenti per la prima volta già durante la presidenza di Barack Obama, nel pieno svolgimento della campagna elettorale. Immediatamente dopo i risultati definitivi, la vecchia amministrazione manifestò il convincimento che Vladimir Putin, con l’aiuto di hacker, avesse agito con manovre di hackeraggio contro la Clinton per favorire Donald Trump. Lo scandalo politico che ne è derivato è stato definito Russiagate coinvolgendo direttamente anche il presidente statunitense attualmente in carica.

La lista dei protagonisti coinvolti nel Russiagate, sia da parte statunitense che da parte russa, è corposo, e coinvolge gli entourage dei presidenti Trump e Putin. Come ad esempio il figlio, la figlia e il genero di Trump che hanno stretti legami con il mondo del business russo. Bannon nel suo racconto sottolinea l’incontro alla Trump Tower nel giugno 2016, nel pieno della campagna elettorale, al quale parteciparono il figlio del presidente, Donald Trump Junior, il genero Jared Kushner e l’avvocatessa russa Natalia Veselnitskaya. Quest’ultima non è un funzionario del governo, ma un’avvocatessa privata. Il suo viaggio negli Stati Uniti, ufficialmente, riguardava il suo lavoro di avvocato. Però, la domanda che sorge è come sia riuscita ad avere una riunione alla Trump Tower durante la campagna presidenziale e perché sia stata presentata a Trump Jr come rappresentante del governo russo. Ma soprattutto, quali erano le informazioni segrete sulla campagna elettorale della Clinton e i documenti utili per accusare il candidato democratico.

A pubblicare le email nelle quali Veselnitskaya si presenta come avvocatessa del governo russo e nelle quali dichiara di avere informazioni in grado di danneggiare Hillary Clinton, è stato proprio Donald Trump Jr. Il figlio del presidente, spiegando che le notizie avute dall’avvocatessa erano vaghe, ambigue e senza senso, quindi inutilizzabili.

Per Donald Trump la narrativa di Bannon è piena di menzogne, false dichiarazioni e fonti che non esistono. Secondo il New York Times, gli avvocati del presidente americano hanno inviato una lettera di diffida a Bannon, sostenendo che egli ha violato un “accordo di non divulgazione” parlando con l’autore Michael Wolff di vicende private e famigliari.

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