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Siria: i “cinque stelle” che “assolvono” Assad


C’è qualcosa di preoccupante nelle assonanze che fin troppo spesso si possono cogliere nelle dichiarazioni e nelle conseguenti prese di posizione dei pentastellati con le posizioni e le conseguenti dichiarazioni di Vladimir Putin. E sinceramente regge poco la tesi che il Movimento 5 stelle riconosce i governi legittimi perché anche nella legittimità ci può essere qualcosa di poco condivisibile dal punto di vista della cultura e della pratica democratica. Sottolineare che oggi i Putin, gli Orban e gli Erdogan non siano rappresentativi degli ideali di libertà e di democrazia come si sono venuti affermando in Occidente attraverso i secoli, non significa non riconoscerli come “capi” di una nazione ma semplicemente specificare che da un punto dal punto di vista della filosofia della politica (branca considerata secondaria della filosofia che guardando all’universale tratta con una certa sufficienze le cose contingenti) da loro si è lontani anni luce. Il fatto di non dichiararlo apertamente può creare legittime perplessità sul radicamento dei principi democratici nelle coscienze delle donne e degli uomini del partito di Beppe Grillo.

Timori che aumentano leggendo le dichiarazioni di alcuni parlamentari a proposito del massacro siriano, del bombardamento con armi chimiche di una popolazione inerme che aveva l’unico torto di vivere (o meglio sopravvivere) in una zona controllata dai ribelli anti-Assad. Fabio Massimo Castaldo e Vito Petrocelli, infatti, dubitano che a inondare di gas i siriani sia stato quello che è a tutti gli effetti un dittatore per quanto “legittimo” (ma nei regimi la legittimità è sempre condizionata dalla mancanza di reale libertà).

Dice Castaldo a proposito della paternità del massacro attribuita ad Assad: “Metto un grosso punto interrogativo perché queste, spesso, sono anche guerre di propaganda. E non bisogna dare giudizi affrettati”. Concorda Petrocelli: “Posso credere che lo abbia fatto, ma posso anche credere nella versione russa, e cioè che sia stato un incidente”.

Incidente? Punto interrogativo? Allora cerchiamo di inquadrare storicamente il regime siriano e sulla base delle sue propensioni storiche domandiamoci successivamente se Basahr al-Assad possa o non possa averlo fatto di proposito. Nel 1982, tra il 2 e il 28 febbraio il padre, Hafez, scatenò una repressione nella città di Hama che costò almeno duemila vittime (ma c’è chi parla addirittura di quarantamila). Quasi trent’anni dopo, l’11 dicembre 2011, il figlio, Bashar schiacciò sotto il suo tallone di ferro la nascente Primavera Siriana sparando sulla folla sempre ad Hama, nel quartiere di Aqarab: duecento morti. Almeno. E, allora, può averlo fatto o può non averlo fatto?

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