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Minzolini, Di Maio e la repubblica degli irresponsabili


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I senatori (la maggioranza, si intende) hanno deciso di non decretare la decadenza del collega Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1. In sostanza hanno deciso di essere al di sopra della legge, di accantonare il provvedimento che porta la firma di Paola Severino, nonostante una condanna a due anni e sei mesi per peculato del diretto interessato che ha fatto sapere di volersi dimettere. Scelta alquanto strampalata e che indiscutibilmente non rafforza la credibilità e rappresentatività delle istituzioni. Sarebbe buona norma distinguere il reato penale dall’opportunità etica e la seconda dovrebbe essere più stringente della prima nel senso che anche il solo sospetto dovrebbe indurre a un autonomo passo indietro, fermo restando il principio della presunzione di innocenza e pertanto chi non lo fa non è da considerarsi un reprobo: al massimo verrà penalizzato dagli elettori. In questo caso, però, opportunità etica e reato penale si sovrapponevano, dunque non c’erano alternative.

Il fatto è che poi in questo Paese c’è chi nota la pagliuzza nell’occhio del vicino e non la trave nel proprio e decide si sproloquiare. Ad esempio, il vice-presidente del Senato, Luigi Di Maio. Che ha denunciato il fatto che la legge Severino sia stata stracciata (lui non si è limitato alla metafora) e sin qui non si può che concordare. Ma poi ha detto che il Pd salva i “pregiudicati” e accusa lui. Concludendo che poi i colleghi non si devono lamentare se si scatenato i tumulti fuori da Palazzo Madama. L’uso in politica del termine pregiudicato non è bello e, comunque, forse prima di usarlo sarebbe meglio guardarsi attorno cosa che Di Maio evita di fare. L’evocazione dei tumulti, poi, ha addirittura un sapore anti-istituzionale da parte di chi ricopre una carica istituzionale.

Ma, soprattutto, è proprio sicuro Di Maio di non ergersi anche lui o il suo gruppo al di sopra delle leggi? Abbiamo appreso che attraverso un sistema di scatole cinesi, Beppe Grillo non è responsabile di ciò che appare sul Blog, salvo quei post che in calce portano la sua firma. La sostanza è che sul Blog dei pentastellati si può tranquillamente insultare, dileggiare, diffamare chiunque purché lo si faccia anonimamente perché nessuno è responsabile. Era uso, un tempo, mandare le lettere anonime ai giornali che, però, di solito venivano cestinate proprio perché senza firma e poco verificabili.

Esistono le leggi sulla stampa che impongono a un direttore (di giornale, di radio o di telegiornale) la responsabilità di qualunque cosa appaia o venga detta: se il pezzo è firmato, la querela se la beccano lui (per omesso controllo) e l’estensore; se non è firmata, se la becca solo lui. Non sembra a Di Maio, parlando di reati penali, che anche questo sia un modo per ergersi al di sopra delle leggi? Non gli sembra di partecipare anche lui un po’ alla Repubblica degli Irresponsabili?

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