L’atterraggio sull’Hudson: dal dramma alla leggenda

Flight 1549

-di FEDERICA PAGLIARINI-

Oggi 15 gennaio, è l’ottavo anniversario del famoso atterraggio di emergenza del pilota americano Chesley Sullenberger sul fiume Hudson a New York. Un episodio che sarà ricordato come uno degli atterraggi di emergenza più spettacolari di sempre. A bordo dell’aereo c’erano 155 persone che, da New York, dall’aeroporto LaGuardia, sarebbero dovute arrivare a Charlotte, nella Carolina del Nord. Il pilota Sullenberger lavorava nell’aviazione civile da quasi trent’anni ed era esperto di sicurezza del volo. Non sapeva che da lì a pochi minuti sarebbe diventato un eroe nazionale.

Pochi minuti dopo il decollo uno stormo di oche si schiantò contro l’aereo e alcune vennero risucchiate dai motori dell’Airbus (dell’US Airways), danneggiandoli entrambi. Subito dopo l’aereo cominciò a perdere quota. Non tutti i passeggeri si resero conto di quello che stava accadendo, ma si sentì benissimo lo scoppio dei motori e dagli oblò si vide chiaramente la scia di fumo.

Il pilota diede subito l’allarme alla torre di controllo. Gli venne suggerito di tornare indietro per compiere un atterraggio di emergenza su una delle piste dell’aeroporto, ma il si rese conto che non ce l’avrebbe mai fatta. New York era troppo vicina. Il rischio di compiere una strage era troppo alto. Decise così di provare un atterraggio di emergenza sul fiume Hudson, che scorreva a poche centinaia di metri.

L’atterraggio riuscì. Planò in modo da non subire un forte impatto sull’acqua, e tutto questo a motori spenti. Lo schianto aprì uno squarcio e l’aereo cominciò ad imbarcare acqua. Fortunatamente tutti le persone furono messe in salvo. Il pilota fu l’ultimo ad uscire, in quanto si accertò che tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio si fossero messi in salvo.

Dopo questa vicenda, Sullenberger divenne un eroe nazionale. Prese parte a programmi televisivi e fu invitato a scrivere un libro per raccontare il dramatico evento, per fortuna finito bene.

Dietro le quinte però, si mosse un’indagine interna per capire se la decisione del pilota fosse stata giusta. Un anno dopo l’evento, Sullenberger, che allora aveva cinquantacinque anni, annunciò il pensionamento. Continuò comunque a lavorare per i progetti della sicurezza del volo.

Di tutta questa vicenda, è recentemente uscito un film: “Sully” (il soprannome del pilota), il cui protagonista è interpretato da Tom Hanks. Il film ha ricevuto molti riconoscimenti ma anche molte critiche. Si dice che non abbia rispecchiato bene la storia accaduta e che si sia voluto dare molto spazio all’indagine fatta dalla NTSB. Come se il messaggio fosse stato questo: Sully è un eroe ma la NTSB fece di tutto per non ammetterlo e osteggiarlo.

In ogni caso, che si voglia dare ragione alle critiche o no, non c’è dubbio che il pilota “Sully” rimarrà nella storia dell’aviazione e in quella popolare per il miracolo di essere riuscito a salvare 155 vite umane.

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