Quando la bellezza diventa musica

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– di MARCO ZEPPIERI-

Con la fantasia proviamo a tornare indietro di centodiciassette anni.

Sul far della sera del 14 gennaio del 1900. Il nuovo secolo era appena nato e l’Italia, da poco unita, era un paese scontento e agitato. La situazione economica era difficile, il parlamento era stato sciolto, con decreto reale, sei mesi prima.

A capo del governo c’era Luigi Gerolamo Pelloux, un generale dell’esercito.

Durissima fu l’opposizione del Partito socialista al suo operato, ma questa è un’altra storia, una storia di fame, repressione e morte.

Con la memoria siamo a Roma nelle vicinanze di via Nazionale; da poco era stato costruito l’hotel Quirinale e attaccato ad esso il nuovo teatro dell’opera: il teatro Costanzi.

Pensare che fino ad allora come teatro per l’opera a Roma si usava il Mausoleo di Augusto (il cosiddetto Teatro Corea) ci fa capire molte cose.

L’occasione è di quelle importanti. La regina Margherita di Savoia e il presidente Pelloux stanno per assistere alla prima della Tosca del maestro Giacomo Puccini.

L’atmosfera che si respirava in teatro non era però delle più serene.

Il timore di attentati pervadeva la realtà politico e sociale del nostro paese; solo sei mesi dopo Umberto I verrà ucciso a Monza da Gaetano Bresci.

La regina arriverà proprio per queste paure dopo il primo atto.

Tutto remò contro ed anche la rappresentazione non andò granché; anzi fu addirittura sospesa; dei ritardatari riuscirono ad entrare in sala creando scompiglio e paura.

Dapprima si pensò ad un attentato, poi ad una critica feroce verso la nuova opera, alla fine fu solo maleducazione.

Problemi su problemi, timori su timori che avvilirono Puccini.

La critica fu molto tiepida, non stroncò né esaltò. L’Avanti! scrisse “Tosca non è adatta al temperamento di Puccini”.

Ma spesso il cuore del pubblico percorre strade ai più ignote.

Roma, Londra tutto esaurito.

D’altronde quando nel finale del primo atto parte il Te Deum e Scarpia prende completamente la scena a Tosca e Cavaradossi si può soltanto dire: “Grazie maestro per avercelo donato”.

Ps Recentemente sono andato a visitare, come faccio sempre quando passo per Lucca, la casa natale del maestro. Cinquecento metri la dividono dalla chiesa di San Martino dove è posta la tomba di Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia. Come qualcuno ha scritto “Ilaria non è la bellezza di un’immagine, ma la possibilità che essa potesse abitare in un’immagine”: non è casuale che Puccini sia nato lì. Nella sua musica abita la bellezza.

 

 

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