Il Capodanno di sangue nella guerra “sporca” siriana

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-di Magda Lekiashvili-

Festeggiavano il capodanno quando l’uomo armato ha aperto il fuoco nella discoteca Reina ad Istanbul, Turchia. Il primo giorno del 2017 porta circa 70 feriti e 39 morti, tra i quali 24 uomini e 15 donne. Tra gli identificati, 11 sono cittadini turchi, mentre 24 sono stranieri. Intorno all’1:15 di domenica, il killer ha sparato (uccidendolo) un poliziotto che era di guardia al cancello anteriore in discoteca. “Atto a sangue freddo” – commenta così l’accaduto il prefetto di Istanbul Vasip Sahin.

È subito scattata una vasta caccia all’uomo. Le autorità turche hanno imediatamente definito l’attacco come opera di terroristi.

Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha espresso le sue condoglianze alle famiglie delle vittime. Espressioni di cordoglio sono arrivate da tutto il mondo. Papa Francesco ha condannato l’attacco durante la sua udienza in piazza San Pietro, domenica. L’incidente ha lasciato il pontefice “profondamente addolorato”.

Il presidente Russo Vladimir Putin ha espresso le condoglianze a Erdogan subito dopo l’attacco dicendo: “il nostro dovere comune sia quello di rispondere con decisione all’aggressione terroristica”. La Russia rimane alleato della Turchia nella lotta contro questo “male”.

L’accaduto preoccupa la Casa Bianca dalla quale arrivano parole di conforto.

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La Turchia ha dovuto affrontare numerosi attacchi già l’anno scorso. Erdogan, dopo un periodo di grandi ambiguità caratterizzato da accuse di complicità con Al Baghdadi (rilanciate proprio da Putin e dalla Russia), ha mutato atteggiamento nel momento in cui ha stabilito uno stretto rapporto di alleanza con Mosca (raffreddando le precedenti relazioni filo-occidentali) e la Siria per giungere a una stabilizzazione (spartizione) dell’area al fine di stroncare le pressioni indipendentistiche dei curdi. La necessità di combattere tutte le organizzazioni “terroristiche” (soprattutto le milizie curde che sino a quel momento con l’alleanza occidentale avevano combattuto con maggior vigore contro l’Isis e il regime siriano di Bashar Al Assad), ha obbligato Erdogan a lanciarsi in una aperta campagna contro al Baghdadi in collaborazione con i nuovi alleati (Mosca e Siria).

Contemporaneamente, il presidente turco che vuole imporre una svolta autoritaria nel suo Paese (e in parte vi è già riuscito grazie alla repressione scattata dopo il tentativo di golpe di luglio) attraverso la modifica della Costituzione (e anche la reintroduzione della pena di morte), all’interno è impegnato in un braccio di ferro con i curdi che ha assunto caratteri non particolarmente democratici con l’arresto lo scorso 4 novembre del leader dell’Hdp, partito filo-curdo, con un notevole seguito elettorale nel Paese e una vasta rappresentanza parlamentare. Un giro di vite, quello voluto da Erdogan, caratterizzato da pesanti interventi sulla libertà di stampa e, in particolare, contro i giornali di opposizione (Cumhuriyet, il cui direttore è stato arrestato a fine ottobre). Parlando genericamente di azione terroristica, le autorità di Ankara hanno voluto tenere aperta anche l’ipotesi di una mano curda dietro il sanguinoso attentato. Ma le organizzazioni che utilizzano nello scontro con Erdogan anche questo strumento hanno immediatamente fatto sapere che loro non agiscono mai contro “civili innocenti”

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Una attacco aereo turco contro una delle città della Siria ancora controllate dall’Isis sarebbe alla base della “vendetta” degli uomini di Al Baghdadi. L’Isis, peraltro, è sospettato dell’attentato all’aeroporto di Ataturk di Istanbul a giugno, che ha fatto 44 vittime, e un’esplosione in un matrimonio ad agosto, non lontano dal confine con la Siria, che ha ucciso almeno 54 persone.

antoniomaglie

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