L’addio di Hollande: triste, solitario y final

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-di MAURO MILANO-

“Non mi ricandido per il bene della Francia”. François Hollande ha parlato alla nazione, ieri sera. Il Presidente è bianco (volto e camicia) e nero (capelli, abito, cravatta), lo sfondo è azzurro, con la bandiera del suo paese e quella dell’Unione Europea in un angolo. Il leader francese rinuncia a un secondo mandato. Non è mai successo. Charles De Gaulle – dopo aver perso un referendum sulla costituzione – si dimise nel 1969, Georges Pompidou morì durante il mandato nel ‘74, Giscard d’Estaing venne battuto da Mitterand al ballottaggio 35 anni fa. Ma si sono ripresentati tutti, finora. 

Il discorso è stato l’occasione per un bilancio del quinquennio all’Eliseo: l’opera di risanamento dei conti pubblici, gli attentati devastanti, gli interventi militari in Africa e in Medio Oriente. Il matrimonio e l’adozione per le coppie omosessuali e la legge sul lavoro, non proprio da governo socialista, che ha tanto indignato la gente e alzato la tensione. Hollande è del ’54, ha la stessa età della Merkel, la generazione della May, di Rajoy e Putin. Non c’entra dunque l’età, ci sono stati presidenti in carica fino a quasi ottant’anni. È più un problema di popolarità. Non c’è mai stato un capo di Stato francese con un consenso così basso da quando si fanno i sondaggi: il 7, il 4, addirittura lo zero per cento. Eppure è arrivato alla presidenza vincendo, quattro anni fa. Prese il 51,6% al ballottaggio contro Sarkozy, in carica. In realtà la Destra non perse voti in quelle elezioni, ne guadagnò. Il Front National (già guidato da Marine Le Pen), aveva rosicchiato voti non solo all’elettorato gollista, ma anche a quello della Sinistra tradizionale: gli operai. 

Il giorno dell’insediamento, Hollande si è preso un acquazzone mentre l’auto – scoperta – andava sugli Champs Elysées. Un presagio? Gliene sono piovute addosso di ben peggiori. Il nuovo Monsieur le Président appariva come un “uomo normale”, in contrasto col machismo del suo predecessore. Si è saputo a luglio che ha un barbiere personale (a quasi 10mila euro lordi al mese), a disposizione 24 ore su 24. Ma il presidente ha avuto anche i suoi echi di cronaca rosa. Ha avuto quattro figli da una donna che poi ha nominato ministro, Ségolène Royal. Al momento dell’elezione conviveva con la giornalista Valérie Trierweiler. Nel gennaio del 2014, mentre la prèmier dame era in ospedale, un giornale scandalistico è riuscito a immortalare Hollande che, goffo, andava a trovare, a bordo di uno scooter, la giovane attrice Julie Gayet. Per un periodo la cosa ha scatenato un po’ di pettegolezzi. Ma due mesi dopo il presidente è stato sconfitto alle elezioni amministrative. La luna di miele con i francesi sembrava finita insieme alla relazione con la Trierweiler, che ha pubblicato un libro-confessione di grande successo. 

Un anno dopo si è passati dalla farsa alla tragedia. Il pasticcione, travolto dalla presidenza un po’ come il personaggio Jacques Tati era scombussolato dalla modernità negli anni ’60, si è trovato a dover fronteggiare il terrorismo. 7 gennaio 2015, viene massacrata la redazione di Charlie Hebdo. Choc, solidarietà alla Francia da tutto il mondo, messaggio di reazione ferma e decisa dello Stato di fronte alla barbarie. 26 giugno, un musulmano decapita il suo datore di lavoro vicino a Lione. Il 21 agosto c’è l’attacco al treno Thalys. Il 13 novembre c’è  l’azione congiunta dei terroristi, al Bataclan e a Saint Denis: 130 morti e 368 feriti. Promette ancora una reazione ferma. Dichiara lo stato di emergenza, poi prorogato. Dice più volte che la Francia è in guerra, l’atmosfera di paura si diffonde in tutto il mondo occidentale, ci sono attentati altrove. Secondo diverse opinioni autorevoli poteva essere per Hollande l’occasione del riscatto, di apparire come il coraggioso tutore della Patria in quel momento drammatico. Successe a Bush dopo l’11 settembre. Ma per Hollande non è stato così. Ha approvato la loi travail: strizzando l’occhio a destra ha scatenato forti proteste da parte di quello che era il suo elettorato. La Francia poteva ritrovare sé stessa vincendo in casa gli europei di calcio, ma il Portogallo ha infranto il sogno all’ultimo minuto. Quattro giorni dopo c’è stato un nuovo attentato: il camion sulla folla a Nizza. E il 26 luglio è stato ucciso un prete a Rouen, praticamente “a casa” del presidente. Il paese gli ha voltato definitivamente le spalle. Declino di un leader inconcludente, come il protagonista di un romanzo di Osvaldo Soriano. E la sua fine è perfettamente illustrata dal titolo di quel libro: Triste, solitario y final.

“Non posso accettare la dispersione della sinistra, la sua distruzione, perché priverebbe i cittadini di ogni speranza di vincere di fronte a conservatori ed estremismo” dice oggi Hollande gettando la spugna. Non si presenta alle primarie, da cui secondo gli osservatori poteva uscire solo sconfitto come il suo vecchio rivale, Nicolas Sarkozy. Anzi, umiliato. Nel 2012 si scherzava:  “vincerà l’Olanda (Hollande) o l’Ungheria (per via delle origini di “Sarko”)? Cinque anni dopo non ci sarà nessuno dei due. Siamo alla mutazione genetica della politica: non più destra contro sinistra, ma destra razzista e xenofoba (Marine Le Pen) contro una destra solo all’apparenza più rispettabile (Fillon). Il segno dei tempi e probabilmente l’annuncio di un tragico futuro.

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