Lina Merlin. Una combattente controcorrente

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-di MATTEO VISMARA-

In questo periodo caldo sul tema di riforma costituzionale vorrei soffermarmi su una figura a me molto cara che ha fatto parte della costituente nel 1946.
Una donna che nella sua vita ha fatto della libertà e della fede nel socialismo la sua ragione di vita. Ha pagato cara la sua scelta e la sua collocazione durante il fascismo. Sto parlando di Angelina Merlin la senatrice per antonomasia.

Mi ha sempre affascinato questa donna colta, intelligente raffinata ma dal carattere deciso e spigoloso a volte che si può riassumere con un aggettivo che calza a pennello: donna pertinace.
Purtroppo viene ricordata solo per la famosa legge del 1958 sulla case chiuse la cosiddetta legge Merlin. Ma solo pochi credo sanno che la Merlin Parlamentare dal 1946 al 1963 ha apportato un enorme contributo legislativo sulla parte concernente i diritti e le libertà individuali e collettive.

Per citarne uno: l’abolizione del segno distintivo per i figli N.N nati fuori dal matrimonio, che lasciava un marchio quasi di infamia per chi avesse avuto la sventura di nascere da relazioni extraconiugali o di non avere avuto la possibilità di riconoscimento da parte del genitore. Oggi queste cose possono apparire scontate in una società secolarizzata come la nostra , piena di nuove istanze e di situazioni relazionali così diverse da quelle degli anni 40, ma furono grandi passi avanti sempre nel pensiero merliniano di giustizia sociale.

Ecco la vera spinta propulsiva di Angelina Merlin la giustizia sociale. In una intervista a Oriana Fallaci del 1963 lei spiegava che il socialismo per lei significava soprattutto questo : vivere e rendere operante questa importante nozione morale non limitandosi ad un concetto di mera carità o buonismo ma trasformandolo in lotta e battaglia a costo della propria stessa carriera politica.

Non si preoccupò mai di non schiacciare gli interessi dei poteri forti o di conservare il proprio seggio in Parlamento. Si iscrisse al partito socialista nel 1919 (era nata a Pozzonovo,Padova, nel 1887) quando le donne non solo non potevano assurgere a cariche istituzionali ma nemmeno potevano votare. Quindi lo fece per puro ideale e per convincimento nei valori in cui credeva ossia per puro disinteresse personale.(Ahimè oggi le cose sono molto diverse).

Non parlò mai di quote rosa e penso di interpretare un suo pensiero dicendo che queste sono più penalizzanti per le donne che non di aiuto per entrare nell’agone politico.
Era una donna moderna nel vero senso della parola e lungimirante; non una femminista ante-litteram, credo sarebbe offensivo definirla cosi, ma preveggente in molti casi di situazioni che sarebbero scaturite in vere ingiustizie. Tra cui la sua più grande battaglia contro la prostituzione regolamentata che parte da molto lontano.

Già nel 1922 scriveva sull’Eco dei lavoratori «È il difettoso sistema economico-sociale che crea la necessità della prostituzione. Bisogna trasformare la società attuale e la vergognosa istituzione cesserà […]. La società malamente costituita viola i due più possenti istinti umani che sono la legge naturale del progresso: la conservazione dell’individuo e la continuazione della specie, distribuendo ingiustamente i prodotti del lavoro, negando il diritto dell’amore. Il fenomeno sociale della prostituzione è precisamente il frutto di questa violenza […]. La donna è in uno stato d’inferiorità, sia nella casa […] sia quando viene impiegata nel lavoro […]. Ebbene, perché questo stato di inferiorità cessi, bisogna che nella donna si risvegli la coscienza di chi deve compiere una duplice missione sociale: di lavoratrice e di madre […]. Quando la donna comprenderà ch’ella è parte, e non la meno trascurabile, della classe degli sfruttati, parteciperà alla lotta contro il regime che la opprime».

Parole scritte ben 94 anni fa ma ancora oggi attualissime.
E, nel 1948, 26 anni dopo questo articolo, presentò al Senato, il disegno di legge per l’abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia.
Fu un percorso molto difficile e pericoloso anche per la stessa Senatrice e la sua incolumità. Molti compagni di partito la osteggiarono, i tenutari dei cosiddetti “bordelli” la minacciarono più volte, le umiliazioni furono molte. Ma lei indomita, tenace , combattiva e coraggiosissima non si fermò davanti a nulla. E fu cosi che il 20 febbraio 1958 entrò in vigore la legge che avrebbe finalmente fatto cessare la prostituzione di stato.

Ho voluto ricordare questo passaggio perché fu quello che le dette più popolarità (purtroppo solo in senso negativo) ma Lina Merlin deve essere ricordata per il suo fiero antifascismo mai venuto meno nemmeno di fronte alle minacce e ai soprusi. Perse il lavoro per non avere giurato e si adattò a fare l’insegnante privata con la sola compagnia del marito Dante Gallani (deputato socialista) e della nipote adottiva Franca Cuonzo Zanibon in una vita di stenti e privazioni. Fu anche confinata in Sardegna dove insegnò ai bambini gratuitamente. Sarà sempre ricordata con affetto dagli abitanti di Dorgali in Barbagia. Furono anni difficili che tuttavia non piegarono la Merlin.

Con la sua fermezza e capacità organizzativa nel 1951, durante l’alluvione nel Polesine, diresse i soccorsi e gesti le emergenze guadagnandosi il rispetto e l’ammirazione anche degli avversari politici dell’epoca.
Insomma una figura sottovalutata anche dalla storiografia ma che andrebbe riscoperta soprattutto ai giorni nostri.
Ho avuto la fortuna di conoscere e avere un rapporto telefonico e epistolare con la nipote Franca. Quanti aneddoti, quanti ricordi ,quante storie anche private che varrebbe la pena di raccontare che si riferiscono anche a grandi personalità che hanno avuto ruoli istituzionali molto alti nella storia della Repubblica. Ne esce un ritratto gustoso e insospettabile di una donna con senso dell’umorismo vivissimo, senso profondo dell’onestà e completamente aliena dal compromessi.

Il partito nel 1963 non la ricandidò. Non ne fece un dramma. Sempre nell’intervista ad Oriana Fallaci che le chiedeva se non le fosse dispiaciuto di non essere più in Parlamento rispose così: “Dispiaciuta? Nausea ne avevo! Guardi ambiziosa non sono, i soldi per campare li ho, ho la mia pensione di professoressa, 11 mila lire al mese, e mi basta. Io non stavo mica lì per lo stipendio, come fa qualcun altro!”
Una lezione di stile!

L’ultima battaglia pubblica fu in occasione del Divorzio. Si schierò per il No. Molti videro in questa scelta una contraddizione forte con la sua vita politica e le sue scelte. Ancora una volta invece la Merlin spiegò che il divorzio era a svantaggio della donna perché ancora poco tutelata rispetto all’uomo. Quindi nessuna incoerenza ma ancora una volta una battaglia dalla parte dei più deboli.

Terminò la sua fecondissima vita il 16 agosto 1979 a Padova nella casa di riposo in cui da alcuni anni viveva. Una corona fu inviata dai suoi due amici Sandro Pertini e Carla Voltolina (con cui aveva scritto il libro” Lettere dalle case chiuse”) che non l’avevano mai dimenticata.
Dopo la cremazione fu avvolta dalla nipote Franca nella bandiera del nonno garibaldino e fu sepolta nel Cimitero Monumentale di Milano.
E fu cosi, che in un caldo e silenzioso giorno di agosto terminò l’esistenza terrena di questa piccola grande donna: la Senatrice.

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

One thought on “Lina Merlin. Una combattente controcorrente

  1. Molti non sanno che la sua Legge 75/1958, è stata una norma esecutiva della Convenzione ONU 1949/51, che l’Italia, a differenza di altri Stati come la Germania e l’Olanda, ha ratificato nel 1980. Bisogna diffidare dei politici, che vogliono riaprire le case chiuse, sanza citare la suddetta Convenzione.

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