Bankitalia: Ecco la foto del Paese

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Quella che presentiamo è la foto dell’Italia scattata a conclusione del 2015 dalla Banca d’Italia. Emergono alcuni elementi interessanti dal confronto tra le macroaree (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro e Sud). Ad esempio è cresciuto il Pil del Sud in maniera più intesa rispetto al Nord-Est e al Centro, addirittura come nel Nord-Ovest. Ma il divario è tale che una rondine non fa primavera e tutti i rimanenti indicatori, a cominciare dall’occupazione sino ai famosi crediti deteriorati parlano di un Mezzogiorno cronicamente in affanno. Ecco, comunque, come appare l’Italia agli analisti della Banca Centrale

L’ECONOMIA DELLE REGIONI ITALIANE NEL 2015

Nel 2015 il Pil è cresciuto dell’1 per cento nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno, dello 0,8 nel Nord Est e dello 0,2 al Centro. Alla crescita del Mezzogiorno, dopo sette anni consecutivi di calo, hanno contribuito la ripresa dei consumi delle famiglie e quella degli investimenti privati e pubblici.

Nel Nord il valore aggiunto è cresciuto in particolare nell’industria in senso stretto e nei servizi finanziari, immobiliari, professionali e alle imprese. Nel resto del Paese, dove l’industria in senso stretto segna invece una variazione quasi nulla, l’aumento è stato marcato nel comparto agricolo e, nel Mezzogiorno, nel commercio, pubblici esercizi, trasporti e telecomunicazioni.

I principali indicatori delle attività delle imprese, tratti dall’indagine sulle imprese della Banca d’Italia (Invind), segnalano che la ripresa della domanda interna, diffusa su tutto il territorio nazionale, ha sostenuto il fatturato anche delle imprese meno orientate all’esportazione, duramente colpite dalla crisi. Dopo due anni di sensibile contrazione, le esportazioni a valori correnti sono tornate a crescere anche nel Mezzogiorno; nel resto del Paese hanno accelerato rispetto all’anno precedente, in particolare nel Nord Est e al Centro. In tutte le aree del Paese è proseguito il recupero dei prestiti erogati alle imprese, trainato dai finanziamenti al settore manifatturiero, dove a condizioni di offerta divenute più espansive (ma fortemente differenziate a seconda del rischio e della dimensione della clientela) si è accompagnata una moderata ripresa della domanda.

La spesa delle famiglie per l’acquisto di beni durevoli è aumentata in tutto il territorio nazionale, anche grazie a un miglioramento generalizzato del clima di fiducia. Le compravendite immobiliari sono cresciute ovunque, in particolare al Nord. In tutte le aree, le migliori prospettive del mercato immobiliare e il basso livello dei tassi di interesse hanno contribuito alla dinamica positiva delle erogazioni di mutui per l’acquisto di abitazioni.

L’occupazione è cresciuta in tutte le aree, ad eccezione del Nord Est, dove ha ristagnato. Al Centro e nel Mezzogiorno all’aumento nel numero di occupati ha contribuito soprattutto il comparto dei servizi; al Nord vi ha contribuito anche l’industria in senso stretto.

Nel 2015 è cresciuta nel Mezzogiorno la spesa pubblica in conto capitale, in connessione con la chiusura del ciclo di programmazione comunitaria, a fronte di una sostanziale invarianza nel resto del Paese.

È proseguita in tutte le aree del Paese, in particolare al Nord, la flessione del numero di sportelli bancari; il calo si è accompagnato all’aumento della diffusione dei canali distributivi digitali per i servizi bancari.

LA DINAMICA DELLE MACRO-AREE

Nel 2015 la crescita del PIL (0,8 per il complesso del Paese) è stata più intensa nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno (1,0 per cento in entrambe le aree), in linea con la media nazionale nel Nord Est, più modesta al Centro (0,2 per cento; tav. 1.1).

L’economia del Mezzogiorno, che registra una crescita positiva dopo sette anni consecutivi di calo, ha beneficiato della ripresa dei consumi delle famiglie, sostenuti dall’aumento dell’occupazione, e di quella degli investimenti, sia privati (come segnalato dell’indagine sulle imprese della Banca d’Italia), sia pubblici (come emerge dall’Indicatore anticipatore dei Conti pubblici territoriali dell’Agenzia per la coesione territoriale). Anche le esportazioni hanno ripreso a crescere nel Mezzogiorno, dopo due anni consecutivi di calo.

LE IMPRESE

Gli andamenti economici. – In base alle stime preliminari dell’Istat sul 2015, il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è cresciuto al Nord, mentre è rimasto pressoché stabile nelle restanti aree del Paese; quello delle costruzioni è tornato ad aumentare nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno (dopo 4 e 10 anni consecutivi di calo rispettivamente), a fronte di un’ulteriore contrazione nelle altre aree. La dinamica del valore aggiunto dei servizi è stata positiva in tutte le aree, trainata al Centro Nord dai servizi finanziari, immobiliari, professionali e alle imprese, e nel Mezzogiorno dal comparto del commercio, dei pubblici esercizi, dei trasporti e delle comunicazioni. Il Centro e il Mezzogiorno sono stati interessati da una robusta espansione del valore aggiunto nel settore agricolo. Secondo i dati dell’indagine congiunturale sulle imprese manifatturiere dell’Istat, in tutte le aree le valutazioni sul livello degli ordini sono state trainate principalmente dalla domanda interna. I saldi dei giudizi relativi ai primi sei mesi del 2016 indicano che il recupero ha perso slancio, soprattutto al Centro Nord, frenato dal peggioramento degli ordini dall’estero, che hanno risentito del rallentamento del commercio internazionale. In base ai dati dell’indagine sulle imprese della Banca d’Italia (Invind), nel 2015 il fatturato a prezzi costanti delle imprese con almeno 20 addetti è cresciuto in tutto il Paese, in particolare al Nord e nel Mezzogiorno. L’aumento ha riguardato tutte le classi dimensionali oltre i 20 addetti, con l’eccezione delle grandi imprese (con oltre 500 dipendenti) localizzate al Centro. La dinamica positiva ha coinvolto anche le imprese meno orientate all’esportazione, duramente colpite dalla crisi negli anni precedenti, che hanno beneficiato della ripresa della domanda interna, espandendo le proprie vendite a un ritmo simile a quello delle restanti imprese.

Gli investimenti delle imprese sono tornati a crescere in tutte le aree del Paese. La ripresa sarebbe in gran parte attribuibile alle imprese più grandi dei servizi privati non finanziari, che hanno aumentato gli investimenti in maniera più intensa al Centro e nel Nord Ovest.

Al Nord e nel Mezzogiorno la quota di imprese in utile è cresciuta rispetto all’anno precedente, al 71,8 e al 66,3 per cento, rispettivamente; l’incremento ha riguardato sia il comparto industriale sia quello dei servizi, ed è stato imputabile in larga parte alle imprese fra i 20 e i 49 addetti, che si sono così riavvicinate alla performance delle imprese più grandi.

In base all’indagine sulle costruzioni della Banca d’Italia rivolta alle imprese con almeno 10 addetti (che impiegano poco più di un terzo degli addetti del comparto), il valore della produzione a prezzi costanti è cresciuto nel Nord Ovest e – in misura più contenuta – nel Mezzogiorno, soprattutto nel settore delle opere pubbliche. Esso ha ristagnato al Centro e si è contratto nel Nord Est; in quest’ultima area, il calo è principalmente attribuibile alle imprese che operano nel comparto delle opere pubbliche.

In base ai dati Cerved Group, nel 2014 (ultimo anno disponibile) la redditività delle imprese, misurata dal rapporto tra il margine operativo lordo e l’attivo e dal ROA, era aumentata in tutte le aree, pur rimanendo su livelli inferiori rispetto a quelli del 2007. Nonostante il miglioramento diffuso nell’intero Paese, gli indicatori rimangono più bassi nel Mezzogiorno.

Il tasso di natalità netta delle imprese è aumentato in tutte le aree nel 2015, ri- flettendo la riduzione del tasso di mortalità e il pur lieve aumento del tasso di natalità.

Gli andamenti finanziari. – Nel corso del 2015 è proseguito in tutto il Paese il recupero nella dinamica dei prestiti erogati alle imprese da banche e società finanziarie. Nella manifattura, il credito è tornato a crescere nelle varie aree territoriali ad eccezione del Nord Est, dove ha ristagnato; la dinamica è stata particolarmente positiva al Centro. Secondo l’indagine regionale sul credito bancario condotta dalle Filiali della Banca d’Italia (Regional Bank Lending Survey, RBLS), in presenza di condizioni di offerta divenute nel complesso più distese, nella manifattura l’andamento dei prestiti ha rispecchiato la moderata ripresa della domanda di finanziamenti, anche di quelli finalizzati a sostenere la spesa per investimenti. È proseguito il calo dei prestiti indirizzati alle imprese delle costruzioni, verso cui le banche mantengono politiche d’impiego selettive; la riduzione, diffusa a tutte le aree del Paese, è stata particolarmente marcata nel Nord Est. Nel comparto dei servizi i crediti erogati sono diminuiti ancora su tutto il territorio nazionale, anche se meno intensamente rispetto al 2014, nonostante le condizioni di offerta siano risultate meno restrittive che in passato e si siano registrati segnali di ripresa della domanda.

In base ai dati Cerved Group, nel 2014 il leverage delle imprese (misurato dal rapporto tra i debiti finanziari e la somma di debiti finanziari e del patrimonio netto) era diminuito in tutte le aree geografiche. Anche per effetto dell’uscita dal mercato di aziende in difficoltà e molto indebitate, l’indicatore si era portato su valori di molto inferiori a quelli del 2007; il calo è stato più accentuato nel Mezzogiorno, dove tuttavia il leverage rimane più elevato rispetto al Centro Nord. L’incidenza degli oneri finanziari sul margine operativo lordo si è fortemente ridotta su tutto il territorio nazionale, beneficiando del miglioramento reddituale e del calo dei tassi di interesse.

LE FAMIGLIE

I consumi. – Secondo Findomestic, la spesa destinata all’acquisto di beni durevoli è aumentata su tutto il territorio nazionale, anche grazie a un miglioramento generalizzato del clima di fiducia. In base ai dati ANFIA, nel 2015 anche le immatricolazioni di autovetture sono aumentate ovunque rispetto all’anno precedente; la crescita è stata più intensa nel Mezzogiorno.

Il mercato delle abitazioni. – Il numero di compravendite di abitazioni ha continuato ad aumentare in maniera diffusa in tutte le aree del Paese, in particolare al Nord. Il Mezzogiorno è l’unica area nella quale il livello delle compravendite rimane ancora inferiore a quello del 2012.

In base a stime preliminari su dati dell’Istat e dell’OMI, nella seconda parte dell’anno il calo dei prezzi si è arrestato in tutte le aree ad eccezione del Centro. Rispetto a un anno prima, alla fine del 2015 le quotazioni al metro quadro risultavano comunque inferiori di circa il 3 per cento nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno, di circa il 5 nel Nord Est e al Centro. Il livello dei prezzi al Centro Nord risultava superiore di circa il 70 per cento rispetto a quello del Mezzogiorno, anche per la minore incidenza – in quest’ultima area – dei Sistemi locali del lavoro urbani, caratterizzati da prezzi delle abitazioni più elevati.

L’indebitamento. – Nel 2015 i prestiti erogati da banche e società finanziarie alle famiglie consumatrici sono tornati a crescere in tutto il Paese, con intensità maggiore al Centro Nord. L’incremento ha riguardato sia i finanziamenti per l’acquisto di abitazioni sia il credito al consumo.

Alla dinamica positiva delle erogazioni di mutui per l’acquisto di abitazioni in tutte le aree del Paese hanno contribuito fattori sia di domanda sia di offerta. Sulla domanda hanno influito il miglioramento delle prospettive del mercato immobiliare e il basso livello dei tassi d’interesse. Dal lato dell’offerta, le condizioni applicate dalle banche si sono ulteriormente allentate nella seconda metà del 2015 in tutte le aree, ad eccezione del Mezzogiorno. Per effetto della riduzione dei margini di interesse praticati dalle banche, il tasso sui nuovi contratti di mutuo ha continuato a scendere, in particolare per la tipologia a tasso fisso, in maniera diffusa sul territorio, anche se in misura lievemente più accentuata nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno. La riduzione del differenziale di costo tra mutui a tasso fisso e mutui a tasso variabile ha favorito un maggiore ricorso ai prestiti a tasso fisso.

In base alla RBLS, la distensione nelle condizioni di accesso al credito delle famiglie si è manifestata non solo nel costo del credito e nelle quantità offerte, ma anche nella quota finanziata del valore dell’immobile (loan to value): per la prima volta dall’avvio della crisi finanziaria del 2008-09 essa è tornata ad aumentare, portandosi su valori compresi tra il 58 per cento del Mezzogiorno e il 61 per cento del Nord Est. Il loan to value continua tuttavia a essere inferiore in media di circa dieci punti percentuali rispetto al 2006.

Secondo i dati dell’indagine Eu-Silc, che consente di analizzare alcune caratteristi- che del debito per mutui delle famiglie a livello regionale, nel 2014 (ultimo dato disponibile) un quarto delle famiglie italiane era indebitato per mutuo o credito al consumo, una quota sostanzialmente invariata rispetto al 2007. Nel Mezzogiorno l’incidenza era inferiore di 8 punti percentuali rispetto al resto del Paese, per la minore quota di famiglie con un mutuo. Le situazioni di potenziale vulnerabilità sono rimaste nel complesso contenute: nel 2014 le famiglie con un reddito inferiore al valore mediano e la cui rata del mutuo assorbiva almeno il 30 per cento del reddito erano comprese tra l’1,7 per cento del Mezzogiorno e il 2,2 del Nord Est.

IL MERCATO DEL LAVORO

L’occupazione. – In base ai dati della Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, nel 2015 l’occupazione è tornata a crescere anche nel Mezzogiorno, pur restando inferiore di oltre il 7 per cento rispetto al 2008. Nel resto del Paese, che ha recuperato quasi completamente i livelli occupazionali pre-crisi, il numero di occupati è cresciuto nel Nord Ovest e al Centro e rimasto costante nel Nord Est. Sessantasette province italiane hanno registrato un aumento dell’occupazione; la dispersione dei tassi di crescita provinciali si è ridotta rispetto al 2014 al Centro Nord ed è cresciuta nel Mezzogiorno, per effetto di un calo particolarmente forte dell’occupazione registrato in alcune province della Calabria e dell’aumento significativo in alcune aree della Sardegna e della Sicilia.

Nei servizi l’occupazione è rimasta stabile nel Nord Est ed è aumentata nel resto del Paese, soprattutto nei comparti dell’alloggio e ristorazione e dei servizi alle imprese. Il numero di occupati nell’industria in senso stretto è aumentato soltanto al Nord, grazie ai contributi positivi dell’Emilia Romagna e del Piemonte. Il calo dell’occupazione nelle costruzioni si è arrestato solo nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno.

Il numero di lavoratori autonomi è cresciuto nel Nord Ovest e, debolmente, nel Mezzogiorno; è invece aumentata in tutte le aree l’occupazione dipendente, sostenuta nella sua componente a tempo indeterminato dagli sgravi contributivi e dalla nuova disciplina sui licenziamenti. Le ore lavorate per addetto sono cresciute in tutto il Paese per effetto di una riduzione del ricorso alla Cassa integrazione guadagni; al Centro sono calate in concomitanza con un forte aumento del lavoro a tempo parziale .

Il tasso di occupazione è cresciuto di più nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno; l’aumento ha interessato in misura maggiore i laureati e, nel Mezzogiorno, anche la popolazione con al massimo la licenza media. Il tasso di occupazione per i giovani con meno di 35 anni è cresciuto soltanto nel Mezzogiorno, per la prima volta dal 2006.

L’offerta di lavoro e la disoccupazione. – L’offerta di lavoro, rimasta pressoché invariata nella media italiana, si è contratta nel Nord Est, dove al calo della partecipazione femminile non si è contrapposta, come nelle altre aree, la crescita di quella maschile. In tutto il Paese è proseguito l’aumento dell’offerta di lavoratori con almeno 55 anni, risultato dei recenti interventi legislativi di innalzamento dell’età pensionabile.

Il tasso di disoccupazione si è ridotto in maniera più intensa nel Mezzogiorno, dove tuttavia è rimasto più che doppio rispetto a quello del Centro Nord. La riduzione del divario territoriale, dopo 5 anni consecutivi di aumento, ha interessato in particolar modo le donne e gli individui con al massimo la licenza media.

Le retribuzioni. – In base ai dati della Rilevazione sulle forze di lavoro, nel 2015 la dinamica delle retribuzioni è stata più contenuta nel Mezzogiorno e al Centro rispetto al Nord, in linea con una tendenza in atto a partire dal 2010 (primo anno in cui l’informazione è disponibile); i differenziali nei tassi di crescita sono stati più ampi nei servizi e per i lavoratori con almeno 35 anni. Il livello medio delle retribuzioni al Nord è stato di circa il 5 per cento più alto rispetto al Centro e del 12 rispetto al Mezzogiorno.

LA DOMANDA ESTERA

Nel 2015 le esportazioni a valori correnti hanno continuato a espandersi al Centro Nord, in accelerazione rispetto all’anno precedente, in particolare nel Nord Est e al Centro. Dopo due anni di sensibile contrazione, le vendite all’estero sono tornate a crescere, a un tasso in linea con la media nazionale, anche nel Mezzogiorno. Al netto dei prodotti petroliferi raffinati, le cui vendite estere – concentrate nel Mezzogiorno – sono ulteriormente scese, la crescita delle esportazioni nelle regioni meridionali è stata maggiore di quella delle altre aree. L’impulso espansivo da ciò derivante è però rimasto più contenuto, poiché il Mezzogiorno esprime solo circa l’8 per cento delle esportazioni italiane al netto dei prodotti petroliferi.

Il settore dei mezzi di trasporto ha sostenuto la dinamica delle esportazioni del Nord Ovest e, ancor più, del Mezzogiorno. I macchinari e i beni alimentari hanno fornito un apporto rilevante alla dinamica dell’export di tutte le aree, mentre la chimico-farmaceutica ha sostenuto l’andamento delle vendite estere soltanto nel Nord Ovest e al Centro. Per tutte le aree, il Nord America ha rappresentato la destinazione caratterizzata dal maggior dinamismo; i paesi dell’UE28 – che assorbono circa il 55 per cento delle esportazioni italiane – hanno a loro volta fornito un contributo positivo all’andamento delle vendite all’estero, più rilevante per le regioni centro-meridionali. Il rallentamento di alcuni paesi emergenti si è riflesso in un calo – comune a tutte le aree – delle esportazioni dirette verso tali destinazioni.

Nel primo trimestre dell’anno in corso, le vendite all’estero del Nord Est hanno ristagnato e quelle del Nord Ovest si sono contratte del 2,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015; al Centro e nel Mezzogiorno, invece, le esportazioni sono cresciute del 2,3 e del 2,2 per cento, rispettivamente.

Nel 2015 le esportazioni di servizi sono cresciute nel Nord Est, nel Mezzogiorno e – a ritmi meno sostenuti – al Centro; il Nord Ovest ha invece registrato un calo interamente attribuibile ai servizi alle imprese, comparto nel quale le regioni nord- occidentali esprimono circa il 55 per cento delle esportazioni italiane. Le vendite di servizi all’estero hanno beneficiato dell’aumento della spesa dei viaggiatori stranieri in Italia, più pronunciato nel Mezzogiorno; in tutte le aree ad eccezione del Centro, la spesa per viaggi di lavoro ha mostrato un andamento peggiore di quella per viaggi legati a motivi personali. Gli investimenti diretti esteri (IDE) continuano a essere concentrati nel Nord Ovest: nel 2014, quest’area rappresentava circa il 65 per cento delle consistenze degli IDE provenienti dall’estero e circa il 43 di quelle degli IDE diretti all’estero.

LA SPESA PUBBLICA DECENTRATA E LE POLITICHE DI COESIONE

Nel triennio 2012-14 in tutte le macroaree ad eccezione del Nord Est, la spesa delle Amministrazioni locali si era ridotta, risentendo anche dei tagli ai trasferimenti dallo Stato connessi con il consolidamento dei conti pubblici; il calo era stato particolarmente sostenuto nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno e aveva riguardato sia la spesa in conto corrente, sia soprattutto quella in conto capitale. Dati completi per il 2015 non sono ancora disponibili. Secondo quelli del Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici (Siope), gli investimenti delle Amministrazioni locali sono però tornati a crescere nel 2015, in maniera più intensa nel Mezzogiorno. Secondo l’Indicatore anticipatore dei Conti pubblici territoriali dell’Agenzia per la coesione territoriale, nel 2015 nel Mezzogiorno è cresciuto anche il totale della spesa in conto capitale (che comprende anche i trasferimenti al settore privato) del complesso delle Amministrazioni pubbliche (che include oltre alle Amministrazioni locali, lo Stato e gli Enti di previdenza), in connessione con la chiusura del ciclo di programmazione comunitaria; essa è rimasta sostanzialmente stabile nel resto del Paese. A dicembre 2015 si è concluso il ciclo comunitario 2007-2013, che aveva messo a disposizione delle Amministrazioni centrali e di quelle regionali una dotazione finale complessiva di 45,8 miliardi di euro, per due terzi riferiti alle regioni dell’obiettivo con- vergenza. L’ultimo aggiornamento dell’Agenzia per la coesione territoriale segnala un avanzamento finanziario pari al 96,5 per cento; il Governo prevede un dato di consuntivo corrispondente al pieno utilizzo della dotazione.

Al pieno utilizzo delle dotazioni finanziarie comunitarie ha contribuito anche il diffuso ricorso nell’ultimo biennio (soprattutto nelle regioni dell’obiettivo convergenza) al cosiddetto “overbooking”, all’inclusione cioè tra i progetti finanziabili con risorse europee di progetti in eccesso rispetto alla dotazione. Tra questi ultimi un ruolo rilevante hanno avuto i cosiddetti progetti “retrospettivi”, cioè interventi avviati in precedenza da enti pubblici con fondi non europei. Per effetto dell’overbooking il rapporto tra impegni di spesa e dotazione è salito sopra il 100 per cento (140,1 e 114,9 rispettivamente per l’obiettivo Convergenza e per quello competitività).

LE BANCHE E I CONFIDI

La struttura dell’industria bancaria. – Alla fine del 2015 operavano in Italia 643 banche, 20 in meno rispetto all’anno precedente. La diminuzione è in gran parte dovuta al calo delle banche con sede amministrativa nel Nord Est e al Centro. È proseguita la flessione del numero di sportelli; il calo, diffuso in tutte le aree, è stato più accentuato nel Nord del Paese, in particolare nel Nord Est. Tale riduzione si è associata all’aumento della diffusione dei canali distributivi digitali per i servizi bancari: tra il 2012 e il 2015, tra le famiglie, il numero di contratti di internet banking in rapporto al numero di clienti è aumentato in misura intensa in tutte le aree del Paese; esso rimane più basso nel Mezzogiorno rispetto al Centro Nord (54,3 per cento contro 57,9 alla fine del 2015).

Il credito. – Alla fine del 2015, dopo un triennio di flessione, si sono stabilizzati i prestiti delle banche operanti in Italia. Il miglioramento della dinamica creditizia è riconducibile principalmente ai prestiti erogati dalle banche non appartenenti ai primi cinque gruppi, soprattutto nel Nord Est e al Centro. L’orientamento fortemente espansivo della politica monetaria ha favorito un calo generalizzato del costo del credito. Nella media del quarto trimestre del 2015 i tassi di interesse praticati al sistema produttivo per i prestiti a breve termine sono risultati in diminuzione, rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, in tutte le aree del Paese. Il differenziale nel costo del credito tra il Mezzogiorno e il Centro Nord è lievemente aumentato, portandosi a 2,2 punti percentuali (tav. 7.5), un valore elevato nel confronto storico.

La qualità del credito. – Il miglioramento della congiuntura ha iniziato a riflettersi sull’andamento della qualità del credito. Nel 2015 il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai finanziamenti (tasso di ingresso in sofferenza) è rimasto stabile rispetto all’anno precedente. La dinamica è stata eterogenea tra le aree: le nuove sofferenze si sono ridotte nel Nord Ovest e, in misura più marcata, nel Mezzogiorno, dove sono comunque più elevate rispetto al resto del Paese; al Centro e nel Nord Est si è registrato un aumento dell’indicatore, trainato dal deterioramento della qualità dei prestiti alle imprese, principalmente quelle medio-grandi. L’aumento del tasso di ingresso in sofferenza nel settore delle imprese ha riguardato, in particolare, i comparti delle costruzioni e della manifattura al Centro e quelli delle costruzioni e dei servizi nel Nord Est. Per le famiglie, il flusso di nuove sofferenze è lievemente peggiorato rispetto al 2014 in tutte le aree.

Si è stabilizzata la consistenza dei crediti deteriorati: in base ai dati della Centrale dei rischi, alla fine dell’anno essi oscillavano, in rapporto al totale dei prestiti alla clientela, tra il 18,9 per cento del Nord Ovest e il 37,6 del Mezzogiorno.

I confidi. – Alla fine del 2015 erano iscritti negli elenchi tenuti dalla Banca d’Italia 508 confidi, in riduzione rispetto all’anno precedente; quelli sottoposti alla vigilanza della Banca d’Italia erano 56. Oltre la metà dei confidi erano localizzati nel Mezzogiorno.

L’operatività dei confidi, misurata dalla media del valore delle garanzie concesse, risultava maggiore al Nord, soprattutto nel Nord Ovest, e minore nel Mezzogiorno. Nel 2015 il valore delle garanzie rilasciate dai confidi alle imprese si è ridotto in tutte le aree, soprattutto nelle regioni settentrionali. Sul calo dell’operatività ha influito l’accesso diretto da parte delle banche alla controgaranzia del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese. La flessione dell’operatività è stata accompagnata da un aumento della rischiosità: in tutte le regioni è cresciuta l’incidenza delle sofferenze sui prestiti garantiti dai confidi. Essa ha raggiunto il valore più elevato in Calabria, collocandosi al 49,5 per cento dei prestiti.

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