Voucher, regaliamo a Poletti un paio di occhiali

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-di ANGELO GENTILE-

Il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, è probabilmente l’uomo più impermeabile alla realtà in circolazione nel nostro Paese. Sentite cosa ha raccontato a proposito dei voucher: “Noi crediamo che il metodo giusto sia quello di fare le cose, monitorarle e a fronte dei risultati decidere se lasciarle come sono o se è necessario cambiarle”. E ancora: “Noi siamo convinti che la scelta normativa sia giusta. Il Parlamento fa la propria parte, esprime le sue considerazioni, e la materia tornerà al Consiglio dei ministri per l’approvazione finale. Non dico quale sarà la soluzione finale perché sarebbe irrispettoso nei confronti del Parlamento”.
La questione è nota: la riforma di un meccanismo che ha creato i presupposti per vere e proprie nuove forme di schiavismo e finito per coprire non pochi casi di incidenti mortali sul lavoro con il voucher opportunamente esibito a evento luttuoso consumato. Insomma, un velo di legalità per coprire una robusta sostanza di illegalità. Il governo ha messo a punto un provvedimento che dovrebbe risolvere il problema con un semplice sms o una mail. In sostanza ventiquattro ore prima dell’inizio della prestazione, il datore di lavoro dovrà comunicare generalità e codice fiscale del lavoratore con un messaggino o attraverso la posta elettronica. Come è noto, le strutture burocratiche in Italia sono altamente efficienti e già si può immaginare l’intasamento delle linee telefoniche e i computer mandati “in palla”.

Ma non è certo con questa foglia di fico che risolve il problema di uno strumento nato per mettere in chiaro lavori occasionali come quello delle baby sitter e nel 2015 utilizzato, al contrario, da ben 250 mila aziende che operano nel terziario (il 76 per cento del totale) e da quattordicimila imprese edili. Per non dimenticare l’agricoltura dove attraverso il voucher si coprono vere e proprie forme di caporalato. Fare le cose? Monitorarle? E cosa c’è ormai da monitorare. Ci sarà un motivo se nel 2015 i voucher venduti hanno subito un’impennata del 75 per cento rispetto all’anno precedente raggiungendo la cifra record di 115 milioni. E’ evidente che non sono stati tutti utilizzati per pagare baby e dog sitter. Ci sarà un motivo se tra il 2008 e il 2015 sono stati venduti 277 milioni di voucher e se nel periodo ben 816 mila committenti hanno utilizzato i voucher partendo nel primo anno da appena diecimila. In fondo, per capire che dello strumento si è fatto un uso improprio basta leggere un po’ di numeri (rielaborati dall’Inps) e guardare con occhio attento la realtà. Conclusione: forse il problema lo si può risolvere regalando un paio di occhiali efficienti al ministro.

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