Il referendum, dall’urna ai social

-di VALENTINA BOMBARDIERI-

 

Referendum: buco nell’acqua. O sarebbe meglio dire nel mare. Le reazioni non si fanno attendere. Poco dopo le 23 il premier Matteo Renzi ha attaccato pur senza mai nominarlo direttamente Michele Emiliano, il governatore della Puglia. “Pochi consiglieri regionali e qualche presidente hanno voluto cavalcare il referendum per esigenze politico-personali. Sono loro gli sconfitti”. Per il premier i veri vincitori sono «gli operai, gli ingegneri, i lavoratori» delle piattaforme petrolifere e metanifere, che adesso avranno «un futuro e non solo un passato. Levo i calici con 11 mila persone che avrebbero rischiato il posto di lavoro e per i quali abbiamo proposto l’astensione al referendum». Il Presidente del Consiglio ha continuato poi parlando di costi, dei 300 milioni di euro spesi per questo referendum, visto che con questa cifra “avremmo potuto acquistare 350 nuove carrozze per il trasporto pendolare”.

La replica di Michele Emiliano non si fa attendere, chiede rispetto. Replica al veleno: “Renzi mi ha dedicato quasi tutto il suo discorso, onore che non merito. Impari a rispettare i cittadini e i loro eletti. Le lobby non valgono di più”. Si parla di un presunto regalo ai petrolieri. Bufala quella dei posti di lavoro, Emiliano ricorda che “è in vigore dagli anni ‘90 una legge che non avrebbe mai consentito licenziamenti in questo settore. Il governo ha fatto un regalo ai petrolieri, un regalo da 1 miliardo di euro”.

Risponde anche di Piero Lacorazza, presidente del consiglio regionale della Basilicata e capofila delle regioni referendarie: “Il governo avrebbe potuto scegliere l’election day, risparmiando 300 milioni, o darci più tempo per la campagna elettorale”. Lacorazza ha sottolineato, però, il “buon risultato di aver portato 15 milioni di italiani al voto: Renzi ha garantito in conferenza stampa un cambio di strategia energetica nazionale”.

Tra battute al veleno e un Premier che invita all’astensionismo le polemiche continuano. Sono polemiche “social”. A conti fatti ormai l’Italia è diventata questo. Un paese di leoni da tastiera. Non chiediamo agli italiani di andare alle urne, le uniche cose che sono votate e registrano grandi numeri sono i televoti del reality di turno.

Il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti twitta: “”A #referendum vince Italia moderata che non contrappone ambiente e sviluppo, che difende il lavoro. Perdono i partiti del populismo ipocrita”.

Maria Elena Boschi difende il governo sempre su Twitter “Questo Governo è più forte dei sondaggi, dei talk e delle polemiche #avantitutta”.

I Pentastellati ringraziano i 15 milioni di cittadini che hanno detto Sì alla democrazia ed a un futuro con mari puliti, energie rinnovabili, efficienza energetica e turismo sostenibile. I sostenitori del Sì sono per i senatori del Movimento 5 Stelle “eroi della democrazia”. “Hanno combattuto come milioni di semplici Davide del Mondo Pulito contro i Golia delle lobby del petrolio di Trivellopoli e della disinformazione, hanno continuato. “Lo hanno fatto affrontando 8 mesi di totale disinformazione su questo referendum, con trasmissioni che dichiaravano che si votava solo in 9 Regioni, alle bufale sui “posti di lavoro a rischio” oppure quella che ‘si sono sprecati 300 milioni di euro’, quando è stato il Governo a non volere l’accorpamento con le elezioni amministrative, proprio per evitare di raggiungere il quorum”. “Eroi che hanno affrontato il vergognoso Governo di Trivellopoli ed un vergognoso ex presidente della Repubblica, che violando la Costituzione sulla quale ha giurato (“articolo 48: Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”), hanno invitato all’astensione”. Il Movimento 5 Stelle promette poi di continuare a battersi perché venga abolito il quorum, perché negli strumenti di democrazia diretta “solo chi partecipa deve contare e decidere”.

E tra polemiche più o meno condivisibili, si lascia il posto a “slang” adolescenziali. Ernesto Carbone twitta “ciaone”. “Prima dicevano quorum – ha scritto Carbone – Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare #ciaone”. Le reazioni non si fanno attendere, stavolta anche all’interno del PD c’è chi non condivide. “Ciaone? Incredibile irrisione di milioni di cittadini italiani che votano da dirigenti e parlamentari Pd. Non mi rappresentate”, ha scritto il deputato lettiano del Pd Marco Meloni. E ancora: «Probabilmente alle 23 avranno votato 15 milioni di persone. Il premier ha vinto le primarie con due milioni di voti, scalzando Letta e quando fece il famoso 40% alle europee erano 11 milioni. I suoi scherani che insultano gli elettori che sono andati a votare dovrebbero andare a nascondersi. Il ‘ciaone’ diventa un arrivederci a ottobre». Lo dichiara in una nota il deputato di Possibile ex Pd, Pippo Civati. l senatore della minoranza Pd, Miguel Gotor, taccia come «irresponsabile» l’atteggiamento del collega di partito. «Trovo imbarazzante – scrive Gotor su Facebook – che in queste ore dirigenti di spicco del Partito democratico stiano irridendo a colpi di tweet quei cittadini che hanno scelto di votare al referendum e dunque di partecipare in modo attivo alla vita democratica del proprio Paese». Per Gotor questo atteggiamento «rischia di trasformarsi in un pericoloso boomerang per lo stesso Partito democratico».

Salvini, immancabile, scrive sulla sua pagina Facebook: “Referendum, ha votato il 31,5% degli italiani. Renzi esulta, Napolitano esulta, i petrolieri esultano. Non esultano gli italiani a cui Renzi, non accorpando il Referendum alle altre elezioni, ha fatto sprecare 300 milioni… Io ringrazio i milioni di cittadini che hanno partecipato, alla faccia del silenzio dei “giornalisti” e dell’arroganza di certi politici. “Odio gli indifferenti” scriveva Gramsci nel 1917. Sono d’accordo con lui”.

Oggi più che mai è difficile fare i conti con la realtà e ancora più difficile è stabilire vinti e vincitori. Sempre che ce ne sia effettivamente la necessità, perché in realtà abbiamo perso un po’ tutti.

valentinabombardieri

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