La differenza tra amministrare e governare

Credo che nell’articolo del 3 ottobre, “Quel che manca a Renzi”, Giuseppe Tamburrano abbia colto perfettamente il nocciolo della questione. Aggiungo un’ulteriore considerazione. Non solo al sindaco di Firenze manca un’idea di partito, un’idea di sinistra. Gli fa difetto pure un’idea di nazione e del ruolo che essa dovrebbe avere nel contesto internazionale. Non ha una visione geopolitica.

Qualche giorno fa, Eugenio Scalfari ha paragonato Renzi a Craxi, stigmatizzando di entrambi la grande ambizione e il pragmatismo amorale. Tuttavia, il direttore di Repubblica ha anche riconosciuto che l’ex leader socialista – a differenza di Renzi – aveva una “visione politica”. E questo riconoscimento gli deve essere costato parecchio, vista l’antipatia che nutriva per lo scomparso leader socialista. In sostanza, il fondatore di «Repubblica» ha detto che «Renzi è peggio di Craxi» e che, in caso di sua vittoria alle primarie, non voterà PD.

Considerando il peso mediatico del gruppo editoriale che rappresenta, si tratta di un’affermazione di non poco conto. Qualcuno dice che, una volta accettato il meccanismo delle primarie, è scorretto fare saltare il tavolo quando non vince il proprio candidato. Verissimo. Ma questo vale per i politici, non per i cittadini. I cittadini sono liberi di votare chi vogliono. Ora, il paradosso è che certi cittadini – per esempio gli opinionisti carismatici e gli imprenditori a capo di grossi gruppi editoriali – hanno non di rado più potere dei politici di professione. Perciò, queste primarie di coalizione rischiano di diventare l’ennesimo suicidio della sinistra, dando una chance ad un centrodestra che è ormai alla canna del gas.

Andiamo più in dettaglio nel paragone di Scalfari. Giuste o sbagliate che fossero, Craxi aveva delle idee. Aveva un’idea di partito: voleva tenere il PSI saldamente all’interno della famiglia socialista europea. Aveva un’idea di Stato: voleva una nazione più governabile, capace di prendere decisioni e di prenderle rapidamente. Ma tutto questo era funzionale a supportare una precisa prospettiva geopolitica, volta a sganciare gradualmente l’Italia tanto dalle influenze sovietiche (che ci investivano per tramite del PCI), quanto dalle influenze statunitensi (che si esercitavano per tramite del blocco moderato DC-PRI-PLI-PSDI). Autonomia dal PCI e dalla DC significava anche autonomia dalle due superpotenze. Craxi voleva ritagliare all’Italia un ruolo da media potenza, autonoma a livello di politica estera e approvvigionamenti energetici, al pari di Francia e Inghilterra.

E veniamo a Renzi. Non può non fare simpatia quando dice che le cariatidi devono fare un passo indietro, come avviene in tutte le democrazie sane. Chi ha fatto tre legislature, quindici anni in Parlamento, torni al suo lavoro, scriva libri, si riposi, dedichi le proprie energie ad associazioni e fondazioni. Abbiamo bisogno di facce nuove.

Però, abbiamo anche bisogno di idee nuove. Per un certo periodo, Renzi ha eluso la questione. Poi, ha messo insieme un programma. Quando ci parla finalmente del programma, e non del conflitto generazionale, il sindaco di Firenze snocciola “riformine amministrative”: prendo un miliardo qua e lo metto la’, meno sprechi di qua, più asili nido di là, recupero le caserme così non devo cementificare altro territorio, ecc. “Riformine” che sono certamente utili e intelligenti, ma può un premier fermarsi qui? Dov’è la filosofia politica, la dottrina dello Stato, la geopolitica? Se non chiarisce questi aspetti, Renzi va bene per amministrare un condominio, un quartiere, una citta’, non certo per governare una nazione o guidare un grande partito.

Riccardo Campa

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

4 thoughts on “La differenza tra amministrare e governare

  1. Oltre a quanto riportato giustamente qui, va aggiunto che Scalfari deve tanto al PSI per averlo portato in parlamento togliendolo dalla galera. Purtroppo lo ha dimenticato.

  2. Non voglio fare il bastian contrario, ma tutta questa paura di Renzi mi insospettisce. sono daccordo con Renzi che dopo tre legislature si lasci il parlamento, non c’è bisogno di stare seduti in parlamento per fare politica, si può fare anche al di fuori e guidare i giovani specialmente quando possiamo campare agiatamente con il vitalizio che ne viene dalle tre legislature e non come hanno fatto i parlamentari socialisti e socialdemocratici che dopo tangentopoli hanno abbandonato il partito e si sono goduti soltanto i profitti senza pensare che stavano vivendo con i soldi che gli elettori gli avevano dati. Perciò prima di criticare sarebbe bene fare un esame di coscienza (sempre che la coscienza esista ) Renzi sta mettendo in campo quello che ad altri non è riuscito, una faccia diversa, uno che non parla di politica altissima, parla il inguaggio che le persone vogliono sentire,e non importa essere statisti,(altrimenti il parlamento sarebbe vuoto ) per arrivare alle persone, bisogna smetterla con i discorsi difficili, il popolo non ne vuol più sapere, ma Grillo non vi dice nulla ? Non sarà uno statista ,anzi ., però sta facendo paura a tutti, lo danno al 16% e noi all’1,5. Ragioniamo o di grilli ne nasceranno quanti ne volete.

  3. Caro Franco, dici cose sagge, ma ribadisco la mia personalissima opinione: non tutti i parlamentari debbono essere statisti, ma almeno il premier lo deve essere. Tra l’altro, non escludo che Renzi possa diventare uno “statista”. Ho solo detto che finora non ci ha detto che cosa vuol fare nel contesto internazionale, geopolitico, estero. E non e’ cosa di poco conto, perche’ – anche se qualcuno non se n’e’ accorto o finge di non accorgersene – non siamo (e non siamo mai stati) una democrazia a piena sovranita’. Mi fai l’esempio di Grillo. Ma Grillo, a differenza di Renzi, si e’ espresso chiaramente sulle basi americane in Italia, sulle missioni militari all’estero, sull’influenza che le grandi banche d’affari straniere hanno sulla nostra economia, sulle questioni energetiche, sulla BCE, ecc. Dunque, giusta o paranoica che sia, ha una precisa visione d’insieme. Per esempio, da un premier espresso dal M5S mi aspetto un secco “no” all’ipotesi di mandare nostri soldati in Siria o in Iran, a fare gli ascari. Missioni che – tra l’altro – costerebbero tantissimo e peserebbero sulla vita di tutti i giorni dei cittadini. Ancora non riesco capire Renzi sotto questo profilo. Se non ha una visione ai blocchi di partenza, rischia di diventare il solito burattino manovrato da poteri piu’ forti di lui. Se ce l’ha, ce la faccia conoscere. E, se ci piace, lo votiamo.

    1. Io lo sto seguendo e per quanto riguarda la politica interna del lavoro mi sta piacendo, poi essendo io socialdemocratico la prospettiva Olivettiana del lavoro può altro che piacermi. Certamente non ha ancora la cattiveria politica del Leader, ma voglio aspettare le conclusioni. Di Grillo avrà tutto quello che vuoi,ma Parma da una visione piuttosto puerile e lo abbiamo visto sull’inceneritore, se l’è cavata offendendo la stampa e tutto il resto, forse non si è ancora reso conto quanto sia pesante la corona del trionfo. I cittadini fanno presto a rinfacciarti quello che hai promesso e non hai fatto. In ogni modo Grillo è intelligente , manda avanti gli altri e lui va dopo a cercare di sistemare le cose……fino a che gli dura!!!!!! Scusami ,dimenticavo una cosa , che sarebbe lo statista di Grillo ? Grillo non credo, perchè allora sarebbe meglio lasciar perdere e cambiare stato, prima Berlusconi, poi lui !!!!!!!!!!!!!!!

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