Attualità dei principi del socialismo liberale

 L’intervento dal titolo Socialdemocrazia : eclisse o rilancio ? di Massimo D’Alema, che “Il Riformista “ ha pubblicato il 12 ottobre, merita la massima attenzione. In esso D’Alema solleva una serie di interrogativi ineludibili per tutte le forze della Sinistra europea. Fra i quali campeggia il tema del futuro della socialdemocrazia. Un futuro che si è fatto problematico non tanto a motivo dei risultati elettorali dei partiti dell’Internazionale socialista, quanto per il fatto che in essi serpeggia l’idea – più precisamente : la preoccupazione – che gli strumenti e le strategie che nella seconda metà del XX secolo erano risultati di grande efficacia oggi sono diventati obsoleti.

Ma D’Alema non si limita a constatare ciò. Va oltre. Afferma che il modello sociale del socialismo riformista “appare irrimediabilmente tramontato”. Una affermazione, la sua, che si scontra frontalmente con la tesi — formata da Jeremy Rifkin con dovizia di prove empiriche — secondo la quale proprio a motivo della istituzionalizzazione del modello socialdemocratico l’Europa attuale offre lo spettacolo della “forma di capitalismo più umana che sia stata mai realizzata”.

Del resto, è lo stesso D’Alema che contraddice se steso quando sottolinea le deficienze – etico-politiche , oltre che economiche – del paradigma neoliberista che negli ultimi tre decenni ha regolato l’esistenza storica della società americana. Il che è un modo indiretto di dire che sul mercato dei modelli sociali , quello socialdemocratico resta ancora vivo e attuale. Ed è anche un modo indiretto di dire che la società americana avrebbe bisogno di un po’ di socialismo per eliminare le sue ingiustizie più macroscopiche, denunciate persino da studiosi liberali come Soros , Luttwak, Krugman, Wollman , ecc.

Non meno contraddittorio è il fatto che, da una parte, D’Alema afferma che la socialdemocrazia ha fatto il suo tempo e , d’altra , scrive che “solo una Sinistra che riparta dai suoi principi può tornare ad essere una forza dirigente in Europa”. E quali sono questi principi fondamentali se non quelli del socialismo liberale ? Fra i quali – come sottolinea lo stesso D’Alema – c’è il principio di solidarietà. Un principio del tutto estraneo sia al liberalismo classico – che era rigorosamente classista in quanto faceva coincidere la figura del cittadino titolare di un pacchetto di diritti essenziali con quella del proprietario – che nell’attuale neoliberismo , nel quale , per l’appunto, non c’è traccia alcuna della solidarietà . Esempio paradigmatico : la teoria di Hayek, tutta centrata sull’idea che la giustizia sociale è un miraggio e che il welfare state costituisce una insidiosa minaccia per la libertà.

Detto questo, D’Alema ha perfettamente ragione nel sottolineare che la sfida di fronte alla quale oggi si trova la Sinistra europea – nella quale i partiti socialisti sono la forza principale, anche se certamente non l’unica – impone l’elaborazione di una nuova strategia operativa dal momento che quella del secolo che abbiamo alle spalle non è più adeguata. Del resto, come potrebbe essere diversamente ? La globalizzazione ha modificato – e in modo radicale – la struttura delle società europee e, contemporaneamente , ha fatto emergere una serie di problemi che non potevano certamente essere nell’agenda dei partiti che hanno costruito il welfare state . Di qui l’urgenza di un nuovo paradigma. Il quale , però, non può che avere una ispirazione liberal-socialista, i cui principi costitutivi – l’eguaglianza sostanziale e la solidarietà , oltre le libertà – sono oggi non meno attuali di quanto lo sono stati quando essi furono formulati. Non a caso, Willy Brandt , durante il dialogo epistolare avuto con Olof Palme, fece questa significativa affermazione : “ Il trio di concetti — libertà, giustizia ( eguaglianza), solidarietà ( fraternità ) – ci indica chiaramente quale eredi dell’Illuminismo”.

Luciano Pellicani

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

2 thoughts on “Attualità dei principi del socialismo liberale

  1. Di solito, amo molto quello che scrive Pellicani. Ma non posso fare a meno di considerare l’espressione “socialismo liberale” come un ossimoro.

    A meno naturalmente che l’aggettivo “liberale” venga stinto e diluito al punto di significare semplicemente una forma di socialismo in cui auspicabilmente uno non debba vedersi la porta di casa sfondata alle cinque del mattino da una qualche polizia segreta per sospetti di deviazionismo.

    Caso in cui possiamo magari essere tutti d’accordo sulla sostanza, ma in cui resta discutibile il ricorso all’aggettivo “liberale”, che in politica ha un suo proprio significato, se non altro da un punto di vista storico.

  2. Quale sarebbe dunque la forma auspicata da D´Alema? Perchè dall´articolo qui riportato non è affatto chiaro (sia chiaro, non ho letto l´originale quindi mi baso sullo scritto di Pellicani). Socialdemocrazia obsoleta, neoliberismo dannoso – fino a qui c´eravamo arrivati più o meno tutti. Forse avremmo più che altro bisogno di nuovi cervelli, a sinistra. Un po´di aria fresca. La Rivoluzione prima di tutto in casa nostra.

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