La ballata di Longarone

– di GIORGIO BERTUZZI CAMPRECIÓS

9 ottobre 1963

L’arroganza di troppi poteri forti. L’assenza di controlli. La ricerca del profitto a tutti i costi. La complicità di tanti organi dello Stato. I silenzi della stampa. L’umiliazione dei semplici. La ricerca vana di una giustizia. Il crollo della fiducia in una repubblica dei giusti.

– In una disgrazia lo specchio di una nazione –

La ballata di Longarone

Autore testo: Beppe Chierici
Anno: 1969

Testo della ballata:

Si dice che un giorno un Dio scocciato dei mali del mondo lo abbia affogato. Ma prima di usare gli idranti celesti Lui volle salvare gli uomini onesti. Fra tutti Noè salvò la pellaccia, gli altri, ahimé! Eran tutta gentaccia… Le bestie, va detto, non sanno peccare E su un “vaporetto” le fa galleggiare. Per quanto spietato quel Dio genocida salvò gli animali dall’idro-corrida. Or giunti a ‘sto punto possiamo affermare che a volte il buon Dio sa ‘discriminare’… Or son nove anni che un monte annoiato di starsene fermo dov’era piantato, scoprendosi intorno la vallata bella si disse “Un bel giorno ci andrò in camporella!…” Da tempo smaniava quel monte iracondo e alberi e massi mandava nel fondo. La gente sapeva di questi “traslochi”, di lui si diceva: ” ‘Sto monte …va in tòchi !” E Tòc fu chiamata l’inquieta montagna ” Neanca ‘e cavre e a sù più no ‘e magna!” Nessuno mai non ebbe il sentore più vago che in quella vallata facessero un lago. Invero nessuno, a parte un cretino, poteva pensare di farci un bacino. Qualcuno si mosse, tentò di spiegare che un lago col Toc non era un affare. “Sa, quella montagna, non vuole star ferma, mi creda è una “lagna”! ne chieda conferma. È velleitaria, rivoluzionaria, ci pianta una grana, le dico, è una frana!…” “Faremo la diga! lo abbiamo deciso, la gente del luogo ne avrà preavviso.” ” Mi creda, siòr… No sè ostruzionismo!… (Eh eh…) Suvvia, signore…! Un po’ di SADE…ismo !” È nato il bacino in quella vallata, la gente ha paura si sa condannata. Si chiudon le porte si tiran le tende sul lago di morte che lento si estende. Ma il Toc ha deciso di andarsene a spasso, non dà preavviso e scende da basso… E a notte nel lago si fa un pediluvio E su Longarone si avventa il diluvio. È un’onda tremenda che oscura le stelle, tre oceani insieme che il globo si espelle. Distrugge ogni casa le bestie, la gente Fa “tabula rasa” non resta più niente. Vajont, Longarone, duemila e più morti, sei anni d’inchiesta, controlli, rapporti, dossier d’istruttoria, e per ogni perizia c’è il suo promemoria: “Si vuole Giustizia!” Illustri togati e “Azzeccagarbugli” decidon che “Onde evitar tafferugli, si spostino altrove imputati e processo, lontano da dove il fatto è successo.” Accusa e difesa… Tre mesi di udienza e al mondo in attesa si dà la sentenza. Trecento cartelle per dir suppergiù : “È acqua passata, … non macina più ! ” Ma sopra una tomba lassù a Fortogna, son scritte sul marmo diciotto parole che gridano al mondo la nostra vergogna : “Barbaramente e vilmente trucidati per leggerezza e cupidigia umana, attendono invano giustizia per l’infame colpa. – Eccidio premeditato -”

Informazioni

Longarone è un comune della provincia di Belluno, tristemente noto perché completamente distrutto dal disastro del Vajont. Una strage causata da una frana staccatasi dal Monte Toc, e precipitata nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont, provocando un’onda che scavalcò la diga e travolse il paese sottostante, distruggendolo e provocando 1.910 morti.

Indicazioni bibliografiche

Chieirici B., Lumini D.LP, La ballata di Longarone, Cetra, 1969

Fonte: ” ildeposito.org ”

Giorgio Bertuzzi Campreciós

Sistemista informatico nel campo delle telecomunicazioni, ho un passato fiorente in aziende come Italtel, Sirti, WIND e Fastweb. Mi diletto anche, per pura passione, nel realizzare siti web. Sono un appassionato motociclista, adoro lavorare il legno e adoro scrivere articoli, ed ogni tanto mi innamoro nel rileggerli.

One thought on “La ballata di Longarone

  1. Bella ballata. Complimenti all’autore. E’ stato un disastro immenso che ha lasciato ‘morti’ i morti, ma che ha ferito a morte anche i vivi. Io non ero nata, ma questo disastro rimane ancora dolorosamente ‘vivo’ anche oggi – qui in Veneto – e forse anche nell’Italia intera.

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